Biondini e Italia al fulmicotone

Siracusa. Piano sosta, lo scontro che divide la città: quando la protesta diventa un’accusa alla democrazia

di Redazione

Duro affondo del Comitato Ortigia Resistente dopo le parole del sindaco Italia: «Delegittimare le firme dei cittadini significa colpire la partecipazione dal basso»

Francesco Italia e Davide Biondini

Lo strappo, questa volta, appare profondo. E rischia di lasciare segni difficili da ricucire nel rapporto tra Palazzo Vermexio e una parte consistente della cittadinanza. Le recenti dichiarazioni del sindaco Francesco Italia sul Piano della sosta, e in particolare sulla raccolta firme promossa dal Comitato Ortigia Resistente, hanno acceso uno scontro che va ben oltre il merito tecnico del provvedimento, trasformandosi in un confronto sul significato stesso di partecipazione democratica.

A intervenire con toni netti è Davide Biondini, portavoce del Comitato, che respinge con forza la definizione di ‘ignobile’ attribuita dal primo cittadino all’iniziativa popolare. «Non si tratta soltanto di un attacco a un gruppo di cittadini organizzati – afferma – ma di una delegittimazione complessiva di qualsiasi forma di coinvolgimento civico che nasca dal basso». Una presa di posizione che, secondo il Comitato, apre un precedente inquietante: se una raccolta firme viene bollata come sospetta o moralmente riprovevole, allora lo stesso giudizio potrebbe estendersi a petizioni, istanze collettive, referendum e persino alle firme necessarie per presentare liste e candidati alle elezioni.

Il ragionamento, sottolinea Biondini, conduce a una visione riduttiva della democrazia, nella quale il cittadino è chiamato a esprimersi solo nel momento del voto e poi a rimanere in silenzio. «Un’idea singolare – osserva – che contrasta con i principi della partecipazione attiva e del controllo civico».

Ancora più pesante, per il Comitato, è l’ombra gettata dal sindaco sull’uso delle firme, descritte come uno strumento per costruire presunti ‘database’ in vista di futuri consensi politici. Un’accusa definita grave e priva di riscontri, che rischia di trasformare il dissenso in una colpa e l’impegno civico in un atto da guardare con sospetto. «Il Comitato non è un soggetto politico, non ha mai presentato candidati né chiesto voti – ribadisce Biondini –. Se informare, discutere e criticare un atto amministrativo diventa campagna elettorale, allora siamo di fronte a un paradosso, soprattutto se l’accusa arriva da chi è in scena politica da oltre un decennio».

Non meno controversa è l’affermazione secondo cui i cittadini non sarebbero in grado di comprendere documenti tecnici complessi e, dunque, firmerebbero senza piena consapevolezza. Una tesi che il Comitato giudica offensiva e imbarazzante, soprattutto se pronunciata da chi ha il compito istituzionale di garantire trasparenza, accessibilità degli atti e chiarezza nelle decisioni pubbliche. «Tradotto – insiste il portavoce – significa ritenere i cittadini troppo ignoranti per capire scelte che incidono direttamente sulla loro vita quotidiana».

Il Comitato rivendica, al contrario, il ruolo svolto proprio nella diffusione delle informazioni. Senza il lavoro di ricerca, lettura e divulgazione degli atti amministrativi, ricordano, il Piano della sosta approvato in linea tecnica con la determina n. 6889 del 23 dicembre 2025 sarebbe rimasto di fatto sconosciuto alla città. «Altro che follie – affermano – la consapevolezza nasce dal controllo civico, non dai comunicati autocelebrativi».

Da qui la decisione di andare avanti sulla stessa strada: continuare a scovare gli atti, renderli pubblici, spiegarli e favorire un dibattito informato. E torna anche l’invito, già formalizzato via Pec all’Amministrazione, a un confronto pubblico e aperto con i cittadini, senza mediazioni, per illustrare numeri, criteri e obiettivi del Piano della sosta. Un confronto, precisano, «senza slogan, senza spostare il discorso su altri piani e senza accuse infondate».

La conclusione è affidata a una riflessione che va oltre il caso specifico: «Se informarsi è considerato ignobile, se firmare è ignobile e se dissentire è ignobile – afferma il Comitato – allora forse il problema non sono i cittadini. Forse è l’idea di democrazia che qualcuno ha in testa». Un’accusa pesante, che segna una frattura politica e culturale destinata a far discutere ancora a lungo.

30 Gennaio 2026 | 10:36
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