E’ diventato insostenibile il traffico sul ponte Umbertino. La sconsiderata demolizione del ponte dei Calafatari ha messo in crisi l’Umbertino. Soprattutto nei giorni festivi e prefestivi. Tutto il traffico in uscita da Ortigia infatti si riversa esclusivamente sul ponte Umbertino. Con almeno cinque conseguenze nefaste: perdita della via di uscita diretta da Ortigia; inquinamento atmosferico per eccessiva concentrazione di scarichi da automezzi; caos della circolazione veicolare; disagi per i pedoni; danneggiamento del ponte, che è la struttura storica di collegamento fra l’isola di Ortigia e la terraferma.
L’amministrazione comunale ha voluto decidere la demolizione del ponte dei Calafatari con una celerità inconsueta quanto “silenziosa” e degna di miglior sorte. Motivazione: pericoli per la staticità del ponte. Con un criterio del genere, nel duemila, si sarebbe dovuto demolire il ponte Umbertino. Che invece è stato risanato e consolidato. E da più di un secolo fa ancora il suo dovere.
Oltre tutto sulla questione della staticità i tecnici sono divisi. E i più ritengono che non ci fosse alcun rischio. Si sarebbe dovuto soltanto compiere un’opera di manutenzione e consolidamento. Ma tant’è. Il ponte dei Calafatari è ormai demolito. Tuttavia, in un modo o nell’altro, va ricostruito. Non se ne può assolutamente fare a meno. Sia per la scurezza in caso di uscita urgente da Ortigia sia per garantire la fluidità dell’ordinario traffico veicolare in uscita dall’isola sia anche per la salvaguardia del ponte Umbertino.
Già per carenza di manutenzione i parapetti in cemento armato dell’Umbertino si vanno sbriciolando. La corrosione è particolarmente evidente nei piloni che sorreggono i lampioni ai quattro angoli del ponte. Le vibrazioni degli automezzi in transito e la corrosione da gas di scarico completeranno l’opera. E si tratta dei piloni in cemento armato costruiti nel 1906, sui quali lo scultore Giulio Moschetti di Ascoli Piceno (l’autore della fontana di Diana a piazza Archimede) avrebbe voluto installare dei gruppi scultorei. Ragioni economiche impedirono la costruzione dei gruppi scultorei e fecero optare per i lampioni. E ora li distruggiamo. Come al solito. Non va dimenticato che la costruzione del ponte Umbertino risale agl’inizi del 1900: nel 1906 furono completati i lavori. Né va dimenticato che nel duemila il ponte è stato ristrutturato e consolidato in seguito a un cedimento.
Fu anche per questo che venne costruito il ponte Santa Lucia, aperto nel 2003, che collega via Malta a via Chindemi: la terraferma all’isola. Si era dunque realizzata la coppia dei due ponti di transito ordinario: entrata in Ortigia dal ponte Santa Lucia e uscita dal ponte dei Calafatari. E in mezzo, senza gran traffico, lo storico ponte Umbertino.
L’ex sindaco Roberto Visentin aveva addirittura pensato di pedonalizzare l’Umbertino, lasciando l’accesso soltanto ai mezzi di emergenza e soccorso. E sarebbe stata una gran bella cosa: una passeggiata sulla darsena, tra il Porto Grande e il Porto Piccolo; una chicca per i turisti, come per i siracusani. E poi parliamo di turismo…
Invece no. Macchine, motociclette, autobus, furgoni, camion, tutto, in uscita da Ortigia, deve transitare sul ponte Umbertino. Ingorghi e caos. E parliamo di tempi, per così dire, normali. Immaginate un po’ cosa può accadere in caso di calamità e di uscita urgente dall’isola. A quel punto dal caos circolatorio si passerebbe alla tragedia. E di qualcuno dovrebbe pur essere la responsabilità.
Ma anche in tempi normali è semplicemente demenziale canalizzare tutto il traffico in uscita da Ortigia su un autentico percorso di guerra: dal lungomare occorre svoltare su piazza della Posta, attraversare tutta la piazza (sempre affollata e pericolosamente incrociata da varie traverse) e poi immettersi in corso Umberto con un angolo di 90 gradi. Ingorghi e caos. Inquinamento e disagi. Per i turisti e per i siracusani. E ulteriori fattori di inquinamento e corrosione.
E quando sarà aperto l’albergo dell’ex Posta centrale (cioè tra breve)? E’ concepibile canalizzare un così intenso flusso di traffico veicolare davanti a un albergo a cinque stelle? Alla faccia dei turisti, più in generale degli ospiti dell’albergo. E’ questo il rispetto che ha per i turisti questa città che di turismo vorrebbe vivere?
Va ricordato pure che la costruzione di un collegamento fra Ortigia e la terraferma sul lato nord-nord est fa parte di quel finanziamento che la Regione concesse a suo tempo e comprendeva la costruzione del parcheggio Talete, di un dirimpettaio parcheggio sulla sponda della Borgata e di un tunnel sottomarino.
Abbandonata poi l’idea del tunnel, per vari motivi di opportunità, si ripiegò sull’utilizzo del ponte dei Calafatari. Che anzi si sarebbe dovuto demolire e ricostruire con un diverso andamento e collegare direttamente a viale Montedoro.
A questa soluzione ostava la salvaguardia delle mura spagnole, i cui ruderi prospettano sulla rada dei calafatari. Ma alla fine una soluzione fu trovata. Tutti d’accordo. Poi tutto rimase com’era.
Ora la demolizione del ponte dei Calafatari, frettolosamente e unilateralmente decisa, rimette tutto in discussione. E non è da escludere che, prima o poi, la Regione chieda la restituzione di quel finanziamento.
Per tutti questi motivi il ponte dei Calafatari va ricostruito. E pure in fretta. D’altra parte si tratta di un ponticello da quattro soldi, realizzabile in breve tempo e con risorse irrilevanti. Non ci sarà certo bisogno di scomodare l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, il mago dei ponti, per ricostruirlo. Con le moderne tecnologie basta qualche prefabbricato leggero per avere un nuovo ponte in breve tempo. E con il giusto decoro dei luoghi.
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