A Largo della Gancia non si contano più i giorni. Si contano, piuttosto, le settimane – forse i mesi – trascorsi nell’attesa che qualcuno restituisca decoro e normalità a uno spazio pubblico trasformato in deposito permanente di materiali abbandonati. Un’area che dovrebbe rappresentare un punto di passaggio e di vivibilità per residenti e visitatori si è progressivamente convertita in ciò che molti ormai definiscono con amara ironia un “museo a cielo aperto del materiale dimenticato”.
La vicenda affonda le radici in un intervento risalente all’ottobre 2010, quando sul muraglione del lungomare di levante furono avviati lavori che, secondo quanto riferito, vennero eseguiti solo in minima parte. Da allora ponteggi montati e smontati, cantieri aperti e richiusi, promesse di completamento e nessuna conclusione definitiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: materiale lasciato sul posto, strutture temporanee divenute di fatto permanenti e circa due terzi degli stalli auto occupati impropriamente.

A sollevare nuovamente il caso è Ivan Scimonelli, capogruppo consiliare di ‘Insieme’, che negli ultimi tempi ha sollecitato ripetutamente – anche per le vie brevi – il dirigente del settore Protezione Civile affinché si procedesse alla rimozione di quanto abbandonato. Richieste rimaste, finora, senza esito concreto.
«Non si tratta di un favore personale, sottolinea Scimonelli, ma di una questione di rispetto verso la città e i cittadini. Parliamo di sicurezza, di decoro urbano e di responsabilità amministrativa». Un richiamo che punta dritto al cuore della gestione pubblica degli interventi, soprattutto quando questi vengono disposti in regime di ‘somma urgenza’, formula che dovrebbe garantire rapidità e risultati tempestivi.
Proprio questo aspetto alimenta ulteriori interrogativi. In casi del genere, i ruoli chiave – Responsabile Unico del Procedimento (RUP), Direttore dei lavori, Progettista e Collaudatore – risultano talvolta concentrati nella medesima figura. Una scelta che, pur consentita in determinate circostanze, impone un livello ancora più elevato di trasparenza e vigilanza, per evitare sovrapposizioni e garantire controlli effettivi.

Nel frattempo Largo della Gancia resta sospeso, come se fosse una zona franca in cui il tempo amministrativo si fosse fermato e le responsabilità si fossero dissolte. I materiali accatastati sono ormai parte integrante del paesaggio urbano, una presenza silenziosa che stride con l’idea di una città attenta alla propria immagine e alla qualità degli spazi pubblici.
Il sollecito pubblico lanciato dal capogruppo di ‘Insieme’ mira ora a scuotere ciò che le interlocuzioni riservate non sono riuscite a smuovere. L’obiettivo dichiarato è semplice: rimuovere ciò che non dovrebbe esserci e ripristinare condizioni di normalità in un’area che merita ben altro destino.
Perché una città che ambisce a crescere non può permettersi di convivere con cantieri incompiuti e materiali abbandonati. Ha bisogno di risposte certe, di interventi tempestivi e di istituzioni presenti, soprattutto quando si parla di lavori avviati in nome dell’urgenza.
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