Siracusa. Lutto nella comunità, è morto Enzo Firullo: addio a una leggenda della scena teatrale aretusea

di Redazione

Una figura capace di unire tradizione teatrale e sensibilità civile: Siracusa perde un grande artista che per tutta la vita ha difeso il teatro, formato giovani talenti e combattuto per fare della cultura un motore di crescita per la città, trasformando il palcoscenico in un autentico spazio di aggregazione, partecipazione e riscatto

Siracusa perde una delle voci più autentiche del suo teatro. È morto Enzo Firullo, regista, attore e commediografo, artista che per decenni ha intrecciato il proprio percorso con la cultura della città, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di appassionati e giovani interpreti.

La notizia della scomparsa è stata comunicata, stamane, dalla famiglia. Firullo si è spento dopo una lunga malattia, lasciando un’eredità artistica e umana che va ben oltre le numerose esperienze vissute sulle scene. Il suo nome resta legato a un’idea di teatro inteso come passione, memoria, formazione e soprattutto come strumento capace di unire le persone.

Nato a Siracusa nel 1945, Firullo ha dedicato gran parte della propria vita alla scena e alla ricerca teatrale. Un percorso intenso, alimentato da una profonda conoscenza della tradizione e dalla capacità di attraversare generi e linguaggi differenti senza mai perdere il legame con le proprie radici.

Dal teatro dialettale, nel quale emergeva la sua naturale inclinazione alla comicità, fino ai grandi autori della drammaturgia italiana e internazionale, Firullo ha portato in scena opere e personaggi ispirati, tra gli altri, a Luigi Pirandello, Nino Martoglio, Molière ed Eduardo Scarpetta. Accanto alla dimensione più popolare e brillante, ha coltivato anche quella del teatro sacro, realizzando progetti di forte intensità identitaria ed emotiva. Tra questi, un posto particolare occupa la sacra rappresentazione “Lucia di Cristo”.

Il teatro come educazione, responsabilità e partecipazione

Ma raccontare Enzo Firullo soltanto attraverso la sua attività artistica significherebbe restituire solo una parte della sua figura. Per lui il teatro era anche educazione, responsabilità e partecipazione. Una convinzione trasformata nel tempo in un impegno concreto, rivolto soprattutto ai giovani e alla comunità.

Un passaggio fondamentale della sua storia fu la nascita del Piccolo Teatro Elvira, nel quartiere di Bosco Minniti. Un progetto maturato anche nel dolore per la perdita dell’amata moglie e compagna di vita e di arte, costruito insieme alla famiglia e alla storica Compagnia Comica che aveva contribuito a fondare e a far crescere. Quel luogo divenne molto più di un semplice spazio per gli spettacoli: una casa del teatro, un punto d’incontro e un laboratorio permanente di cultura.

Firullo era convinto che il palcoscenico potesse diventare anche uno strumento di riscatto e di inclusione. Per questo ha dedicato energie e tempo alla formazione, accompagnando tanti giovani attraverso laboratori, rassegne e percorsi teatrali nei quali non mancavano il rigore, la disciplina e il rispetto per un mestiere considerato prima di tutto una vocazione.

Promotore di crescita per la comunità

La sua cifra era riconoscibile anche fuori dalla scena: intelligenza artistica, sensibilità, discrezione e una capacità non comune di guardare oltre il presente. Cultura e territorio, nella sua visione, non erano realtà separate. Al contrario, il teatro doveva avere un ruolo concreto nella crescita della comunità e nella costruzione di nuovi spazi di bellezza e partecipazione.

In questa battaglia Firullo non è rimasto solo. Insieme ai figli Francesco e Agnese ha più volte sollecitato le istituzioni a riconoscere il valore delle compagnie teatrali siracusane e a garantire loro luoghi adeguati nei quali poter lavorare, creare e incontrare il pubblico.

È anche attraverso queste battaglie che si misura oggi la grandezza della sua eredità. Enzo Firullo lascia infatti non soltanto spettacoli, personaggi e ricordi, ma un’idea precisa di ciò che il teatro può rappresentare per una città: memoria e futuro, identità e apertura, arte e impegno civile.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della storia teatrale siracusana. Ma ciò che ha costruito continuerà a vivere nelle persone che ha formato, nelle compagnie che ha sostenuto, nei luoghi che ha contribuito a creare e in quella passione per il palcoscenico che, per tutta la vita, ha scelto di condividere con la sua comunità.

09 Agosto 2026 | 11:45
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