Siracusa. Morto in carcere a Brucoli, ombre e interrogativi: la Procura apre un fascicolo

di Redazione

Disposta l’autopsia sul corpo di Francesco Capria, 41 anni. Familiari e legale chiedono chiarezza: mercoledì l’incarico al medico legale, indagine contro ignoti

Non si ferma il fronte dei dubbi e delle richieste di verità attorno alla morte improvvisa di un detenuto nel carcere di Brucoli. La Procura di Siracusa ha avviato un’inchiesta per fare luce sul decesso di Francesco Capria, 41 anni, originario di Messina, spirato mentre si trovava ristretto nella struttura penitenziaria dove stava scontando una pena. Una vicenda che, sin dalle prime ore successive alla notizia, ha sollevato interrogativi e alimentato la preoccupazione dei familiari, informati dell’accaduto tramite i carabinieri. Secondo le prime indicazioni, il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiocircolatorio, ma le circostanze in cui è maturata la tragedia restano ancora da chiarire in modo definitivo.

Proprio per questo motivo, la sostituta procuratrice Violetta Leonardi ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia, passaggio ritenuto fondamentale per accertare con precisione le cause della morte. Il conferimento dell’incarico al medico legale è previsto per mercoledì, con l’esame che potrebbe svolgersi nello stesso giorno e fornire i primi elementi utili a ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo. Al momento il procedimento è stato aperto contro ignoti e non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. Tuttavia, l’inchiesta punta a verificare ogni aspetto, dalle condizioni di salute del detenuto all’eventuale assistenza ricevuta, fino ai tempi e alle modalità dei soccorsi.

Capria si trovava in carcere in attesa di un possibile trasferimento: il suo legale, l’avvocato Giuseppe Bonavita, aveva infatti presentato istanza per ottenere una misura alternativa, come il collocamento in una comunità o la detenzione domiciliare. L’udienza per discutere la richiesta non era ancora stata fissata quando è sopraggiunto il decesso, elemento che aggiunge ulteriore amarezza a una vicenda già segnata dal dolore.

Nel frattempo, a Messina, il quartiere di Bordonaro si è stretto attorno alla famiglia. Nel rione Case Gialle si è svolto un momento di raccoglimento e protesta: davanti alla chiesa del quartiere, guidati dal parroco don Di Stefano, cittadini e conoscenti si sono riuniti esponendo uno striscione con la scritta “Giustizia per Francesco”.

Parole dure sono state pronunciate durante l’iniziativa, con un appello che richiama il diritto alla dignità anche negli ultimi istanti di vita: morire lontano dagli affetti, senza il conforto dei propri cari, è stato definito un dolore inaccettabile. Un sentimento che oggi si traduce in una richiesta chiara: conoscere la verità su quanto accaduto dentro quelle mura.

23 Marzo 2026 | 11:08
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