Siracusa. Ciane-Saline, schiaffo a Giansiracusa: 5,5 milioni di fondi europei e la riserva continua a morire

di Redazione

Legambiente, Comitato Parchi, LIPU e Italia Nostra contestano le scelte del Libero Consorzio guidato da Michelangelo Giansiracusa: «Solo il 18,5% del finanziamento destinato ai lavori. Il papiro è in sofferenza, le Saline arretrano e dopo l’incendio del 30 agosto restano interrogativi sulla gestione della riserva»

Milioni di euro annunciati, progetti da elaborare, tecnologie avanzate e incarichi professionali. Ma, secondo le associazioni ambientaliste, le emergenze più gravi della Riserva naturale orientata Ciane-Saline restano senza risposte concrete. Gli argini delle antiche Saline continuano a cedere sotto la pressione del mare, il patrimonio naturalistico è in sofferenza e il futuro del papiro appare sempre più legato alla capacità di intervenire sul corso d’acqua.

È questo il quadro denunciato da Legambiente, Comitato Parchi, LIPU e Italia Nostra nella loro replica alla relazione presentata dal presidente del Libero Consorzio Comunale, Michelangelo Giansiracusa, durante la seduta aperta del Consiglio comunale di Siracusa dedicata alla riserva. Una presa di posizione che mette in discussione le priorità dell’Ente gestore e solleva interrogativi sull’utilizzo dei finanziamenti europei destinati alla tutela dell’area.

FONDI EUROPEI, LE OPERE RESTANO AL PALO

Il primo nodo riguarda l’erosione marina, che negli ultimi anni avrebbe provocato, secondo quanto denunciato dalle associazioni, l’abbattimento degli argini residui e l’avanzamento del mare per oltre settanta metri all’interno delle vasche, con la compromissione della struttura idraulica e di parte delle vasche salanti.

Una situazione che, nella ricostruzione degli ambientalisti, rischia di aggravarsi ulteriormente in assenza di interventi di protezione della costa. Le associazioni richiamano anche gli stessi atti del Libero Consorzio, nei quali sarebbe prospettato un arretramento costiero fino a un chilometro senza adeguate opere di difesa.

Di fronte a questa emergenza, la domanda diventa inevitabile: come sono state programmate le risorse disponibili?

Il finanziamento europeo di 5,5 milioni di euro nell’ambito del PR FESR Sicilia 2021-2027, sostengono i firmatari della contestazione, non avrebbe riservato risorse sufficienti alla ricostruzione della barriera a mare e delle relative chiuse. Eppure, ricordano le associazioni, l’Ente disponeva già di un progetto di massima per la difesa costiera, elaborato circa sei anni fa.

Anziché trasformare quella base progettuale in un intervento operativo, sarebbe stata privilegiata una nuova fase di incarichi e progettazioni, per un importo superiore a 276 mila euro, senza che fosse contestualmente assicurata la copertura finanziaria necessaria alla realizzazione delle opere.

«Si continua a progettare mentre la riserva perde pezzi», è, in sostanza, la critica rivolta alla gestione. Il rischio denunciato è che il tempo impiegato nella preparazione degli atti finisca per rendere ancora più difficile e costoso il recupero delle aree compromesse.

IL CASO DELLA RIPARTIZIONE DEI 5,5 MILIONI

Le contestazioni riguardano anche la composizione del piano finanziario. Secondo le associazioni, dopo la bocciatura regionale della proposta iniziale per l’assenza del Progetto di fattibilità tecnico-economica richiesto, la ripartizione delle risorse sarebbe stata modificata in maniera sostanziale.

La quota destinata ai lavori materiali sarebbe scesa a circa il 18,5%, pari a 719 mila euro, mentre l’81,5% sarebbe stato concentrato nella voce «servizi e forniture».

Una proporzione che, secondo Legambiente, Comitato Parchi, LIPU e Italia Nostra, non risponderebbe alle priorità più urgenti della riserva. A suscitare perplessità è soprattutto la previsione di 1,5 milioni di euro per un incubatoio ittico nell’ex centrale Mezzabotte.

Per le associazioni, quell’edificio avrebbe potuto assumere una funzione diversa e strategica: ospitare un polo museale, laboratori didattici per le scuole e un centro visite capace di raccontare il valore storico, ambientale e naturalistico del territorio siracusano.

La critica, dunque, non riguarda soltanto la quantità delle risorse destinate alle opere, ma anche la scelta degli interventi da finanziare. La priorità, sostengono i firmatari, dovrebbe essere il salvataggio degli argini, insieme al ripristino delle condizioni necessarie alla conservazione degli habitat.

ESPOSTO AD ANAC E CORTE DEI CONTI: SOTTO LA LENTE GLI INCARICHI

Nel mirino finisce anche la gestione degli incarichi professionali. Le associazioni riferiscono di avere già presentato un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione e alla Corte dei Conti, sollevando dubbi sul frazionamento degli affidamenti e sulle procedure adottate.

In questo contesto viene letta con particolare attenzione la dichiarazione del presidente Giansiracusa sulla possibilità di richiedere un parere preventivo all’ANAC.

Per gli ambientalisti, l’iniziativa arriverebbe dopo la loro segnalazione e non risolverebbe, da sola, gli interrogativi sollevati. Saranno eventualmente le autorità competenti a valutare la correttezza delle procedure e la fondatezza delle contestazioni: allo stato, le denunce delle associazioni non equivalgono a un accertamento di irregolarità.

