Siracusa. Autostrada Siracusa-Gela, la revoca del Cas può fermare il pedaggio

di Redazione

A18 e A20, vent’anni di criticità tra manutenzioni carenti e progetti incompleti. Il ministero valuta la revoca della concessione, mentre il Consorzio avverte: «Rischio paralisi delle opere e perdita dei finanziamenti». Per Siracusa, l’uscita del Cas dalla gestione potrebbe evitare l’introduzione del pedaggio sulla Siracusa-Gela

La crisi delle autostrade siciliane riaccende il dibattito sul futuro della rete viaria dell’Isola e, in particolare, sulla gestione della Siracusa-Gela, un’infrastruttura strategica per i collegamenti del Sud-Est siciliano. Sullo sfondo c’è l’istruttoria avviata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per valutare la revoca della concessione al Consorzio per le Autostrade Siciliane, l’ente che gestisce la A18 Messina-Catania, la A20 Palermo-Messina e la tratta ancora in costruzione della Siracusa-Gela.

Una vicenda che coinvolge direttamente Siracusa, non soltanto per il completamento dell’autostrada, ma anche per una questione destinata a incidere sui cittadini e sulle imprese del territorio: l’ipotesi di introdurre il pedaggio sulla Siracusa-Gela. In questo scenario, un eventuale cambio di gestione potrebbe mettere in discussione il progetto di tariffazione previsto dal Cas, aprendo la strada a un modello diverso di amministrazione dell’infrastruttura. Il confronto sulla gestione delle autostrade siciliane nasce da una situazione di criticità che, secondo le contestazioni ministeriali, si trascina da molti anni. Le verifiche condotte dagli organismi di controllo hanno evidenziato problemi relativi alla manutenzione, alla sicurezza delle opere d’arte e all’organizzazione interna del Consorzio.

Vent’anni di problemi e una rete da mettere in sicurezza

Le contestazioni rivolte al Cas riguardano un arco temporale particolarmente ampio. Nelle comunicazioni del Ministero dei Trasporti viene richiamato il quadro delle inadempienze contestate per il periodo compreso tra il 2007 e il 2021, al quale si aggiungono le criticità rilevate negli anni 2022, 2023 e 2024. Le segnalazioni hanno interessato, tra gli altri aspetti, le barriere di sicurezza, i viadotti e le gallerie. A riportare l’attenzione sulla gravità della situazione sono state soprattutto le recenti verifiche straordinarie condotte dall’ingegnere Placido Migliorino, incaricato dal ministero nel 2026. Secondo le stime contenute nelle valutazioni tecniche, per riportare la A18 e la A20 a condizioni di sicurezza adeguate sarebbe necessario un investimento complessivo di 5,5 miliardi di euro nell’arco di dieci anni. Una cifra che dà la misura delle difficoltà accumulate nel tempo e dell’impegno economico richiesto per il risanamento della rete.

Scadenza del 3 ottobre: nuove limitazioni al traffico

Nel frattempo, il Cas è chiamato a rispettare una serie di prescrizioni considerate urgenti. Il termine indicato è quello del 3 ottobre 2026, entro il quale dovranno essere adottati interventi per ridurre i rischi connessi alle condizioni delle infrastrutture.

Tra le misure previste figurano:

  • La riduzione della velocità a 90 chilometri orari per i veicoli leggeri e a 60 chilometri orari per quelli con massa superiore a 7,5 tonnellate.

  • Il mantenimento di una distanza minima di 200 metri tra i mezzi in transito.

  • Il divieto di sorpasso per i veicoli pesanti.

  • L’installazione della segnaletica necessaria.

  • La riduzione a due corsie della carreggiata sui viadotti privi delle verifiche di sicurezza richieste.

Per le gallerie della rete è inoltre previsto un programma di pulizia ad alta pressione, con rimozione delle parti deteriorate e installazione di reti metalliche nelle zone interessate.

Il costo stimato per questo pacchetto di interventi ammonta a 32,5 milioni di euro, risorse che la Regione Siciliana ha recentemente individuato nell’ambito dei residui dei fondi POC.

