Siracusa. Casetta dell’acqua fuori uso a Cavadonna, tuona Cavallaro (FdI): «Basta silenzi, Comune calpesta la democrazia»

di Redazione

Dal carcere al Vermexio, una vicenda apparentemente tecnica si trasforma in un caso istituzionale: l’acqua gratuita resta inaccessibile ai detenuti, mentre l’interrogazione consiliare attende ancora un riscontro. Il capogruppo di FdI, Paolo Cavallaro, non arretra e torna a chiedere all’Amministrazione di garantire finalmente una risposta e tempi certi per il ripristino del servizio: “Qui non si tratta di cercare colpevoli, ma di risolvere una questione concreta. Se non si risponde al consigliere, troppo spesso a rimanere senza risposta è il cittadino”

La Casetta dell’Acqua della casa circondariale di Cavadonna continua a essere un piccolo caso capace, però, di aprire una questione molto più grande: quella del rapporto tra il Comune e il proprio Consiglio comunale. A sollevarla è Paolo Cavallaro, capogruppo di Fratelli d’Italia al Vermexio, che torna a chiedere risposte all’Amministrazione dopo settimane di interrogazioni, solleciti e una protesta in aula.

Al centro della vicenda c’è un servizio apparentemente semplice, ma tutt’altro che marginale per chi vive all’interno dell’istituto penitenziario. La Casetta dell’Acqua, infatti, consentiva ai detenuti di procurarsi acqua da bere senza dover acquistare bottiglie. Da mesi, però, l’impianto non è funzionante.

Cavallaro aveva portato la questione all’attenzione del Consiglio comunale il 16 luglio, inserendola nel quadro delle criticità segnalate dal Garante dei detenuti. L’interrogazione chiedeva all’Amministrazione quali iniziative fossero state intraprese o fossero in programma, quali interlocuzioni fossero state avviate con gli enti competenti e se il Comune intendesse assumere un ruolo attivo per favorire la soluzione dei problemi. Tra gli interventi ritenuti più immediati, il gruppo di Fratelli d’Italia aveva indicato proprio il ripristino della Casetta dell’Acqua.

La protesta in Consiglio e la richiesta di risposta scritta

La risposta orale all’interrogazione sarebbe dovuta arrivare nella seduta consiliare del 3 agosto ma i rappresentanti dell’Amministrazione chiamati a rispondere non erano presenti. Da qui la decisione del gruppo consiliare di FdI di abbandonare l’aula per protesta. Il giorno successivo, Cavallaro ha quindi formalizzato la richiesta di una risposta scritta.

Non solo. Il capogruppo ha successivamente investito della questione anche il Segretario Generale, il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale, chiedendo a ciascuno, per quanto di competenza, di intervenire per assicurare il rispetto delle prerogative dei consiglieri e garantire una risposta all’interrogazione.

A 27 agosto, però, il nodo politico-istituzionale denunciato resta irrisolto: «Dal Comune non è arrivato alcun riscontro». Ed è proprio questo il punto sul quale Cavallaro sposta il fuoco della polemica. Perché non si tratta più soltanto di una Casetta dell’Acqua fuori servizio, ma del funzionamento stesso degli strumenti di controllo democratico.

«Se non si risponde al consigliere, resta senza risposta il cittadino»

L’affondo è netto. L’esponente ricorda che l’interrogazione consiliare non rappresenta una richiesta personale del consigliere di turno, ma uno dei mezzi istituzionali attraverso i quali gli eletti esercitano la loro funzione di controllo sull’attività amministrativa.

La questione, dunque, travalicherebbe i confini dello scontro tra maggioranza e opposizione. Il ragionamento è politico prima ancora che amministrativo: quando un’interrogazione rimane senza risposta, rischia di rimanere senza risposta anche il problema segnalato dai cittadini.

«È un problema che va ben oltre il singolo consigliere o la singola forza politica», sostiene Cavallaro, sottolineando come attraverso le interrogazioni arrivino in aula problemi, segnalazioni e richieste provenienti direttamente dalla città.

Una critica che investe, inevitabilmente, il rapporto tra Giunta e Consiglio: il controllo consiliare, nella prospettiva indicata da FdI, non può trasformarsi in una pratica burocratica da sollecitare più volte prima di ottenere un riscontro.

Nel frattempo arriva la risposta di Aretusacque

Sul fronte operativo, tuttavia, qualcosa si è mosso. Dopo un ulteriore sollecito del 14 agosto, Cavallaro riferisce di aver ricevuto una risposta da Aretusacque, il gestore subentrato nella gestione del servizio idrico integrato dal 25 giugno 2026.

La società ha spiegato che sono in corso verifiche tecniche con il Comune di Siracusa per accertare le modalità di alimentazione dell’impianto e valutare come eventualmente inserire la Casetta dell’Acqua nel perimetro delle infrastrutture affidate al nuovo gestore.

È un passo avanti, ma non ancora una soluzione. La risposta, infatti, fotografa una fase ancora interlocutoria: si stanno effettuando verifiche, ma non è stato ancora indicato un percorso definitivo per il ripristino del servizio. E, soprattutto, secondo Cavallaro manca ancora la risposta dell’Amministrazione comunale.

Ora il Comune deve spiegare cosa sta facendo

È su questo terreno che la vicenda torna a trasformarsi in una questione politica. Se Comune e Aretusacque stanno effettivamente lavorando insieme per chiarire la situazione tecnica dell’impianto, sostiene Cavallaro, allora Palazzo Vermexio deve mettere nero su bianco quali iniziative abbia assunto, a che punto siano le verifiche e quali siano i tempi previsti per arrivare alla soluzione.

Per questo il capogruppo ha deciso di rivolgersi nuovamente al Segretario Generale e, questa volta, anche al Direttore Generale del Comune, chiedendo un intervento che consenta di ottenere finalmente il riscontro all’interrogazione e di definire tempi e modalità per il ripristino della Casetta dell’Acqua.

Il tono della denuncia si fa quindi più istituzionale, ma non meno duro. L’esponente parla di «muri difficilmente comprensibili» che sembrerebbero essersi alzati nel rapporto tra Amministrazione e Consiglio comunale. E individua una possibile causa in una «non piena consapevolezza» del ruolo istituzionale del consigliere.

Il tema politico oltre Cavadonna

La vicenda di Cavadonna diventa così il simbolo di una tensione più ampia: da una parte una questione concreta, circoscritta e socialmente delicata; dall’altra il tema delle prerogative dell’opposizione e del diritto dei consiglieri a ricevere risposte dall’Amministrazione.

Il messaggio di Cavallaro è esplicito: non si tratta di chiedere una cortesia alla Giunta, né di rivendicare un trattamento privilegiato per un gruppo politico. «Si esercita una funzione istituzionale attribuita dalla legge e dal mandato ricevuto dai cittadini», sottolinea. E proprio per questo, nella sua impostazione, la questione non dovrebbe essere ridotta all’ennesimo confronto tra maggioranza e opposizione.

C’è una Casetta dell’Acqua che non funziona. Ci sono detenuti che da mesi non possono più utilizzare quel servizio senza sostenere il costo delle bottiglie. C’è un gestore che ha avviato interlocuzioni tecniche con il Comune. E c’è un’interrogazione consiliare che, a distanza di settimane, attende ancora una risposta.

La conclusione di Cavallaro prova a riportare il caso dal terreno dello scontro politico a quello della responsabilità amministrativa: «Qui, peraltro, non si tratta di cercare colpevoli. Si tratta di risolvere una questione concreta, che presenta un evidente profilo umano e sociale, e, allo stesso tempo, di garantire il corretto rapporto tra Amministrazione e Consiglio comunale».

Poi la stoccata finale, destinata a restare al centro del confronto politico al Vermexio: «Aretusacque ha risposto. Ora attendiamo che lo faccia anche il Comune».

27 Agosto 2026 | 17:25
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