Non è solo una questione di temperature troppo basse. È una vicenda che parla di diritti negati, di indifferenza amministrativa e di una comunità sportiva lasciata sola ad affrontare disagi che, con il passare dei mesi, sono diventati insostenibili.
Al centro della denuncia c’è la piscina comunale della Cittadella dello Sport, da tempo oggetto di segnalazioni rimaste, a quanto pare, senza risposte concrete. A farsi portavoce del malcontento è una dottoressa, neuropsichiatra infantile e atleta con disabilità, che ha deciso di mettere nero su bianco una situazione condivisa da tanti: bambini, agonisti e persone fragili che quotidianamente frequentano la struttura. Una realtà che, invece di rappresentare un punto di riferimento per la crescita e il benessere, si è trasformata in un luogo di disagio.
Durante gran parte della stagione invernale, infatti, la temperatura dell’acqua della piscina sarebbe rimasta ben al di sotto dei livelli accettabili. Non un semplice fastidio, ma un vero e proprio ostacolo fisico. Per i più piccoli significa esporsi a rischi per la salute e perdere entusiasmo verso lo sport; per gli atleti agonisti, tra cui pallanuotisti impegnati a rappresentare la città, equivale a compromettere mesi di preparazione; per le persone con disabilità, infine, vuol dire vedersi sottrarre uno spazio fondamentale di libertà e riabilitazione.
L’acqua, per chi convive con limitazioni motorie, non è soltanto un elemento: è un ambiente in cui il corpo ritrova equilibrio, in cui la gravità pesa meno e i movimenti tornano possibili. Quando però quella stessa acqua diventa fredda e inaccessibile, il beneficio si trasforma in barriera. E con esso, anche il diritto alla pratica sportiva rischia di essere negato. Nonostante le numerose segnalazioni rivolte agli enti competenti e alla gestione comunale, la risposta – denunciano gli utenti – sarebbe stata il silenzio. Una mancanza di interventi che pesa ancora di più se si considera l’importanza della struttura, spesso definita un fiore all’occhiello cittadino.
Entrare in piscina, raccontano gli atleti, è diventato un momento di frustrazione: si arriva pronti ad allenarsi, dopo aver organizzato impegni e sacrifici, e ci si trova davanti a condizioni proibitive. Una sorta di “muro di ghiaccio” che scoraggia, limita e, in alcuni casi, costringe a rinunciare. Il paradosso appare evidente: in una città profondamente legata al mare e allo sport, una struttura pubblica così rilevante finisce per incepparsi su problemi gestionali che sembrano non trovare soluzione. Intanto il tempo passa, l’inverno è ormai alle spalle, ma – secondo quanto denunciato – nulla sarebbe cambiato.
A finire sotto accusa è anche l’azione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Italia, ritenuta da molti utenti disattenta rispetto alle esigenze quotidiane dei cittadini e, in particolare, di chi vive lo sport come diritto e non come semplice attività accessoria.
Una situazione che solleva interrogativi sulla gestione complessiva delle strutture e sulla reale considerazione dello sport come servizio essenziale per la comunità.
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