Siracusa. Eni-Versalis, i trasferimenti ‘volontari’ e l’enigma transizione. Il grido: «Rispettate gli impegni sul lavoro»

di Redazione

Trasferimenti di dipendenti fuori regione, l’indotto metalmeccanico che rischia di essere sacrificato e un territorio che teme di pagare, ancora una volta, il conto della “depressione” industriale. Il primo cittadino di Priolo scrive all’azienda chiedendo garanzie sul futuro degli impianti e la salvaguardia del tessuto produttivo. Intanto Sinistra Italiana alza il livello dello scontro: «Il piano Versalis sta producendo una crisi occupazionale»

A Priolo Gargallo il futuro industriale torna a fare i conti con la questione più delicata: quella del lavoro. E questa volta a mettere nero su bianco le proprie preoccupazioni è il sindaco Pippo Gianni, che ha inviato una lettera a Eni Versalis per chiedere il rispetto degli impegni assunti un anno e mezzo fa, quando azienda e amministrazione comunale si erano confrontate sul destino degli impianti presenti nel territorio e, soprattutto, sulla salvaguardia dei livelli occupazionali.

Il punto è semplice solo in apparenza: cosa accadrà ai lavoratori del sito priolese mentre il gruppo Eni porta avanti la propria strategia industriale? Durante quell’incontro, ricorda il primo cittadino, era stata manifestata con chiarezza la volontà di garantire la continuità occupazionale per gli oltre 400 lavoratori diretti, e anche per l’indotto, impiegati negli impianti Versalis di Priolo. Un impegno che per l’amministrazione comunale non rappresentava una formula di rito, ma una vera e propria condizione politica e sociale per il futuro del territorio.

Ora, però, quelle rassicurazioni vengono messe alla prova. Nella sua lettera Gianni riferisce di avere ricevuto «segnalazioni informali» secondo le quali sarebbero in corso iniziative finalizzate a favorire trasferimenti “spontanei” dei lavoratori verso impianti situati fuori regione. E c’è un elemento che rende la questione ancora più concreta: un gruppo di 25 lavoratori, secondo quanto aleggia, avrebbe già lasciato il sito di Priolo scegliendo il trasferimento definito “volontario”.

Un termine che, in una realtà industriale come quella siracusana, rischia di assumere un significato tutt’altro che neutro. Perché un trasferimento formalmente volontario può diventare, agli occhi di una comunità, il segnale di un progressivo ridimensionamento della presenza industriale locale.

Gianni non nasconde il proprio disappunto: «Qualora tali circostanze trovassero conferma, esprimo profondo rammarico, personale e istituzionale».

Un territorio che non vuole perdere anche il lavoro

La questione non riguarda soltanto i numeri di un organico aziendale. Priolo e l’area industriale siracusana portano sulle spalle decenni di contraddizioni: ricchezza industriale e fragilità sociale, occupazione e crisi ambientale, grandi investimenti e pesanti interrogativi.

È proprio su questa frattura che insiste il sindaco. La comunità, ricorda Gianni, «convive da anni con le conseguenze di una “depressione” industriale, economica, ambientale e sanitaria». In questo scenario, il lavoro stabile e qualificato viene indicato come «il principale strumento di riscatto sociale ed economico».

Ed è qui che la richiesta all’azienda assume un peso politico più ampio. Per il primo cittadino, le imprese che operano sul territorio non possono limitare la propria responsabilità alla produzione e ai bilanci. Sono chiamate, sostiene, a svolgere anche una funzione di presidio dello sviluppo e di responsabilità sociale nei confronti delle comunità che hanno accompagnato la loro crescita.

Il messaggio a Versalis è dunque diretto: Priolo non vuole essere soltanto il luogo dove gli impianti sorgono. Vuole essere il luogo dove il lavoro continua a esistere.

La richiesta del Comune: occupazione e imprese locali

Gianni invita quindi Eni Versalis a rinnovare gli impegni assunti, confermando la volontà di mantenere e valorizzare l’occupazione negli impianti locali e, parallelamente, di creare nuove opportunità per il tessuto produttivo.

Un capitolo specifico riguarda le imprese locali dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA), che secondo l’amministrazione dovrebbero essere valorizzate, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’azienda e nel rispetto dei principi di trasparenza e parità di trattamento.

La richiesta, insomma, non è soltanto quella di non perdere posti di lavoro. È quella di fare in modo che una parte significativa del valore generato dall’industria continui a ricadere sul territorio che ospita gli impianti.

«Investire in questo territorio – sottolinea Gianni – significa investire nelle persone, nelle competenze, nelle famiglie e nel futuro di una comunità». E aggiunge che il diritto al lavoro deve essere coniugato con il diritto alla salute e a un ambiente sano. Una posizione che prova a tenere insieme i tre elementi che da decenni costituiscono il nodo irrisolto dell’area industriale siracusana.

Sinistra Italiana: «La crisi era prevedibile»

Sul caso interviene anche Sinistra Italiana-Avs Siracusa. Il segretario provinciale Sebastiano Zappulla legge la missiva del primo cittadino come un’attestazione alle inquietudini precedentemente sostenute: «La lettera che il sindaco di Priolo, Pippo Gianni, ha inviato all’Eni – sostiene l’esponente – conferma che le nostre preoccupazioni, circa l’impatto sull’occupazione che il piano Eni Versalis avrebbe prodotto una volta messo in opera, erano fondate».

Ma «la questione occupazionale dei diretti Versalis non è l’unica a destare preoccupazione», afferma Zappulla, e sarebbe un errore concentrare l’attenzione esclusivamente sui dipendenti della Eni. Il vero punto cieco è rappresentato dall’indotto metalmeccanico, la galassia di imprese e lavoratori che ruota attorno alla grande industria e che potrebbe essere investita dalla crisi, denunciata dai sindacati di categoria, con effetti persino più difficili da quantificare. Un allarme che, secondo il dirigente politico, rischia nuovamente di cadere nel vuoto.

La domanda che resta sul tavolo

Il confronto, a questo punto, non riguarda soltanto il destino di 25 lavoratori trasferiti o quello degli oltre 400 dipendenti diretti. Riguarda la direzione che prenderà l’intero polo industriale e, con esso, una porzione decisiva dell’economia siracusana.

La transizione energetica viene indicata da Eni e dal sistema industriale come una necessità. Ma la domanda che arriva da Priolo è altrettanto netta: chi pagherà il prezzo della transizione? Per Zappulla la risposta non può essere rappresentata dai lavoratori. «La “rivoluzione” ecologica non può e non dovrebbe essere realizzata sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori», sostiene.

E alla fine lascia sul tavolo l’interrogativo destinato a diventare il vero banco di prova per istituzioni, azienda e parti sociali: «C’è ancora il tempo per rimediare?»

La risposta, ora, passa dalle garanzie che Eni Versalis sarà chiamata a dare e soprattutto dalla loro concreta attuazione. Perché a Priolo le promesse sul lavoro non possono più essere considerate un dettaglio del confronto industriale. Sono il cuore stesso della grande partita.

08 Agosto 2026 | 15:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA