Ospedale Vittorio Emanuele

Gela. I sanitari non riescono a prendere la vena ad una neonata e sbagliano diagnosi, Agati: «Si potrebbe configurare il reato di tortura a una neonata»

di Redazione

Il calvario della piccola, sarebbe proseguito in ospedale: «E’ stata lasciata al ps infettivologico al freddo e senza un lenzuolo»

«La piccola sarebbe rimasta 4 ore presso l’ospedale “Vittorio Emanuele di Gela” definito da tutti l’ospedale matratoio, diretto da Luciano Fiorella, dove “i medici di Catania hanno ribaltato la diagnosi ospedale San Marco”:

– il papà 32enne (Emanuele A. le sue iniziali) – a Gela, non riuscivano a trovare la vena per iniettarle il sodio necessario a ripristinare i parametri vitali.

Mia figlia aveva la febbre alta. Sono stato costretto a sollecitare l’intervento dei carabinieri per garantirle la dovuta assistenza sanitaria. Infatti – prosegue l’uomo – è stato un azzardo cercare di contattare l’Usca territoriale. Tutto questo è vergognoso”.

Il calvario della piccola, sarebbe proseguito in ospedale. “E’ stata lasciata al ps infettivologico al freddo e senza un lenzuolo.

A detta dei medici del San Marco pare che abbiamo sbagliato anche la diagnosi e non sono riusciti a trovare la vena per iniettarle il sodio. Parlavano di liquido nei polmoni, improvvisamente scomparso dopo il ricovero a Catania.

A Gela occorrono, medici, infermieri, macchinari e medicine, l’ospedale è abbandonato e delle tanto vantate attenzione del Procuratore Asaro solo parole, l’ospedale di Gela è un mattatoio, la Procura lo sà ed è complice».

10 Agosto 2022 | 09:15
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