Il modello Agrigento scricchiola sul nascere. E a Siracusa cresce il fascino di Mister X

di Giuseppe Bianca

Le crepe del modello Agrigento riaprono a Siracusa la domanda su un sindaco civico capace di governare senza padroni esterni

C’è un momento, in ogni progetto politico, in cui la promessa di cambiamento deve fare i conti con la realtà del governo. Ad Agrigento, quel momento sembra essere arrivato molto prima del previsto.

A poco più di tre mesi dalla vittoria elettorale, il rapporto tra il sindaco Michele Sodano e Ismaele La Vardera, figura centrale del movimento che ha sostenuto la sua candidatura, appare già segnato da tensioni e incomprensioni.

A far emergere le prime crepe è stata la vicenda del vicesindaco Giovanni Crosta, per il quale La Vardera ha chiesto le dimissioni in relazione a una questione riguardante un immobile abusivo ereditato dal padre. Sodano ha difeso il proprio vice, sostenendo di avere appreso dalla stampa della richiesta e convocando una riunione interna per affrontare il caso.

A questa vicenda si è aggiunto un altro episodio, apparentemente minore ma politicamente significativo: il botta e risposta sulla bicicletta legata a un’inferriata di Palazzo di Città. Un dettaglio che, in altri momenti, sarebbe rimasto confinato alla cronaca amministrativa e che invece è diventato il simbolo di una contrapposizione più ampia.

Il problema, infatti, non sembra essere soltanto il dissenso su singoli comportamenti o decisioni. La questione vera riguarda il rapporto tra il sindaco e il movimento che lo ha portato alla guida della città. Chi esercita realmente la responsabilità politica? Chi assume le decisioni? E soprattutto, fino a che punto un sindaco può essere autonomo rispetto a chi ne ha sostenuto l’ascesa?

Il sospetto, dunque, è che non sia ancora chiaro chi comandi davvero: il sindaco o il leader del movimento.

La lezione per Siracusa

È una domanda che riguarda Agrigento, ma che inevitabilmente si riflette anche su Siracusa, dove da tempo si discute della necessità di costruire un’alternativa all’attuale sistema amministrativo.

Il cosiddetto “modello Agrigento” non può essere replicato in modo automatico. Un progetto civico, per essere credibile, deve fondarsi su una figura realmente autonoma, non dipendente da centrali politiche, leader regionali o accordi costruiti lontano dalla città.

Il sindaco deve rispondere innanzitutto ai cittadini e alla maggioranza che lo sostiene, non a chi pretende di esercitare un controllo esterno sull’amministrazione.

La nuova Siracusa non può nascere da un semplice cambio di sigle o da un’operazione di maquillage politico. Serve una discontinuità autentica, capace di interrompere il rapporto di dipendenza da quelle stesse logiche che hanno condizionato per anni la vita amministrativa della città.

Il fascino di Mister X

È proprio in questo spazio che continua a crescere il fascino di Mister X: una figura ancora senza nome e senza volto, capace almeno sul piano teorico di raccogliere il consenso di moderati, progressisti, delusi e cittadini che hanno scelto l’astensione.

Mister X, finché resta un’ipotesi, può rappresentare tutti. Nel momento in cui dovesse scendere in campo, sarebbe però costretto a compiere scelte precise: indicare un programma, individuare il proprio elettorato e definire le alleanze.

Il suo eventuale ingresso nella competizione elettorale potrebbe maturare soltanto quando sarà evidente l’esistenza di una massa critica sufficiente a sostenere un progetto alternativo. Fino ad allora, il suo nome continuerà a circolare come una possibilità, come una domanda aperta, come il punto di convergenza di un malcontento che non ha ancora trovato una rappresentanza definita.

Mister X potrebbe muoversi sotto traccia, osservando gli umori della città, verificando disponibilità e consensi, cercando di capire se esiste davvero lo spazio per una candidatura autonoma. Non avrebbe senso uscire allo scoperto prima che il progetto sia sufficientemente maturo.

Il malcontento verso l’amministrazione Italia

Sul piano cittadino, del resto, le ragioni per interrogarsi sul futuro non mancano. L’amministrazione guidata da Francesco Italia viene giudicata dai suoi oppositori come una delle esperienze più deludenti della storia recente di Siracusa.

