Il procedimento penale legato ad un incidente mortale avvenuto l’11 gennaio dello scorso anno in viale Scala Greca si è chiuso con un patteggiamento davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare.
Nel sinistro stradale, in cui perse la vita a una donna di 75 anni, per il conducente dell’autocarro coinvolto è stata ridefinita la posizione processuale con una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa. Disposta anche la sospensione della patente per due anni.
Una chiusura giudiziaria che pone fine a una vicenda segnata da dolore e da una ricostruzione tecnica complessa, nella quale ogni dettaglio della dinamica è stato passato al vaglio degli esperti.
La ricostruzione del drammatico incidente
Quel tragico pomeriggio, intorno alle 15:30, la donna stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, nei pressi di largo De Melio. In quel momento sopraggiungeva l’autocarro diretto verso via Necropoli Grotticelle, che la investì mentre si trovava regolarmente sul passaggio pedonale. L’impatto fu estremamente violento. Nonostante il rapido intervento dei soccorsi e il trasporto all’ospedale Umberto I di Siracusa, le ferite riportate si rivelarono troppo gravi e la donna morì poche ore dopo il ricovero.
Nel fascicolo ha assunto un peso determinante la consulenza cinematica affidata all’ingegnere Emanuele Magro, chiamata a chiarire la dinamica dell’investimento e le condizioni operative al momento dell’urto. La perizia ha escluso profili di responsabilità a carico della vittima, ricostruendo invece una serie di fattori ambientali che avrebbero inciso sulla percezione del conducente. Tra questi, un improvviso e marcato fenomeno di abbagliamento, causato dal passaggio repentino tra zone d’ombra e luce intensa, avrebbe ridotto drasticamente la visibilità proprio nei secondi cruciali. A ciò si aggiunge il naturale tempo di adattamento dell’occhio umano, che può richiedere diversi secondi prima di tornare a una visione nitida, rendendo di fatto difficile distinguere la presenza del pedone in quell’istante.
L’analisi tecnica ha inoltre evidenziato ulteriori fattori che avrebbero impattato sulla percezione visiva, come la conformazione ampia del parabrezza del mezzo pesante e l’uso di lenti correttive da parte dell’autista, condizioni che avrebbero potuto amplificare l’effetto di “zona cieca”.
Le indagini hanno escluso qualsiasi distrazione legata all’utilizzo di telefoni o dispositivi elettronici. Anche le manovre effettuate nell’immediatezza dell’impatto, tra sterzate improvvise e cambi di marcia nel tentativo di evitare l’investimento, sono state ritenute compatibili con uno stato di attenzione attiva, seppur compromesso da una condizione visiva improvvisamente critica.
Il giudice, pur riconoscendo la responsabilità dell’automobilista per non aver adeguato la guida alle condizioni ambientali particolarmente insidiose, ha valutato la violazione come non di particolare gravità, accogliendo quindi il patteggiamento e disponendo la sospensione condizionale della pena.
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