Siracusa. Nuova visione sulla Disabilità: confronto e formazione sulla Riforma che cambia il modello di presa in carico

di Redazione

All’Urban Center due giornate di studio tra istituzioni, esperti e terzo settore: al centro il “Progetto di Vita” come diritto esigibile e la costruzione di un sistema integrato sociosanitario

Si è svolto all’Urban Center di Siracusa un articolato momento di approfondimento dedicato alla Riforma della Disabilità, un intervento normativo che punta a superare definitivamente l’impostazione tradizionale di tipo medico-assistenziale per affermare un modello centrato sulla persona, in coerenza con i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’iniziativa, strutturata in due intense giornate formative, è stata organizzata dal CSVE (Centro Servizi Volontariato Etneo) insieme ad ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), con il sostegno istituzionale del Comune di Siracusa e il coinvolgimento di Anci Sicilia, dell’ASP territoriale, del relativo Comitato Consultivo Aziendale e dell’Ordine degli Assistenti Sociali.

Il confronto ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo sanitario, sociale e istituzionale, che hanno offerto chiavi di lettura differenti ma convergenti sulla necessità di rendere realmente operativa la nuova impostazione introdotta dalla normativa. Tra gli interventi più significativi quello del commissario straordinario dell’ASP di Siracusa, Gioacchino Iraci, che ha evidenziato l’urgenza di rafforzare il coordinamento tra servizi sanitari e sociali, considerati ancora troppo spesso separati nella gestione dei bisogni delle persone. A moderare i lavori è stato Salvo Sorbello, presidente del Comitato Consultivo Aziendale dell’ASP, che ha ribadito con forza la necessità di superare ogni forma di isolamento concettuale e organizzativo legato alla disabilità, sottolineando come la sfida attuale sia quella di costruire un sistema realmente inclusivo e integrato.

Nel corso della giornata è intervenuto anche Salvo Raffa, presidente del CSVE, che ha posto l’accento sul ruolo determinante del volontariato come componente strutturale del welfare di comunità. Il dirigente regionale Guglielmo Reale, del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali della Regione Siciliana, ha invece ripercorso i principali provvedimenti adottati a livello regionale in materia di disabilità e inclusione. Ampio spazio è stato dedicato anche alle riflessioni della Garante regionale per la disabilità Carmela Tata, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire una reale integrazione sociosanitaria e non solo dichiarata. Giuseppe Giardina e il presidente nazionale ANFFAS Roberto Speziale hanno insistito sull’importanza di costruire alleanze solide tra istituzioni, famiglie e terzo settore per affrontare le resistenze culturali al cambiamento.

Hanno inoltre portato il loro contributo Maria Concetta Storaci, in rappresentanza dell’Ordine degli Assistenti Sociali, e l’assessore comunale Marco Zappulla, evidenziando il ruolo degli enti locali nella concreta attuazione della riforma sul territorio. La parte più tecnica e specialistica del percorso formativo è stata affidata a un gruppo di esperti di rilievo nazionale: la professoressa Federica Di Cosimo, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lo psichiatra Luigi Croce del Comitato scientifico nazionale ANFFAS e l’assistente sociale Bartolomeo Fabio Pazienza della Fondazione ANFFAS di Palazzolo Acreide “Doniamo Sorrisi”.

Nel corso degli interventi è emerso con chiarezza il principio cardine della riforma: il passaggio del Progetto di Vita da misura concessa in ambito amministrativo a diritto soggettivo pienamente esigibile dalla persona con disabilità. Un cambio di paradigma che impone una revisione profonda delle modalità di presa in carico e di progettazione degli interventi. La professoressa Di Cosimo ha approfondito il tema della partecipazione attiva della persona e dei caregiver nella costruzione condivisa del progetto individuale, richiamando i riferimenti normativi contenuti negli articoli 2, 3 e 18 del decreto attuativo. È stato inoltre chiarito il ruolo centrale dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) e del budget di progetto, strumenti chiave per rendere concreto l’approccio personalizzato previsto dalla riforma, con implicazioni anche di tipo giuridico e pedagogico per gli operatori.

Un momento particolarmente operativo è stato rappresentato dal laboratorio condotto dal dottor Croce, durante il quale i partecipanti hanno sperimentato l’applicazione del modello PDV-IPP (Progetto di Vita Individuale, Personalizzato e Partecipato) previsto dal D.Lgs. 62/2024. Attraverso l’analisi di casi clinici anonimizzati, è stato possibile tradurre le valutazioni funzionali in obiettivi di vita concreti e significativi per la persona, secondo il paradigma degli outcomes personali elaborato da Schalock.

Le attività hanno incluso simulazioni di ascolto attivo e percorsi di co-progettazione con la persona e la famiglia, valorizzando le tre dimensioni fondamentali del modello: analisi del funzionamento individuale, definizione personalizzata degli obiettivi di vita e partecipazione diretta della persona insieme alla propria rete di supporto. La prima giornata si è conclusa con la definizione preliminare del profilo di intensità dei sostegni e l’individuazione delle principali aree di intervento.

La seconda giornata è stata invece dedicata ad un approfondimento di carattere giuridico e organizzativo, con particolare attenzione alla co-progettazione prevista dall’articolo 55 del D.Lgs. 117/2017 e all’introduzione del Budget di Progetto previsto dal D.Lgs. 62/2024. Il confronto si è concentrato sul concetto di “matching effort”, inteso come strumento di governance condivisa tra persona, famiglia, pubblica amministrazione ed enti del Terzo Settore, in un’ottica di corresponsabilità e integrazione delle risorse.

16 Maggio 2026 | 19:23
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