DOPO L’INCENDIO, LA GESTIONE DEL CANneto DIVENTA UN CASO

Un altro fronte riguarda il rogo del 30 agosto scorso, che ha riacceso l’attenzione sulle condizioni della vegetazione e sulla prevenzione degli incendi all’interno della riserva.

Le associazioni contestano l’interpretazione della Zona A come area nella quale qualsiasi taglio della vegetazione sarebbe vietato in quanto assimilabile a un intervento penalmente rilevante. La riserva del Ciane, ricordano, è classificata come Riserva naturale orientata ai sensi della legge regionale 98/1981.

Da questa classificazione, secondo i firmatari, discenderebbe la necessità di una gestione attiva e scientificamente programmata degli habitat, nel rispetto dei vincoli di tutela. Il tema riguarda soprattutto il canneto senescente e la biomassa vegetale sommersa, per i quali le associazioni chiedono interventi selettivi capaci di favorire il deflusso delle acque e preservare le condizioni ambientali necessarie alla sopravvivenza del papiro.

Lasciare accumulare la vegetazione senza un’adeguata manutenzione, avvertono, può contribuire a ostacolare il corso d’acqua, aggravare il rischio di allagamenti nelle aree a monte e aumentare la quantità di materiale combustibile durante la stagione estiva.

La tesi sostenuta dagli ambientalisti è netta: la protezione di una zona umida non può tradursi nell’abbandono della manutenzione, ma deve fondarsi su interventi compatibili con la conservazione degli ecosistemi.

VIGILANZA E PREVENZIONE: CHE COSA È SUCCESSO IL 30 AGOSTO?

Le critiche investono anche l’organizzazione della sorveglianza. Nella documentazione richiamata dalle associazioni si farebbe riferimento alla presenza di tre addetti e quattro collaboratori tecnici impegnati nelle attività della riserva, che si estende per circa 300 ettari.

Da qui l’interrogativo rivolto all’Ente gestore: quale presidio preventivo era operativo il 30 agosto, durante una giornata caratterizzata da condizioni meteorologiche particolarmente critiche e da un elevato pericolo di incendi?

Secondo la ricostruzione dei firmatari, il personale reperibile sarebbe intervenuto quando le fiamme erano già divampate. Un elemento che, a loro giudizio, impone di chiarire l’effettiva organizzazione dei servizi, le procedure di allerta e le misure predisposte per prevenire situazioni di emergenza.

Le associazioni chiedono, in sostanza, di andare oltre le indicazioni contenute nei protocolli e di verificare quale capacità operativa sia stata concretamente assicurata sul territorio.

DRONI, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SATELLITI, MA MANCHEREBBERO LE RISORSE ORDINARIE

Nella replica a Giansiracusa viene contestata anche la distanza tra le innovazioni tecnologiche annunciate e le difficoltà quotidiane della gestione.

Gli ambientalisti richiamano i riferimenti a sistemi di monitoraggio satellitare, droni e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, contrapponendoli alle carenze che, secondo la loro denuncia, riguarderebbero la raccolta dei rifiuti lungo le banchine, il ripristino della segnaletica danneggiata e la produzione di materiale divulgativo.

Nel documento viene criticato anche il richiamo all’asfaltatura di un tratto stradale lungo il Mammaiabica, considerata dalle associazioni un’opera che non può essere presentata, da sola, come risposta alle emergenze ecologiche della riserva.

La questione sollevata è soprattutto politica e amministrativa: quale utilità possono avere le nuove tecnologie se non sono accompagnate da risorse ordinarie, manutenzione costante e interventi concreti per salvaguardare gli habitat?

LA RICHIESTA AL PRESIDENTE GIANSIRACUSA: CAMBIARE ROTTA

Dopo oltre quarant’anni di ritardi e occasioni mancate, Legambiente, Comitato Parchi, LIPU e Italia Nostra chiedono un cambio di passo nella conduzione della Riserva Ciane-Saline.

La richiesta al presidente del Libero Consorzio è quella di intervenire sull’organizzazione tecnico-gestionale, rafforzando competenze e responsabilità operative, e di rivedere la destinazione dei 5,5 milioni di euro del finanziamento europeo per concentrare gli interventi sulle emergenze ambientali più urgenti.

Due, in particolare, le priorità indicate: avviare i lavori per la difesa degli argini a mare e programmare interventi di manutenzione del corso d’acqua e della vegetazione, nel rispetto delle esigenze di tutela naturalistica.

Per le associazioni, non è più sufficiente illustrare programmi, elencare incarichi o annunciare strumenti innovativi. Occorre dimostrare che le risorse disponibili siano in grado di produrre risultati misurabili sul territorio.

La Riserva Ciane-Saline rappresenta uno dei patrimoni ambientali più importanti di Siracusa. La sua salvaguardia richiede scelte tempestive, competenze specifiche e una gestione capace di conciliare tutela della biodiversità, sicurezza idraulica e conservazione del paesaggio.

Il tempo delle promesse, avvertono i firmatari, è ormai scaduto. Adesso servono cantieri, manutenzione e risposte verificabili. Perché il destino del Ciane non si decide nelle relazioni amministrative, ma nella capacità di proteggere concretamente ciò che resta di un ecosistema unico.

Giuseppe Ansaldi e Carmelo Iapichino

Legambiente, Comitato Parchi, LIPU e Italia Nostra

28 Ottobre 2026 | 09:01
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