Siracusa. Italia sì, Italia no, l’Italia dei bonus…tra assistenzialismo e l’illusione del benessere

di Redazione

Tra aiuti temporanei e caro vita, il dibattito si sposta sulla necessità di interventi strutturali per ridurre il peso fiscale, sostenere i redditi e favorire una crescita economica duratura

Pare che l’Italia ormai venga chiamata la patria dei bonus.
Ce n’è per tutti i gusti, dal bonus energia, al bonus vacanze, al bonus carburante, bonus case, bonus cultura. Agevolazioni statali che mirano a dare un respiro di sollievo ai tanti rincari di cui oggi tutti noi ne siamo travolti.
E gli Italiani non si capisce bene se sono contenti di ricevere una boccata d’ossigeno agli aumenti della vita. A questi rincari, il governo provvede ad elargire bonus. Ebbene, niente da eccepire, è sempre una boccata d’aria soprattutto per le fasce più deboli della società. Ma alla fine della fiera, è veramente questo il modo per risollevare le condizioni dei cittadini e far fronte ai rincari dei prodotti che ormai sono arrivati alle stelle?

Un contentino che getta fumo negli occhi. Una risposta al problema non è certo l’erogazione a pioggia di bonus. Tutti fondi ed incentivi che tendono ad aiutare sì, ma è come mettere una pezza a un problema che nessuno vuole trovare una soluzione. Gli Italiani non ce la fanno più. Troppe tasse, troppi rincari, mutui a tassi impossibili, affitti alle stelle e di contro stipendi non adeguati, tali che la gente non riesce ad arrivare allo stipendio successivo, con la conseguenza che si indebita e, nella più cattiva ipotesi, può rivolgersi persino a usurai. Ma questo ormai è cosa vecchia.
In tal modo s’innalza sempre più il divario sociale acuito dalla mancanza del lavoro e da un’inadeguata integrazione sociale. A queste persone non si dà loro la possibilità di inserirsi a pieno titolo nella società attiva, di quella che produce, ma semplicemente devono accontentarsi dell’aiuto dei bonus. E allora ecco che cresce la povertà. Il grande popolo dei disperati che rinunciano anche a curarsi per l’insufficienza di soldi a disposizione.

Quale allora la soluzione?
Sarebbe meglio l’eliminazione o quanto meno una riduzione delle accise o ancora il taglio del cuneo fiscale o ancora aiuti mirati e concreti.
Misure di cui godrebbero tutti i cittadini, con un occhio di riguardo alle fasce più deboli. Getti solidali che perdurerebbero nel tempo e che nel tempo potrebbero portare ad una stabilità fiscale.
Quindi, basta ad una politica di sussistenza, ma a una politica di sviluppo che darebbe benessere a tutti, così come dovrebbe essere una società civile.
Forse stiamo parlando di una società utopistica con una cultura del vuoto. Non ci serve una politica di sussistenza fatta di pezze e toppe, ma di una politica che guarda al futuro con misure atte a garantire uno sviluppo a favore di tutte le fasce sociali, e non misure temporanee, ma permanenti poiché è nel tempo che si vedranno i risultati. È sempre tutto discutibile, come sempre!

Gabriella Fortuna

02 Luglio 2026 | 09:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA