La situazione della centrale di cogenerazione di Priolo Gargallo torna al centro del dibattito politico e sindacale. Il senatore del Partito Democratico Antonio Nicita, Vice Presidente del Gruppo PD al Senato, ha depositato una nuova interrogazione a risposta orale indirizzata al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, riportando l’attenzione sulle criticità che riguardano la gestione dell’impianto affidato a B2G Sicily S.r.l. e sull’evoluzione dei rapporti industriali all’interno del sito.
L’iniziativa parlamentare aggiorna un precedente atto presentato nel febbraio 2026 e si inserisce in un contesto che, secondo quanto denunciato, avrebbe registrato un ulteriore peggioramento delle condizioni operative e delle relazioni tra azienda, lavoratori e istituzioni.
Lo stato di agitazione e la rottura con la proprietà
Al centro della nuova fase di tensione c’è la proclamazione dello stato di agitazione da parte delle Segreterie Territoriali di Filctem Cigil e Uiltec Uil insieme alla Rsu aziendale. Un passaggio che, secondo quanto riportato nell’interrogazione, segna una rottura sostanziale nei rapporti industriali con la proprietà riconducibile al fondo svizzero Achernar Asset AG.
Le organizzazioni sindacali descrivono un quadro caratterizzato da una progressiva perdita di fiducia, maturata nel corso di oltre due anni segnati da impegni non rispettati, incontri istituzionali saltati all’ultimo momento e soprattutto dall’assenza di un piano industriale chiaro e condiviso. A questo si aggiunge la preoccupazione per alcune iniziative aziendali definite unilaterali, che riguarderebbero il trasferimento di parte della forza lavoro verso il sito di Celano senza un adeguato confronto con la rappresentanza sindacale e senza informazioni trasparenti sulla strategia complessiva.
Nicita: “Un punto di rottura che richiede l’intervento del Governo”
Nel commentare la vicenda, il senatore Nicita ha sottolineato la gravità della situazione, definendo lo stato di agitazione non come un semplice campanello d’allarme ma come il segnale di una frattura ormai consolidata. Secondo il parlamentare, infatti, la proprietà avrebbe disatteso in maniera sistematica gli impegni assunti al momento dell’acquisizione, inclusi quelli legati alle prescrizioni del Golden Power.
Nicita ha inoltre richiamato l’attenzione del Governo sulla necessità di non restare in posizione passiva rispetto a una crisi che riguarda un asset energetico considerato strategico per l’intero polo industriale di Priolo e per l’occupazione del territorio siracusano. L’appello è quello a un intervento diretto delle istituzioni per verificare il rispetto degli obblighi e per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
Le criticità già segnalate e i nuovi elementi
L’interrogazione parlamentare non si limita a fotografare l’attuale fase di tensione, ma riprende anche le criticità già evidenziate nel precedente atto parlamentare del febbraio 2026. In quella occasione era stata sollevata la mancanza di un monitoraggio pubblico efficace sull’attuazione delle prescrizioni Golden Power e l’assenza di un dialogo strutturato con le organizzazioni sindacali.
Rispetto al passato, tuttavia, la nuova iniziativa introduce elementi ulteriori che aggravano il quadro complessivo. La formalizzazione dello stato di agitazione viene letta come un’escalation significativa del conflitto industriale, mentre le iniziative legate al sito di Celano vengono indicate come esempio di decisioni aziendali assunte senza il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori. A questo si aggiunge la vicinanza della scadenza degli impegni triennali, che secondo il senatore rende non più rinviabile una verifica approfondita da parte del Governo sull’intera operazione.
Le richieste all’esecutivo
Nel testo dell’interrogazione, il senatore Nicita sollecita i ministri competenti a fare chiarezza sullo stato di attuazione delle prescrizioni legate al Golden Power, chiedendo innanzitutto se esista un sistema di monitoraggio effettivamente attivo e quali siano, eventualmente, i risultati delle verifiche svolte.
Viene inoltre chiesta la convocazione di un tavolo di crisi che coinvolga la proprietà aziendale, le organizzazioni sindacali e le istituzioni territoriali, con l’obiettivo di affrontare in modo coordinato le criticità emerse. Un ulteriore punto riguarda la necessità di verificare la compatibilità delle azioni unilaterali denunciate con gli impegni occupazionali assunti in fase di acquisizione, così come la possibile attivazione delle garanzie previste a suo tempo con il coinvolgimento del precedente proprietario dell’asset.
Infine, viene posta una domanda più ampia sulla presenza di un piano industriale coerente con la strategia energetica nazionale e con i progetti di sviluppo legati alla cosiddetta Hydrogen Valley di Priolo, che rappresenta uno degli snodi principali della transizione industriale del territorio.
Un impianto strategico e un futuro incerto
La centrale di Priolo Gargallo, gestita da B2G Sicily S.r.l., è un impianto a ciclo combinato a gas naturale in assetto cogenerativo e riveste un ruolo centrale per l’approvvigionamento energetico del polo petrolchimico siracusano, fornendo elettricità e vapore alle principali attività industriali dell’area.
L’impianto è stato acquisito nel 2023 dal fondo svizzero Achernar Asset AG nell’ambito di un’operazione sottoposta a Golden Power, con l’assunzione di precisi impegni in materia di decarbonizzazione, sviluppo industriale e tutela dell’occupazione. Tuttavia, a distanza di oltre due anni, la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la situazione attuale continua a essere al centro delle critiche di sindacati e rappresentanze istituzionali, che chiedono maggiore chiarezza sulla reale traiettoria dell’investimento.
Il caso di Priolo si conferma così un dossier sensibile, in cui si intrecciano sicurezza energetica, politiche industriali e occupazione. Una vicenda che, al di là delle dinamiche aziendali, chiama direttamente in causa la capacità delle istituzioni di garantire il rispetto degli impegni assunti in settori considerati strategici per il Paese.
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