Sedici anni e un unico pensiero fisso in mezzo al buio del mare: riuscire a prendere un pò d’aria per non soffocare. Yassa Atef Kozman Awad si trovava in un viaggio che avrebbe dovuto rappresentare una speranza, ma che si è trasformato in una trappola mortale.
Secondo la ricostruzione, il ragazzo avrebbe insistito più volte per uscire dal gavone del barcone per respirare, dove era stato costretto a rimanere. In quell’ambiente angusto e sovraffollato, ogni richiesta di salire sul ponte sarebbe stata respinta con violenza. Dopo l’ennesimo tentativo, Yassa sarebbe stato colpito selvaggiamente. Ferito e senza forze, si sarebbe trascinato nuovamente sottocoperta, cercando rifugio sotto una tavola. È lì che è stato ritrovato senza vita.
La Corte d’Assise d’Appello di Siracusa ha condannato a 21 anni di reclusione Mohamed Abdelrazek, cittadino di origine egiziana, riconosciuto responsabile dell’omicidio del giovane. L’esito dell’autopsia ha indicato come causa della morte un’insufficienza cardiorespiratoria acuta provocata da politraumi compatibili con percosse ripetute.
Il corpo del sedicenne era stato scoperto all’interno di un peschereccio arrivato a Portopalo tra la notte del 27 e il 28 luglio 2022. A bordo viaggiavano 114 persone, partite dalla Turchia e affrontando una traversata segnata da condizioni estremamente dure.
Le indagini hanno ricostruito un sistema di controllo interno all’imbarcazione, in cui alcuni scafisti gestivano la distribuzione di acqua e cibo e imponevano regole ai passeggeri. Le persone a bordo venivano separate tra coperta e stiva, con trattamenti differenti. Nei primi giorni del viaggio molti sarebbero stati costretti a restare sottocoperta. In questo contesto, Yassa avrebbe tentato più volte di uscire per respirare, fino all’ultimo tentativo interrotto dalla violenza.
La sentenza d’appello ha ribaltato il primo grado, accogliendo la richiesta della pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Salvatore Grillo, e confermando la condanna a 21 anni.
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