Un duro atto di opposizione formale scuote il dibattito sulla tutela ambientale della costa siracusana. L’associazione Natura Sicula ha depositato le proprie osservazioni contrarie alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) relativa al progetto di “riqualificazione costiera e restauro fabbricati” previsto a Punta della Mola, su iniziativa della società Elemata Maddalena s.r.l..
A illustrare le motivazioni dell’opposizione è il presidente dell’associazione, Fabio Morreale, che parla senza mezzi termini di “insanabili profili di illegittimità” nel progetto, evidenziando criticità che spaziano dalla violazione delle norme urbanistiche fino alla sottovalutazione di impatti ambientali rilevanti su habitat protetti e specie a rischio.
Vincoli paesaggistici e “falsi storici”
Tra i punti centrali sollevati da Natura Sicula vi è la contestazione della ricostruzione storica dei manufatti oggetto di intervento. Secondo l’associazione, si tratta di ex batterie militari risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che non avrebbero mai avuto destinazione residenziale.
Un elemento decisivo, sottolinea Morreale, riguarda il regime di tutela dell’area: Punta della Mola ricade infatti in un contesto soggetto al massimo livello di protezione paesaggistica (Livello di Tutela 3), che vieta esplicitamente il cambio di destinazione d’uso verso finalità abitative. Una circostanza che, secondo i firmatari delle osservazioni, renderebbe il progetto incompatibile con la normativa vigente.
Specie protette minacciate e rischio idraulico: impatti ignorati
Particolarmente critica è anche la valutazione dell’impatto sulla fauna. L’area non rappresenta soltanto un corridoio migratorio, ma un sito di nidificazione di primaria importanza per diverse specie tutelate dalla Direttiva Uccelli.
Tra queste, vengono citati il Fratino, l’Occhione e la Calandrella, tutte considerate rare o vulnerabili. Secondo Natura Sicula, l’incremento della pressione antropica derivante da un utilizzo abitativo dell’area comprometterebbe in modo irreversibile la sopravvivenza di queste specie.
Le osservazioni depositate evidenziano anche lacune nelle indagini ambientali presentate dal proponente. In particolare, viene segnalata l’assenza di studi sui chirotteri, ossia i pipistrelli, che utilizzano i ruderi presenti come rifugi naturali.
A ciò si aggiunge la preoccupazione per il rischio idraulico connesso alla realizzazione di una condotta fognaria su suolo carsico, che — in caso di malfunzionamenti — potrebbe provocare sversamenti nei fondali dell’area marina protetta del Plemmirio, con conseguenze potenzialmente gravi per l’ecosistema marino.
Documentazione “obsoleta” e impatto cumulativo
Un ulteriore elemento di critica riguarda la qualità e l’aggiornamento della documentazione tecnica. Natura Sicula la definisce “obsoleta”, in quanto basata su dati risalenti al 2022 e incapace di considerare le modifiche della vegetazione intervenute nel 2024.
Non meno rilevante è il tema dell’“effetto cumulo”: secondo l’associazione, il progetto sarebbe stato artificiosamente frazionato per evitare una valutazione complessiva dell’impatto ambientale. In particolare, si denuncia l’omessa considerazione di un più ampio intervento turistico-ricettivo, un resort previsto dalla stessa società nelle aree limitrofe, che aggraverebbe ulteriormente la pressione sull’ecosistema.
Sul piano legale, Natura Sicula evidenzia infine un presunto vizio nella strategia compensativa proposta dal proponente. Il tentativo di bilanciare i danni ambientali attraverso nuove piantumazioni viene giudicato in contrasto con l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ne vieta l’utilizzo in casi analoghi.
La richiesta al Comune
“Il progetto si fonda su presupposti errati e minaccia l’integrità del sito Natura 2000 – afferma Morreale – Per questo abbiamo chiesto formalmente al Comune di Siracusa l’emissione di un esito negativo per il procedimento di VIncA”.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso la tutela delle aree costiere siciliane, dove sviluppo e conservazione ambientale continuano a rappresentare un delicato equilibrio. Ora la decisione passa all’amministrazione comunale, chiamata a valutare un dossier che si preannuncia complesso e destinato a far discutere.
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