Il ministero: 214 non conformità ancora da risolvere

Le prescrizioni sulla sicurezza rappresentano soltanto una parte del quadro contestato al Consorzio. A giugno, secondo la documentazione ministeriale richiamata nella vicenda, risultavano ancora 214 non conformità non sanate. Tra le altre criticità segnalate figurano il mancato rispetto del piano di manutenzione ordinaria, le carenze negli interventi straordinari, una sorveglianza ritenuta insufficiente e la situazione delle aree di servizio. Su 13 sub-concessioni, soltanto quattro risultavano rinnovate, mentre sei erano in regime di proroga e tre aree risultavano chiuse. Il ministero ha inoltre respinto la tesi secondo cui i costi delle manutenzioni straordinarie dovrebbero essere trasferiti interamente a Roma. Secondo la direzione generale del MIT, tale interpretazione non sarebbe coerente con gli obblighi previsti dalla convenzione che regola la concessione.

Progetti incompleti e ritardi nelle procedure

Un altro capitolo riguarda la struttura amministrativa del Cas e la capacità di portare avanti i progetti nei tempi previsti. Il Consorzio ha lamentato in più occasioni i tempi di risposta del ministero, ma la direzione generale del MIT ha contestato la qualità della documentazione trasmessa, evidenziando carenze progettuali, incompletezze e difformità rispetto alle norme sugli appalti pubblici. Secondo la ricostruzione ministeriale, queste problematiche avrebbero determinato la necessità di richiedere integrazioni, modifiche e chiarimenti, con procedimenti che in diversi casi si sarebbero protratti da uno a cinque anni. Una situazione che incide sulla realizzazione delle opere e sulla capacità di utilizzare tempestivamente le risorse disponibili.

Il piano del Cas e il futuro della Siracusa-Gela

Dal canto suo, la nuova governance del Consorzio ha illustrato una serie di iniziative finalizzate a rilanciare la struttura. Tra queste figurano gli investimenti già avviati grazie anche a 253 milioni di euro di fondi FSC, l’esternalizzazione di alcuni servizi di verifica, gli accordi quadro sottoscritti e i concorsi per l’assunzione di 48 nuove figure tecniche e dirigenziali. Il Cas ha inoltre approvato un piano di rientro per affrontare una situazione finanziaria caratterizzata da un indebitamento di 154 milioni di euro e da un disavanzo strutturale, legato alla differenza tra gli introiti dei pedaggi e i costi operativi, quantificato in 27 milioni di euro. Tra gli obiettivi della gestione figura anche l’introduzione del pedaggio sulla Siracusa-Gela, una prospettiva che ha suscitato interrogativi sul futuro dei collegamenti autostradali nel territorio siracusano.

Revoca della concessione: il nodo dei finanziamenti

Il Consorzio ha espresso una posizione netta sull’ipotesi di revoca della concessione. In una comunicazione di fine luglio, il direttore generale Fazio ha sostenuto che un provvedimento di questo tipo potrebbe provocare la paralisi delle procedure già avviate e mettere a rischio ingenti finanziamenti pubblici. Si tratta di una valutazione che il ministero dovrà esaminare nell’ambito dell’istruttoria in corso.

Per Siracusa, la questione assume un rilievo particolare: l’eventuale revoca della gestione al Cas potrebbe rimettere in discussione anche l’introduzione del pedaggio sulla Siracusa-Gela, sottraendo il territorio a un’ipotesi tariffaria che il Consorzio ha inserito tra i propri obiettivi. Resta da capire quale sarà il futuro della concessione, quali garanzie verranno assicurate per la continuità degli interventi e, soprattutto, quale modello di gestione verrà individuato per un’infrastruttura fondamentale per la mobilità, lo sviluppo economico e i collegamenti della provincia di Siracusa.

Il possibile mancato inserimento del pedaggio in caso di revoca è uno scenario da verificare sulla base degli atti concessori e delle decisioni del nuovo soggetto gestore. La revoca, di per sé, non comporta automaticamente l’abolizione del pedaggio.

20 Settembre 2026 | 12:07
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