La vicenda dell’aeroporto Fontanarossa e delle quote siracusane nella SAC dice molto – anzi, troppo – sulla reale condizione della politica nostrana.
E ciò che emerge è sconfortante: gli esponenti politici siracusani, oggi, valgono poco o nulla.
Siracusa detiene il 25% delle azioni della società di gestione dell’aeroporto, tra Camera di Commercio ed ex Provincia regionale. Una quota non simbolica, non marginale, non decorativa. Una quota che dovrebbe garantire voce, peso, rispetto.
E invece nulla. Siracusa resta fuori dal CDA, esclusa come un ospite indesiderato a casa propria.
Ma davvero qualcuno pensa che, con uomini come Nicita, Foti, Corallo, Consiglio, Brancati, Lo Curzio o Gentile, a Palermo o a Catania avrebbero anche solo immaginato un simile sgarbo?
Neppure per scherzo. Neppure per tentare. Perché quei nomi rappresentavano autorevolezza, rispetto istituzionale, capacità di difendere il territorio.
Oggi invece no.
Oggi Siracusa è diventata terra di conquista.
E lo è grazie a una connivenza politica evidente, quasi ostentata.
Gli artefici del disarmo siracusano
A cominciare dal presidente della Provincia, Michelangelo Giansiracusa, e dal sindaco Francesco Italia, protagonisti di un silenzio complice, inaccettabile, politicamente colpevole.
A loro si aggiungono i deputati regionali di maggioranza Carlo Auteri, Riccardo Gennuso e Giuseppe Carta, anch’essi immobili, muti, disciplinati davanti agli interessi che contano—quelli degli altri.
E mentre Siracusa incassa l’ennesima umiliazione, Catania stravince.
Come al solito, verrebbe da dire.
A guidare questa vittoria — prevedibile, chirurgica, costruita nel tempo — sono Luca Sammartino e soprattutto Raffaele Lombardo, che da anni tesse la sua tela anche (e forse soprattutto) sul nostro territorio.
Un territorio dove il suo uomo — Giuseppe Carta — continua a muoversi da padrone: piazza fedelissimi ad Aretusacque, mantiene legami e leve, presidia il campo.
E ora assiste senza reagire all’esclusione di Siracusa dalla SAC.
Un’umiliazione che per noi è uno schiaffo, ma per lui evidentemente è normale amministrazione.
Siracusa senza voce, senza peso. E senza un sindaco.
È inaccettabile che il sindaco non abbia pronunciato una sola parola pubblica, né sui media né nelle sedi istituzionali.
Che non abbia difeso la città.
Che non abbia preteso rispetto.
Che non abbia usato il peso politico che ogni sindaco deve esercitare quando in gioco c’è un bene strategico per imprese, turismo, sviluppo.
In altri tempi sarebbe bastata la semplice idea di escludere Siracusa dal consiglio di amministrazione della SAC per scatenare una levata di scudi unanime.
Oggi invece prevale l’asservimento: Gennuso verso Schifani, Auteri e Carta verso Lombardo.
E Siracusa paga. Sempre.
Un copione antico, recitato mille volte
Non è una novità che la politica catanese — innegabilmente capace, determinata e strategica — utilizzi persone e enti vicini per far valere i propri interessi.
È un metodo. Una cultura politica. Una visione.
E Siracusa, ancora una volta, si presta.
Anzi: si consegna.
Lo fece già anni fa.
Quando alla guida della SAC c’era Ugo Colajanni, siracusano e presidente della nostra Camera di Commercio.
Fu sotto la sua presidenza che si costruì la nuova aerostazione.
Siracusa ebbe un ruolo, un peso, una dignità.
Oggi è rimasto solo un ricordo… e una borsa di studio intitolata al suo nome, paradossalmente destinata a studenti catanesi.
Come a ribadire chi, alla fine, trae vantaggio da tutto.
Fino a quando?
Fino a quando dovremo sopportare questo vassallaggio politico, questo inchino permanente ai poteri catanesi?
Fino a quando accetteremo che la nostra classe dirigente si comporti come se Siracusa fosse una provincia di Catania?
Quello della SAC non è un episodio tecnico, non è una questione societaria.
È lo specchio fedele di una città che ha smesso di difendersi, e di una politica locale che preferisce l’obbedienza al servizio del territorio.
Siracusa merita di più.
E soprattutto: merita chi la difende.
La storia delle quote siracusane nella SAC
- 25% delle quote SAC: Suddivise tra la Camera di Commercio (oggi confluita nella CCIAA del Sud-Est, insieme a Catania e Ragusa) e l’ex Provincia regionale di Siracusa, oggi commissariata a causa del dissesto finanziario.
- Con la nascita della Camera di Commercio del Sud-Est, il peso politico siracusano si è drasticamente ridotto, mentre quello catanese è aumentato in modo significativo.
- Parallelamente, il commissariamento dell’ex Provincia ha ulteriormente indebolito la capacità negoziale siracusana all’interno della società.
- L’effetto combinato di questi due processi ha creato le condizioni per l’attuale marginalizzazione di Siracusa negli organi decisionali della SAC, nonostante la quota rilevante.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

