La polemica sul cosiddetto cavallo corinzio installato nell’aiuola di piazzale Marconi induce, obbliga direi, a dirla tutta su questa vicenda.
Va detto innanzitutto che si tratta di una riproduzione del Cavalluccio bronzeo di tradizione corinzia tardo-geometrica, esposto in una sala del Museo archeologico “Paolo Orsi”, che proviene da uno scavo condotto dal Cavallari nell’area della necropoli del Fusco. Per di più è una riproduzione che “sporca” l’originale” al quale s’ispira.
L’originale, come l’ha definito a suo tempo l’archeologo Fabio Caruso, “è una miniatura” in bronzo. Ed è realizzato secondo l’arte, la cultura, la sensibilità, del tempo in cui è stato realizzato. Gonfiato così com’è stato gonfiato, plasmato in resina epossidica, installato in un luogo che è tutto tranne che la sede deputata per opere del genere, certo che diventa quel “culone” di pessimo gusto, come lo ha sagacemente, giustamente, bollato Aldo Formosa. Proprio oggettivamente. A prescindere dalle valutazioni che ciascuno può farne, ed esprimerne, secondo il proprio gusto e la propria opinione.
Siracusa. Ormai fa proprio pena quel ‘culone’ abbandonato
L’originale, a buona ragione, è stato eretto a suo tempo, per scelta e decisione del soprintendente emerito Giuseppe Voza, a simbolo del museo “Paolo Orsi”, fin dal tempo della sua apertura.
Questo “cavallo gonfiato” è invece un oltraggio a quell’originale, a quel simbolo. E chi se n’è fatto, non si sa a che titolo, promotore non ha certo compiuto quel che si dice una “cosa buona e giusta”. Anzi ha compiuto un oltraggio alla Città, alla sua storia, alla sua cultura, alla sua arte. Per di più coi soldi del Comune e spacciando il tutto come una donazione di privati alla Città. E costui si permette pure di pontificare, polemizzare, lanciare strali? Ma il senso del limite si è proprio smarrito in questa città?
Tutto ciò è ancor più grave in quanto se n’è reso protagonista un personaggio (questo tal Rosano che si è infilato onnipresente fra le pieghe delle cronache) ed è, ahinoi, rappresentante di un’associazione di importanti operatori di un importante settore della nostra economia, qual è il turismo.
Signori, quando si rappresenta una categoria si ha innanzitutto un obbligo: la misura, il buon senso. Tanto più quando si tratta di una categoria che gestisce il primo impatto della città con il turista. E qui la misura e il buon senso si sono proprio persi.
Però, a questo punto, dobbiamo proprio dirla tutta. Proprio per rispetto dei nostri lettori. I quali hanno diritto a una corretta (e completa) informazione. A prescindere dagli scontri interpersonali. Dei quali a loro, come dicono gli amici romani, “nun gliene po’ frega’ de meno”. E per dirla tutta bisogna anche ricordare che questa installazione è stata spacciata per una donazione alla Città. Ma è stata realizzata con i 38mila euro che il Comune ha fornito a questo signore che oggi polemizza. Con il connivente silenzio dell’allora vicesindaco, oggi sindaco, nonché finanziatore di questo “pasticciaccio brutto”, come diceva Carlo Emilio Gadda, che poi è stato spacciato per una donazione alla città.
E allora va ricordato pure che questa vicenda ha un altro coprotagonista: proprio l’attuale sindaco Italia. Il quale, al tempo della installazione, era vicesindaco e assessore alla Cultura e al Turismo e candidato sindaco, e si è fatto fotografare con questo signore che oggi polemizza autodefinitosi donatore, proprio alla vigilia delle elezioni: qualche giorno prima delle elezioni. Avallando col silenzio sorridente l’appropriazione dei fondi da parte di questo signore che ha poi spacciato “il pasticciaccio brutto” come donazione alla Città. Coi soldi della Città.
Ma abbiamo proprio perso il senso del limite, della misura, del decoro? Almeno chi rappresenta una categoria questa caratteristica non deve mai smarrirla. Mai.
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