«A Messina si sta consumando l’ennesimo episodio di strumentalizzazione politica della memoria storica. Dopo il rinvio da parte della Commissione Toponomastica comunale della decisione sull’intitolazione di una via a Norma Cossetto, martire delle foibe, i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno reagito con toni accesi, trasformando un atto amministrativo in un pretesto per attacchi scomposti e personali» lo afferma Giuseppe Martino presidente provinciale ANPI Messina.
Nel mirino della polemica è finito in particolare il prof. Giuseppe Restifo, noto storico e docente universitario, componente della stessa Commissione, colpevole – secondo i consiglieri – di aver espresso valutazioni non allineate alla vulgata nazionalista che vorrebbe riscrivere la storia a uso e consumo dell’attualità politica.
Il più veemente è stato il consigliere comunale Libero Gioveni, un tempo esponente della Margherita, poi passato per Pd e Udc, oggi militante in Fratelli d’Italia. In Consiglio comunale ha lanciato accuse che ricordano più lo stile delle gazzarre fasciste che il dibattito istituzionale, accusando il prof. Restifo di negazionismo e invitandolo, di fatto, a dimettersi.
Ciò che preoccupa non è solo l’aggressività verbale, ma l’approccio ideologico alla storia, che cancella la complessità dei fatti per sostituirla con un racconto semplificato e funzionale a un’agenda politica. Le foibe sono state un crimine, certo, ma contestualizzarle – come fanno da anni gli storici seri – non equivale a giustificarle. Significa, invece, comprenderle nel quadro di un contesto bellico e postbellico, fatto di vendette, nazionalismi contrapposti, repressioni politiche e costruzione autoritaria di nuovi regimi.
È ormai evidente che l’obiettivo di queste campagne non è onorare la memoria delle vittime, ma imporre una lettura univoca della storia, sotto il marchio del nazionalismo. Una lettura che non tollera il dissenso, né l’approccio critico basato su fonti, comparazioni, e rigore accademico. La nomina del prof. Restifo in Commissione, avvenuta nel 2021 su selezione pubblica e per titoli culturali, dovrebbe invece garantire proprio questo: competenza e indipendenza.
L’ANPI di Messina condanna fermamente questa deriva autoritaria e intimidatoria. La ricerca storica è un pilastro della democrazia, e non può essere assoggettata a verità di Stato o interessi di partito. Esprimiamo solidarietà piena e convinta al prof. Restifo, e a tutti quegli studiosi che in questi anni sono stati bersaglio di attacchi solo per aver svolto con onestà il proprio mestiere.
La storia non si riscrive per decreto, né si impone per mozione consiliare. Si studia, si discute, si approfondisce. E soprattutto si difende: dagli abusi del potere e dall’ignoranza organizzata».
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