Un anno dopo la sua scomparsa, Siracusa ha reso omaggio a Ivan Lo Bello, una delle figure più autorevoli dell’imprenditoria siciliana e nazionale. Nella sala di Palazzo Vermexio si è svolto ieri pomeriggio l’incontro dal titolo «Un’altra idea di Sicilia, un anno senza Ivan Lo Bello», promosso dall’Associazione Mediterranea, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’economia, della cultura e dell’informazione per riflettere sull’eredità lasciata dall’ex presidente di Confindustria Sicilia.
L’iniziativa non è stata soltanto un momento commemorativo. Attraverso testimonianze personali, ricordi e analisi del presente, il convegno ha ripercorso la visione di Lo Bello, il suo impegno contro il racket e la mafia, la sua idea di sviluppo fondata sulla legalità e la sua capacità di immaginare una Sicilia diversa da quella raccontata dagli stereotipi. Tra gli interventi più intensi quello del giornalista Felice Cavallaro, che ha accostato idealmente la figura di Lo Bello a quella di Piersanti Mattarella, ricordando il comune tentativo di cambiare profondamente la Sicilia.

«Ricordare Ivan Lo Bello significa ricordare un uomo perbene che voleva cambiare le cose in Sicilia», ha affermato Cavallaro. «Facendo un salto nella storia, possiamo associarlo anche a Piersanti Mattarella, che voleva una Sicilia con le carte in regola. Ci sono uomini che hanno provato a cambiare questa terra e Lo Bello ci ha provato con determinazione, insieme a commercianti e imprenditori che hanno detto no al racket e no alla mafia». Cavallaro ha sottolineato come la battaglia per la legalità non sia mai stata un percorso semplice, ricordando anche le contraddizioni che talvolta emergono all’interno dello stesso mondo dell’antimafia. «Ivan Lo Bello ha cercato di evitare i luoghi comuni e le strumentalizzazioni, ha provato a salvare la Sicilia nel modo giusto. È stato travolto da vicende giudiziarie che non lo hanno coinvolto direttamente, ma che lo hanno profondamente amareggiato. Anche per questo oggi è importante non dimenticarlo».

Particolarmente sentito anche l’intervento di Alessandro Profumo, che ha ricordato il rapporto umano e professionale costruito negli anni di collaborazione nel sistema bancario. «Ivan Lo Bello è stato un caro amico che ho conosciuto sul lavoro», ha raccontato. «Abbiamo collaborato per diversi anni nell’ambito di Unicredit. Per me è stato fondamentale sia nel ruolo di presidente del Banco di Sicilia sia sul piano personale. Era una persona con cui mi confrontavo continuamente, soprattutto sul ruolo dei corpi intermedi nell’evoluzione della nostra comunità». Profumo ha evidenziato l’impronta lasciata da Lo Bello sul territorio siciliano e sul Mezzogiorno. «Ha inciso profondamente sulla vita di questa parte del Paese, che per me è importante non soltanto professionalmente ma anche sul piano affettivo, perché qui sono cresciuto».

A ricordare la capacità visionaria dell’imprenditore siracusano è stato invece Gian Piero Reale, che ha ringraziato gli organizzatori per aver promosso un momento di riflessione destinato ad andare oltre il semplice ricordo. «Ivan lascia una grande visione», ha dichiarato. «La sua lucidità era straordinaria. Con il Master Plan aveva immaginato ventisei anni fa quella che sarebbe diventata la Siracusa di oggi. Aveva intuito il valore della cultura come motore di sviluppo e con l’Ortigia Festival contribuì a elevare il livello dell’offerta culturale cittadina, anticipando percorsi che sarebbero diventati centrali negli anni successivi». Reale ha ricordato come Lo Bello avesse affrontato con largo anticipo temi oggi al centro del dibattito pubblico. «Parlava di emergenza ambientale e di immigrazione quando ancora questi argomenti non occupavano le prime pagine dei giornali. Lascia una visione moderna del mondo e soprattutto un messaggio che resta attualissimo: la lotta al pizzo».
Proprio il contrasto alle estorsioni è stato indicato come uno degli elementi più significativi della sua eredità. Reale ha richiamato una delle affermazioni che Lo Bello ripeteva più spesso: «Chi paga il pizzo finanzia chi ha ucciso Falcone, Borsellino e Libero Grassi». Un principio che, a distanza di anni, conserva intatta la propria forza e che, secondo i relatori, impone di mantenere alta l’attenzione contro ogni forma di condizionamento mafioso dell’economia.
Nel corso dell’incontro è intervenuto il sindaco di Siracusa Francesco Italia e Paolo Valentino, contribuendo a delineare il profilo di un uomo che ha rappresentato per molti una delle espressioni migliori della Sicilia contemporanea: quella che crede nella cultura d’impresa, nella responsabilità civile e nella possibilità di costruire sviluppo senza compromessi con l’illegalità. A un anno dalla scomparsa, il ricordo di Ivan Lo Bello continua così a intrecciarsi con l’idea di una Sicilia moderna, aperta e competitiva. Un’eredità che i partecipanti all’incontro hanno indicato come un patrimonio da custodire e rilanciare, affinché la battaglia per la legalità e per il riscatto dell’Isola non resti soltanto una pagina di memoria, ma continui a tradursi in impegno concreto per il futuro.
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