Nuovo caso destinato ad alimentare le proteste sulla situazione della sanità pubblica nel Siracusano.
Stavolta al centro delle polemiche ci sono i tempi d’attesa per una risonanza magnetica all’ospedale di Avola, dove un cittadino di Portopalo si è visto assegnare un appuntamento a distanza di oltre sei mesi dalla prenotazione. Una situazione che ha provocato amarezza e indignazione nel 78enne Paolo Caruso, pensionato molto noto nel comune più a sud della provincia, che ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza denunciando le difficoltà che quotidianamente affrontano centinaia di utenti del sistema sanitario locale.
L’esame diagnostico richiesto dal medico potrà infatti essere effettuato soltanto il prossimo 24 novembre. Una data considerata inaccettabile dall’anziano portopalese, che punta il dito contro un sistema sanitario ritenuto sempre più incapace di garantire risposte rapide ai cittadini, soprattutto nelle aree periferiche del territorio aretuseo. «Aspettare oltre mezzo anno per una risonanza magnetica è qualcosa di assurdo – avrebbe spiegato con amarezza –. Ci si domanda come possano sentirsi tutelate le persone che convivono con problemi di salute importanti o con patologie che necessitano di controlli tempestivi. In queste condizioni il rischio è che il quadro clinico peggiori prima ancora di riuscire ad effettuare gli esami».
Caruso, conosciuto a Portopalo anche per il suo passato nell’ambito amministrativo, politico e sportivo, parla di una sanità sempre più distante dalle esigenze reali della collettività. Negli anni ha ricoperto diversi incarichi nella vita pubblica locale ed è stato dirigente della squadra di calcio cittadina tra gli anni Ottanta e Novanta. Secondo il pensionato, il problema non riguarda soltanto il suo caso personale ma rappresenta ormai una condizione diffusa in tutto il sud della provincia di Siracusa, dove ottenere visite specialistiche o esami diagnostici in tempi ragionevoli sta diventando sempre più complicato.
L’uomo racconta di aver tentato di ottenere chiarimenti dopo la prenotazione, senza però ricevere soluzioni alternative. L’unica possibilità concreta per abbreviare i tempi, sottolinea, sarebbe quella di rivolgersi alle strutture private, affrontando però costi spesso proibitivi per molte famiglie. «Di fatto – sostiene – chi non può permettersi di pagare deve soltanto aspettare e sperare che nel frattempo le proprie condizioni non peggiorino. È il segnale di un territorio lasciato indietro, dove il diritto alla salute sembra diventato un privilegio».
La vicenda riaccende così il dibattito sulle liste d’attesa nella sanità siracusana, tema che nelle ultime settimane ha già fatto discutere per altri casi analoghi. Solo recentemente, infatti, un cittadino della provincia si era visto fissare una visita specialistica all’ambulatorio di endoscopia dell’ospedale Umberto I di Siracusa addirittura per agosto del 2027, con un’attesa superiore ai quindici mesi.
Episodi che continuano ad alimentare rabbia e sfiducia tra i cittadini, sempre più convinti che il sistema sanitario pubblico locale stia attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni.