Siracusa. Amori, ipocrisie, vittorie nel nuovo sorridente libro scritto da Valerio Vancheri

di Aldo Formosa

La chiamano “filosofia spicciola” quella che non discende dal magistero delle cattedre, oppure che non è celebrata nei testi sacri del pensiero illuminante.

Ma il fatto è che, a conti fatti, la filosofia paludata appare tronfia e all’impatto   supponente, mentre l’altra, la “spicciola”, è quella con cui traffichiamo tutti i santi giorni e con la quale dobbiamo fare i conti nel sopravvivere.

Lo sa Valerio Vancheri che generosamente ce ne offre, ancorché senza pretenderlo, insegnamenti a tinchité nel suo recente libro “U fattu è nenti, è comu si cunta”.

Un libro che proprio dal titolo si svela in una non voluta e non cercata intenzione  didattica, anche se poi il risultato è proprio quello di riaprire sipari di cose, fatti, atteggiamenti, sotterfugi, ipocrisie, persino speranze del nostro (di noi tutti, nessuno  escluso) quotidiano.

Valerio Vancheri possiede un innato gusto dell’ironia, un senso raffinato del sarcasmo, una abile giocolerìa del paradosso.

Insomma è un concentrato di arguzia, e di manutenzione persino di quella “babbiàta”  che non è mai pedestre ma che invece attinge alla nobiltà della felice scelta del momento.

Dire che è un uomo intelligente appare un pleonasmo, ma è un atto dovuto. Lo ha dimostrato anche quando, pressoché imberbe, si innamorò della pallanuoto. Pur costretto suo malgrado in una corporatura che non ha all’apparenza nulla di scultoreo   (tranne una relativa armonia delle fattezze) per dimostrare di potercela fare e mettere alla prova il proprio carattere, si cimentò negli impervi antagonismi fisici individuali della pallanuoto. Temperamento ludico, certo. Ed anticonformismo quanto bastava.

Che dire a questo punto di una persona per la quale si nutre stima ed affetto? Il senso  della misura non mi può fare tracimare nella piaggearia.

Il fatto è…

Il fatto è che questo libro bisogna davvero leggerlo, e dirgli pure grazie. Leggerlo, rileggerlo, tenerlo sul comodino per quando le contrarietà del giorno trasudano impedendo la atarassìa del riposo.

Come altrove ha scritto Simona Lo Iacono, l’esigenza di “scoscendere l’anima” fa parte  dell’umana consistenza di Vancheri nel caleidoscopio di certezze, ipotesi, ricordanze, amori, presunzioni, vittorie e sconfitte, aspettazioni, voglie represse e compiaciute, insomma tutto lo scenario dell’umana commedia rinverdito e corroborato da quella che  chiamiamo “sensibilità” ma che, nella sua completezza sostanziale per chi ce l’ha, deve  ancora trovare acconcia definizione.

Alle corte: tutto il positivo che si può dire di Valerio Vancheri non si trova sui banconi del supermercato. La trasandatezza di questo ovvio simbolismo vale perché altri possano  capire.

Dice: ma di che stiamo parlando?

E allora servono poche pillole estrapolate dal libro, per riportarci al motivo. Così, tanto per gradire.

“Dai diari segreti di Costa Crociere: lunedì, magnifica giornata, la nave è splendida, ho  conosciuto il comandante. Martedì: il comandante mi ha sorriso. Mercoledì: il comandante mi fa la corte. Giovedì: la corte del comandante si fa sempre più serrata. Venerdì: il comandante dice che se non sarò sua farà certamente colare a picco la nave. Sabato: ho salvato la vita di milleottocento persone”.

“Tesoro, vuoi un po’ di torrone? È duro? Si ch’è duro, ma ho detto prima il torrone”.

“Lei: E i preliminari? Lui: I preliminari dopo”.

“Una bellissima velina ha rotto il fidanzamento con Berlusconi la prima volta che l’ha visto nudo. Le faceva schifo così senza portafoglio”.

“Amare significa non dovere mai  chiedere: Quant’è stavolta?”.

“Quando l’amore finisce è sempre colpa di tutti e tre”.

“Ricordo perfettamente tutto quello che non ci siamo detti”.

“Il temerario dice: ti amo. Il folle aggiunge: per sempre”.

“A puttane? Non ci sono mai andato. O comunque l’ho saputo dopo”.

“Ogni volta che faccio l’amore, dopo un po’ lei si sveglia”.

“Ti lascio ma restiamo amici è un po’ come dire: il cane è morto, ma possiamo tenerlo”.

E poi c’è il molto, che è anche molto, perché il libro è anche ben altro, e tutto da assaporare.

Sommessamente mi punge vaghezza di aggiungere “per imparare”.

Provare per credere.

di Aldo Formosa 03 Settembre 2019 | 09:52
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