Siracusa. Vertenza ex Cogesi, trattative fallite e lavoratori lasciati nell’incertezza: la protesta sfocia in “aut aut”

di Redazione

“A pagare il prezzo più alto sono sempre le tute blu, le braccia che tengono in piedi il sistema, e le loro famiglie”: le trattative con le aziende dell'indotto si chiudono senza risultati concreti e il futuro occupazionale resta appeso a un filo. Lunedì i lavoratori si mobilitano davanti alle portinerie Nord e Sud del polo industriale per chiedere garanzie, impegni verificabili e risposte che non possono più essere rinviate

Ancora in alto mare, intrappolate nelle sabbie mobili di un confronto che sa di muro di gomma. La vertenza dei lavoratori ex Cogesi si arena nuovamente, lasciando sul campo un deserto di garanzie e un futuro occupazionale che definire incerto è un eufemismo.

Nell’ultima settimana, i tavoli di fuoco tra i sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL e le aziende dell’indotto si sono infranti contro il muro della fumata nera: nessun risultato concreto, nessuna prospettiva.

Il conto alla rovescia, adesso, si sposta direttamente sull’asfalto. Lunedì mattina le portinerie Nord e Sud del polo industriale si trasformeranno nel termometro di una rabbia che non può più essere ignorata.

Il cortocircuito economico scuote il polo aretusano

La situazione ha varcato i confini della vertenza aziendale per trasformarsi nell’ennesimo, assordante sintomo di una crisi sistemica che morde il territorio. L’area industriale di Siracusa mostra drammaticamente tutta la sua fragilità strutturale, incapace di riassorbire le maestranze rimaste escluse dai cicli produttivi. Non si tratta più soltanto di gestire singoli esuberi o di contare i danni di un indotto in apnea: siamo di fronte a un cortocircuito economico e sociale che non ammette più pannicelli caldi o timidi investimenti isolati.

A denunciare con forza lo stallo è intervenuta anche la politica locale, con la Federazione provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra – AVS, firmata dal segretario provinciale Sebastiano Zappulla, che ha espresso netta solidarietà alla mobilitazione. Dalla nota emerge un quadro impietoso: l’assenza totale di risposte certe lascia i lavoratori e le rispettive famiglie sospesi nel limbo di una profonda insicurezza, privati persino della prospettiva di un reddito dignitoso.

“Basta scaricare il prezzo della crisi sui lavoratori”

Il copione è tristemente noto, ma la misura è colma. A pagare il prezzo più alto di strategie industriali opache e di una carenza cronica di programmazione sono sempre gli stessi: le tute blu, le braccia che tengono in piedi il sistema, e le loro famiglie.

Gli incontri ravvicinati delle ultime settimane con le aziende dell’indotto non hanno prodotto alcuna chiave di sblocco, trasformando la trattativa in un lungo monologo senza sbocchi. È proprio da questo stallo che nasce il sit-in di lunedì davanti ai varchi Nord e Sud del polo: non una semplice protesta rituale, ma un vero e proprio aut aut lanciato alle aziende e alle istituzioni per ribadire che il lavoro non può più essere ridotto a merce di scambio e che la tutela dell’occupazione deve tornare a rappresentare un pilastro assolutamente irrinunciabile.

La vertenza ex Cogesi diventa così il banco di prova definitivo per l’intero sistema industriale siracusano. La domanda, ora, passa dritta nelle mani dei vertici aziendali e della politica: si continuerà a navigare a vista sulla pelle dei lavoratori, o si aprirà finalmente lo spazio per una strategia industriale seria, trasparente e strutturale? Lunedì, davanti alle portinerie del petrolchimico, comincia un’altra partita. E stavolta il tempo dei rinvii è ufficialmente scaduto.

25 Ottobre 2026 | 11:29
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