Priolo. Depuratore IAS, la Cassazione indica la strada: il Riesame dovrà rivalutare il bilanciamento tra ambiente e produzione

di Redazione

Le motivazioni della Suprema Corte evidenziano lacune sul monitoraggio degli inquinanti e sui parametri di controllo. Il procedimento torna al Tribunale del Riesame

Il futuro del depuratore consortile Ias di Priolo torna nuovamente al centro della complessa vicenda giudiziaria che da anni coinvolge il polo petrolchimico siracusano. Con il deposito delle motivazioni della sentenza che ha annullato con rinvio la precedente ordinanza del Tribunale del Riesame di Siracusa, la Corte di Cassazione ha indicato i punti che dovranno essere approfonditi nella nuova valutazione del caso, chiamando i giudici del Riesame a verificare se il delicato equilibrio tra continuità produttiva e tutela dell’ambiente sia stato realmente garantito.

La vicenda rappresenta uno dei contenziosi più rilevanti degli ultimi anni in Sicilia, perché interessa un impianto ritenuto strategico per l’intero polo industriale di Priolo, Melilli e Augusta. Il depuratore, infatti, raccoglie e tratta sia i reflui civili dei comuni serviti sia quelli industriali provenienti dalle principali aziende dell’area. Proprio questa funzione ha reso necessario, negli ultimi anni, un continuo confronto tra esigenze occupazionali, continuità produttiva e salvaguardia della salute pubblica.

L’inchiesta giudiziaria risale al 2022, quando il depuratore venne posto sotto sequestro nell’ambito di un’indagine per presunto disastro ambientale che coinvolge ventisei indagati, tra persone fisiche e società utilizzatrici dell’impianto. Per evitare il blocco delle attività industriali del polo, il Governo intervenne successivamente dichiarando il depuratore e la raffineria Isab impianti di interesse strategico nazionale attraverso uno specifico provvedimento, cui seguì il cosiddetto decreto di “bilanciamento”, destinato a consentire la prosecuzione dell’attività imponendo una serie di prescrizioni ambientali.

La Procura di Siracusa contestò però l’efficacia di quelle misure, ritenendole insufficienti a garantire la tutela ambientale. Il giudice per le indagini preliminari accolse questa impostazione nell’estate del 2024, mentre il Tribunale del Riesame ribaltò successivamente quella decisione, ripristinando gli effetti del decreto ministeriale. Proprio contro tale ordinanza la Procura ricorse in Cassazione, ottenendo l’annullamento con rinvio. Le motivazioni depositate dalla Suprema Corte chiariscono adesso quali aspetti dovranno essere riesaminati. I giudici di legittimità richiamano, tra gli elementi istruttori, il parere espresso dall’Ispra, che avrebbe evidenziato l’assenza di specifici valori limite per alcune sostanze considerate particolarmente inquinanti e, nello stesso tempo, le difficoltà tecniche nell’effettuare controlli realmente efficaci senza significativi interventi di adeguamento degli impianti.

Secondo la Cassazione, proprio il sistema di monitoraggio rappresenta un elemento imprescindibile per verificare che il bilanciamento tra produzione industriale e tutela dell’ambiente sia concreto e non soltanto teorico. Per questo motivo viene ritenuta insufficiente la motivazione del Riesame sia sotto il profilo della definizione dei parametri relativi agli inquinanti, sia riguardo agli interventi necessari per rendere possibile un controllo costante ed effettivo delle emissioni e degli scarichi.

La decisione non interviene sul merito delle accuse formulate nell’inchiesta penale, ma riguarda esclusivamente la fase cautelare. Sarà adesso il Tribunale del Riesame di Siracusa a dover rivalutare l’intera questione attenendosi ai principi indicati dalla Corte di Cassazione, pronunciandosi nuovamente sulla validità del decreto di bilanciamento e sulla compatibilità tra la prosecuzione dell’attività del depuratore e le garanzie di tutela ambientale richieste dall’ordinamento.

La nuova pronuncia sarà destinata ad avere ricadute importanti non soltanto sull’iter giudiziario, ma anche sul futuro dell’intero polo industriale siracusano, dove il tema della compatibilità tra sviluppo produttivo, occupazione e salvaguardia dell’ambiente continua a rappresentare una delle questioni più delicate del territorio. Nel frattempo, il caso Ias resta al centro di ulteriori procedimenti e provvedimenti amministrativi che negli ultimi mesi hanno interessato la gestione dell’impianto e le autorizzazioni necessarie alla sua attività.

29 Giugno 2026 | 09:48
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