Il confronto sul nuovo Piano della sosta entra nel vivo e, dopo giorni di critiche e polemiche, l’assessore comunale alla Mobilità e ai Trasporti, Vincenzo Pantano, interviene per chiarire la posizione dell’Amministrazione e rimettere al centro del dibattito alcuni elementi che, a suo avviso, vengono sistematicamente ignorati o distorti.
Pantano parte da un punto che ritiene essenziale: il metodo. «Il confronto pubblico è necessario e persino salutare, sottolinea, ma smette di essere utile quando si fonda su numeri errati o su una lettura frammentaria delle politiche urbane». Da qui la necessità, secondo l’assessore, di fare chiarezza sui dati relativi al parco veicolare cittadino, finiti al centro delle contestazioni.
Nessuna confusione, né tantomeno la volontà di dipingere uno scenario ingestibile. Il riferimento agli oltre 85 mila veicoli immatricolati a Siracusa, che diventano circa 90 mila considerando motoveicoli e flussi intercomunali stabili, serve a fotografare il contesto strutturale in cui si muove la città. Non si tratta, precisa, di sostenere che tutte le auto circolino contemporaneamente, ma di evidenziare il rapporto complessivo tra spazio pubblico disponibile, funzioni attrattive e abitudini di mobilità consolidate.
È proprio da questa consapevolezza che nasce il nuovo Piano della sosta, pensato per superare un modello che per decenni ha consentito l’occupazione indiscriminata dello spazio pubblico, senza differenze tra residenti, lavoratori, pendolari o visitatori. «Per la prima volta – afferma l’assessore – si introduce una gerarchia d’uso dello spazio urbano. È l’unico modo per renderlo governabile e per tutelare davvero chi vive la città ogni giorno».
Pantano respinge anche l’accusa di un Piano privo di visione sulla domanda reale di sosta. Al contrario, la distinzione tra ambiti, sosta breve e lunga, rotazione, tutela dei residenti e collegamento con i parcheggi scambiatori rappresenta, secondo l’Amministrazione, una risposta concreta ai flussi effettivi e non a modelli astratti. I parcheggi di via Elorina e via Von Platen, chiarisce, non sono mai stati presentati come la soluzione definitiva, ma come una componente di una strategia più ampia, destinata a evolversi e migliorare.
Sul tema dei pass, altro punto caldo del dibattito, l’assessore parla di una revisione necessaria e non di un taglio arbitrario. L’obiettivo dichiarato è semplificare un sistema che negli anni si è stratificato fino a perdere efficacia, aprendo la strada a sovrapposizioni e abusi. Ogni modifica, però, avverrà solo dopo un confronto con cittadini e categorie interessate, che viene definito non solo previsto ma indispensabile.
Quanto alle alternative all’auto privata, Pantano contesta l’idea che il Piano presupponga un trasporto pubblico già pienamente efficiente. «Nessuno lo ha mai sostenuto – osserva –. Il senso delle scelte è esattamente quello di far crescere il Tpl e la mobilità dolce, rendendoli progressivamente più competitivi». Un processo che, ricorda, in tutte le città europee è passato da interventi coordinati sullo spazio urbano, e non dall’attesa passiva che i servizi migliorassero da soli.
Definire piste ciclabili e navette come fattori di congestione e inquinamento viene liquidato come una semplificazione che ignora il quadro complessivo dei flussi e delle trasformazioni in corso. E altrettanto netta è la replica all’accusa di una politica “coercitiva”: «Regolare la sosta non significa punire i cittadini, ma distribuire in modo più equo una risorsa scarsa come lo spazio pubblico. Continuare a consentire la sosta indiscriminata nei principali poli attrattori non è tutela, è rinuncia a qualsiasi politica urbana».
L’assessore ribadisce infine che il Piano della sosta non è un testo intoccabile. È emendabile e aperto a miglioramenti, ma il confronto, avverte, sarà davvero utile solo se orientato a soluzioni concrete e non alla negazione del problema. «Siracusa – conclude Pantano – è davanti a una scelta chiara: continuare a subire traffico e disordine come un destino inevitabile, oppure iniziare a governarli con gradualità ma con decisione. L’Amministrazione ha scelto la seconda strada. Ed è su questo terreno, non sugli slogan, che il dialogo con la città può diventare costruttivo».

