Non è soltanto una questione di numeri. Dietro le 900 attività commerciali scomparse negli ultimi sei anni nella provincia di Siracusa si nasconde una trasformazione profonda che rischia di modificare il volto stesso delle città e dei quartieri.
Un fenomeno che, secondo la UIL, sta producendo effetti sempre più evidenti sul tessuto sociale, sull’occupazione e sulla qualità della vita. A lanciare l’allarme è Ninetta Siragusa, già referente del territorio siracusano e componente della segreteria regionale della UIL Sicilia, che commenta i dati diffusi dalla CNA definendoli «un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare».
«Dietro ogni negozio di prossimità che chiude ci sono lavoratori che perdono il proprio reddito, famiglie che si impoveriscono, quartieri e centri storici che si svuotano di vita e di servizi», sottolinea.
La preoccupazione del sindacato, tuttavia, va oltre la progressiva scomparsa delle piccole attività. A rendere ancora più fragile il quadro economico è, secondo Siragusa, la mancata valorizzazione di alcuni dei principali attrattori culturali della provincia, con particolare riferimento ai siti archeologici e monumentali oggi negati alla fruizione pubblica.
Tra questi il Castello Eurialo, simbolo della storia siracusana e potenziale motore di crescita per un comparto turistico che rappresenta una delle principali risorse del territorio: «La chiusura di importanti siti culturali e archeologici, a partire dal Castello Eurialo, rappresenta un ulteriore segnale preoccupante. Dovrebbero essere volani di sviluppo turistico e occupazionale e invece restano inutilizzati», osserva.
Per la dirigente sindacale, lasciare inaccessibili beni di tale valore significa rinunciare a opportunità concrete di crescita economica, riducendo le presenze e penalizzando un’intera filiera che comprende guide turistiche, strutture ricettive, pubblici esercizi e servizi collegati: «Una città che vive di cultura come Siracusa non può permettersi di tenere chiuso il proprio patrimonio. Significa rinunciare a visitatori, ricchezza diffusa e occasioni di lavoro».
Nell’analisi della UIL, il declino della rete commerciale e le difficoltà nella gestione delle risorse culturali non sono fenomeni separati, ma aspetti di una stessa criticità che richiede una visione complessiva: «Commercio e cultura sono due facce della stessa medaglia: senza una strategia integrata che li valorizzi insieme, il territorio continuerà a impoverirsi», afferma Siragusa.
Da qui la richiesta di un confronto immediato tra tutti gli attori istituzionali ed economici coinvolti. L’obiettivo è costruire un percorso condiviso capace di invertire una tendenza che appare sempre più marcata: «La UIL di Siracusa chiede con forza l’apertura di un tavolo che coinvolga Regione Siciliana, enti locali, organizzazioni datoriali e parti sociali per elaborare un piano concreto di salvaguardia e rilancio».
Tra le proposte avanzate figurano interventi a sostegno delle piccole imprese, programmi di rigenerazione urbana per restituire attrattività ai centri storici e una gestione più efficace dei beni culturali, anche attraverso modelli di collaborazione tra pubblico e privato previsti dalla normativa vigente, soluzione indicata anche dal Consorzio dell’Area Marina Protetta del Plemmirio.
Per la UIL il rischio è che la progressiva perdita di attività economiche e la riduzione dell’offerta culturale alimentino un circolo vizioso destinato a indebolire ulteriormente la provincia: «Non possiamo assistere passivamente alla desertificazione commerciale e culturale del nostro territorio», conclude Siragusa. «Siamo pronti a sederci da subito attorno a un tavolo con tutte le parti coinvolte per individuare risposte concrete a tutela dell’occupazione e delle prospettive di sviluppo».
Un appello che va oltre la denuncia e chiama in causa la capacità della politica e delle istituzioni di costruire una visione per il futuro. Perché, avverte la UIL, senza interventi tempestivi il rischio non è soltanto la scomparsa di altre saracinesche o la chiusura di nuovi siti, ma l’erosione progressiva dell’identità economica e sociale di un territorio che da sempre vive dell’incontro tra impresa, storia e accoglienza.
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