Il Piano della Sosta per Ortigia, approvato in linea tecnica il 23 dicembre 2025, continua a sollevare interrogativi. A porli è il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, che contesta l’assenza di dati verificabili a supporto delle analisi tecniche richiamate dall’Amministrazione comunale.
Negli ultimi giorni il sindaco Francesco Italia e l’assessore alla Mobilità Vincenzo Pantano hanno ribadito che il Piano sarebbe il risultato di studi complessi elaborati da consulenti esterni specializzati. Tuttavia, secondo il Comitato, tali studi non sono mai stati messi a disposizione dei cittadini, nonostante ripetute richieste formali di accesso agli atti.
«Abbiamo chiesto di poter visionare gli studi, i dataset di base, i criteri di campionamento e le elaborazioni tecniche su cui il Piano dichiara di fondarsi», afferma il portavoce Davide Biondini. «Non per curiosità, ma perché da quei numeri dipendono restrizioni, costi e disagi per migliaia di persone».
Negli ultimi sei mesi il Comitato ha presentato tre istanze di accesso agli atti, l’ultima il 3 gennaio 2026. In particolare è stato richiesto di conoscere i dati alla base del valore di 850 autovetture, indicato nel Piano (pagina 42) come worst case scenario della domanda di sosta in Ortigia. Con risposta del 3 febbraio 2026, il Settore Mobilità e Trasporti avrebbe fornito solo descrizioni generiche della metodologia, senza allegare i dati richiesti.
Secondo il Comitato, in assenza di dati grezzi, assunzioni esplicite e passaggi di calcolo, il numero su cui si regge l’intero Piano non risulta verificabile. Inoltre, la metodologia dichiarata si baserebbe su una rilevazione limitata a tre fasce orarie, l’ultima delle quali si ferma alle 19:00, escludendo la fascia di maggiore rientro serale dei residenti. L’analisi risalirebbe inoltre a maggio 2022, periodo intermedio della stagione turistica, senza considerare la stagionalità.
Resterebbero poi irrisolti diversi aspetti ritenuti centrali: la domanda di sosta degli extra residenti nelle ore serali, l’effetto di spostamento dei veicoli verso le aree limitrofe e la sproporzione tra il numero di pass rilasciati e gli stalli effettivamente disponibili. Elementi che, secondo il Comitato, rischiano di aggravare congestione, traffico di ricerca e tensioni sociali tra residenti, lavoratori e operatori economici.
«Se i numeri descrivono una città che non esiste – conclude Biondini – il problema non è la città, ma l’assenza di dati trasparenti. La mobilità non si governa con slogan, ma con scelte fondate e responsabilità chiare».
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