Non è stata una semplice tavola rotonda né un appuntamento di routine per addetti ai lavori. Quello andato in scena alla Biblioteca “A. Ricupero” del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa si è trasformato in un vero banco di prova per il mondo della giustizia aretusea. Il tema — la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante — è di quelli che dividono, infiammano e interrogano le coscienze professionali prima ancora che politiche. E la risposta della città forense è stata tutt’altro che tiepida.
A promuovere l’iniziativa sono state l’AIGA – sezione di Siracusa – e la Camera Penale “Pier Luigi Romano”, che hanno scelto di affrontare senza reticenze uno dei nodi più sensibili del dibattito costituzionale contemporaneo: “La separazione delle carriere in Costituzione: verso una scelta consapevole tra il sì e il no”. Un titolo che è già programma, perché non invita allo scontro ideologico, ma a una presa di posizione informata, argomentata, maturata nella complessità.
La sala, gremita in ogni ordine di posti, ha restituito l’immagine plastica di un foro che non si limita a subire le riforme, ma intende comprenderle e, se necessario, criticarle. Accanto a una nutrita rappresentanza di avvocati, si sono seduti magistrati giudicanti e requirenti, segno tangibile di quanto il tema travalichi le appartenenze associative e investa direttamente l’assetto stesso della giurisdizione.
Il dibattito, moderato dal giornalista Emiliano Colomasi, ha assunto fin da subito un ritmo incalzante. Le posizioni in campo sono state illustrate con rigore tecnico e chiarezza espositiva, ma senza smussare gli angoli delle divergenze. A confrontarsi sono stati la magistrata di Sorveglianza Monica Marchionni, il sostituto procuratore Marco Dragonetti, e gli avvocati Sebastiano Grimaldi e Stefano Rametta. Quattro voci, quattro prospettive, un unico terreno comune: la difesa della qualità del sistema giustizia.
Si è discusso di equilibrio tra accusa e giudice, di garanzie costituzionali, di indipendenza e di terzietà. Da un lato, chi ritiene che la separazione delle carriere possa rafforzare l’imparzialità del giudice e consolidare il principio del giusto processo; dall’altro, chi teme una frattura che rischierebbe di compromettere l’unità culturale della magistratura e di alterare gli equilibri disegnati dalla Costituzione. Il confronto è stato a tratti vibrante, con scambi serrati e repliche puntuali, ma sempre incardinato su un rispetto reciproco che ha impedito alla passione di degenerare in polemica sterile.
Particolarmente significativa è stata la partecipazione del pubblico. Non un’assemblea silente, ma una platea viva, pronta a intervenire, a porre quesiti, a sollecitare chiarimenti. Le domande hanno toccato aspetti tecnici, ma anche implicazioni sistemiche e culturali della riforma. È emersa con forza l’esigenza di uscire dalla logica delle tifoserie e di avviare una riflessione che tenga conto delle ricadute concrete sull’amministrazione della giustizia e sui diritti dei cittadini.
Ad aprire i lavori erano stati i saluti istituzionali del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Antonio Randazzo, del presidente AIGA Siracusa, Guido Di Franco Gambuzza, e del presidente della Camera Penale siracusana, Giuseppe Lantieri. Nei loro interventi è stato sottolineato come momenti di confronto pubblico e qualificato rappresentino un presidio democratico irrinunciabile, soprattutto quando si parla di riforme costituzionali destinate a incidere profondamente sull’assetto dello Stato.
L’entusiasmo per la riuscita dell’iniziativa non è stato nascosto. Il presidente di AIGA Siracusa, Guido Di Franco Gambuzza, ha rimarcato il valore dell’incontro, evidenziando come il ruolo delle associazioni forensi sia oggi più che mai centrale nel promuovere cultura giuridica e dialogo tra le diverse componenti del sistema. Avvocatura e magistratura, ha ricordato, sono pilastri complementari: possono avere visioni differenti, ma condividono la responsabilità di garantire una giustizia efficiente, equa e rispettosa dei diritti.
La sensazione, al termine dei lavori, è stata quella di aver assistito non solo a un dibattito tecnico, ma a un esercizio di democrazia interna al mondo della giustizia. La separazione delle carriere resta un tema divisivo, capace di accendere contrapposizioni profonde. Ma a Siracusa si è scelto di affrontarlo guardandosi negli occhi, mettendo in campo argomenti e non slogan.
Se l’obiettivo dichiarato era accompagnare la comunità forense verso una “scelta consapevole”, l’incontro ha rappresentato un passo concreto in quella direzione. Perché, al di là delle diverse posizioni, è emersa una convinzione condivisa: qualunque riforma non potrà prescindere da un confronto serio, informato e rispettoso. Ed è forse proprio questo il risultato più significativo della giornata.