Una città che, secondo questa lettura, sarebbe stata ridotta a brandelli, con problemi irrisolti, servizi insufficienti e una macchina amministrativa incapace di imprimere una vera svolta.

Il mercato ittico resta uno dei simboli più evidenti delle occasioni mancate. Da anni si susseguono annunci, progetti e promesse, ma il rilancio della struttura continua a rimanere una questione irrisolta. E il mercato ittico non è soltanto un edificio da riaprire: rappresenta l’incapacità di trasformare le potenzialità della città in risultati concreti.

Naturalmente, il giudizio politico non può prescindere dai numeri. Francesco Italia è stato rieletto nel 2023 al ballottaggio con il 55,39 per cento dei voti contro Ferdinando Messina. Questo significa che il malcontento oggi evocato non può essere considerato automaticamente maggioritario.

Una parte consistente dell’elettorato ha scelto di confermare l’amministrazione uscente, e questo dato deve essere tenuto in considerazione da chiunque intenda proporre un’alternativa.

Una città da ricostruire

Proprio per questo, la costruzione della nuova Siracusa non può limitarsi alla critica dell’esistente. Servono una proposta chiara, un gruppo dirigente credibile e un programma elaborato insieme ai cittadini, non nelle segreterie e nei tavoli riservati della politica.

La priorità dovrà essere quella di ricostruire un rapporto diretto con i quartieri, con le categorie produttive, con il mondo delle professioni, con le associazioni e con le tante realtà che ogni giorno vivono i problemi della città.

Non bastano dichiarazioni generiche sull’ascolto: occorrono strumenti concreti, assemblee pubbliche, consultazioni territoriali e occasioni permanenti di confronto.

Il programma della nuova Siracusa dovrà nascere dal confronto con i cittadini e non dalle segreterie di partito, dentro un progetto civico ampio, autonomo e realmente radicato nel territorio.

Non si tratta soltanto di scegliere un candidato, ma di costruire una classe dirigente capace di assumersi responsabilità, rispettare gli impegni e rendere conto delle proprie decisioni.

Il nodo della maggioranza

Allo stesso modo, nessun candidato sindaco potrà pensare di governare senza una maggioranza consiliare autonoma e solida. La vittoria al ballottaggio, da sola, non garantisce la governabilità.

Occorre costruire una coalizione capace di sostenere il sindaco per tutta la durata del mandato, senza dipendere da stampelle esterne, trasformismi dell’ultima ora o accordi condizionati da interessi personali.

La maggioranza dovrà essere definita prima del voto, attraverso un patto politico trasparente e comprensibile agli elettori. Non potrà essere il risultato di trattative successive, di passaggi da uno schieramento all’altro o di improvvisate convergenze consiliari.

Il progetto civico dovrà quindi essere largo, radicato nei quartieri e libero da condizionamenti esterni. Dovrà mettere insieme sensibilità diverse, ma non contraddittorie rispetto a un obiettivo comune: restituire alla città una guida autorevole, competente e indipendente.

Mister X, una domanda ancora aperta

Il nome di Mister X, in questa fase, può funzionare proprio perché non è ancora legato a una sigla, a un simbolo o a una candidatura ufficiale. È una formula che consente di tenere aperto il confronto e di raccogliere aspettative differenti.

Ma la sua forza, alla fine, dipenderà dalla capacità di trasformare l’attesa in organizzazione, il malcontento in proposta e la protesta in consenso elettorale.

Il modello Agrigento, con le sue prime contraddizioni, offre dunque una lezione precisa: non basta vincere, bisogna anche essere in grado di governare. E per governare una città come Siracusa occorrono autonomia, responsabilità e una maggioranza costruita su basi trasparenti.

Mister X resta, per ora, una domanda senza risposta. Finché rimarrà un’ipotesi, potrà continuare a rappresentare tutti gli scontenti. Quando arriverà il momento di candidarsi, dovrà invece dimostrare di poter convincere gli elettori, non soltanto gli osservatori e gli ambienti politici.

 

di Giuseppe Bianca 09 Settembre 2026 | 09:19
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