Siracusa. «Servizio idrico è una bomba sociale», l’ultimatum dei Comitati sulla gestione da incubo: «Basta alibi, l’acqua è un diritto»

di Redazione

“Paghiamo le bollette, ma restiamo senz'acqua. La pazienza è finita”: è il grido esasperato dei cittadini alle prese con una crisi idrica che sembra non avere fine. Una rete colabrodo, un call center fantasma, PEC rimaste senza risposta e investimenti frenati dai ritardi nelle autorizzazioni dell'ATI Idrico. Ortigia e Borgata alzano la voce, pretendono rispetto, trasparenza e assunzione di responsabilità e lanciano un allarme ad Aretusacque: “La prossima estate rischia di trasformarsi in un'emergenza ancora più grave. Basta promesse, ora servono fatti”. Chiesto un piano concreto prima di Natale

Aprire il rubinetto e non trovare nulla, oppure trovarne un filo stentato a pressione ridotta, per chi vive a Ortigia o nella Borgata Santa Lucia non è più una spiacevole eccezione: è diventata una routine da incubo.

Dal 25 giugno scorso, giorno in cui Aretusacque ha rilevato la gestione del servizio idrico cittadino, il bene primario per eccellenza si è trasformato nel principale grattacielo di problemi di Siracusa.

Per chiedere conto di mesi segnati da guasti continui, interruzioni improvvise e un silenzio aziendale spesso assordante, il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente e il Comitato Rinascita Borgata Santa Lucia si sono mossi compatti. Venerdì 6 novembre, nella sala grande del Collegio Santa Maria, Davide Biondini e Giuseppe Garro, rappresentati dei due Comitati, hanno chiamato a rapporto la dirigenza della società: al tavolo dei relatori, il presidente del Consiglio di Sorveglianza Giuseppe Assenza e il consulente tecnico Pucci La Torre. Un faccia a faccia pubblico incandescente ma necessario, nato per fare luce su una gestione che finora ha prodotto più disagi che certezze.

La rete-groviera e l’effetto “domino”

La diagnosi presentata dai tecnici di Aretusacque non ha sorpreso nessuno, ma ha confermato la gravità del quadro: la rete idrica di Siracusa è strutturalmente ammalorata, un colabrodo logorato dal tempo.

L’ingegner La Torre e il presidente Assenza hanno tentato di spiegare la dinamica dei frequenti guasti ricorrendo al classico effetto “domino”: quando le squadre d’emergenza riparano una perdita in una condotta fatiscente, la conseguente riapertura del flusso e la variazione di pressione finiscono per spaccare il tubo poche decine di metri più in là. Un cane che si morde la coda, mentre gli utenti restano a secco.

Se le leggi della fisica possono in qualche misura “giustificare” i cedimenti delle condotte, risulta assai meno perdonabile il netto tracollo dei servizi dedicati all’utenza. I comitati cittadini hanno infatti puntato il dito contro un quadro di disservizi ormai insostenibile, a partire dalle continue interruzioni dell’erogazione e dai drastici cali di pressione che devastano la quotidianità dei residenti.

A completare il quadro c’è la totale incomunicabilità con l’azienda: un call center che pare fantasma, con risposte introvabili, tardive o del tutto inattendibili, PEC formali sistematicamente lasciate cadere nel vuoto e una trasparenza ridotta ai minimi termini. Sul sito aziendale mancano infatti le sezioni prescritte per le società a controllo pubblico, dall’Amministrazione Trasparente ai dati aggiornati sulla qualità dell’acqua potabile, fino alle informazioni sullo stato di funzionamento delle casette dell’acqua.

“Non parliamo solo di tubi rotti, ma di rispetto dei diritti elementari dell’utente. Servono trasparenza immediata, comunicazioni tempestive e concrete azioni compensative quando il servizio salta”, tuonano dai Comitati.

Burocrazia e finanziamenti: il rimpallo della spesa

Sul fronte finanziario e degli investimenti strutturali, la vicenda assume i contorni grotteschi dell’estenuante burocrazia locale. Aretusacque sostiene di non avere problemi di cassa per far partire i cantieri di ammodernamento. E allora cosa blocca le pale e gli scavi? La risposta risiede nelle stanze dell’ATI Idrico di Siracusa, presieduto dal sindaco Francesco Italia, che non ha ancora rilasciato l’autorizzazione formale al piano di revisione degli investimenti presentato dall’azienda.

Un corto circuito istituzionale in piena regola: da un lato il gestore non restio a spendere (cercando, si apprende, anche finanziamenti pubblici per evitare che le opere gravino sulle già salate bollette dei cittadini), dall’altro la macchina pubblica che tergiversa nei nulla osta. Nel frattempo, sul tavolo restano ancora insoluti vari nodi, a partire dalla gestione dei depositi cauzionali e da diverse risposte tecniche rimaste “in sospeso”.

La clessidra corre verso la stagione turistica

I rappresentanti di Ortigia e Borgata lo hanno scandito a chiare lettere: l’attuale situazione non è più sostenibile. Se il sistema collassa in autunno, cosa accadrà con l’arrivo della primavera e dell’estate, quando ai residenti si sommeranno centinaia di migliaia di turisti, con hotel, ristoranti e locali spinti al massimo del consumo?

La richiesta dei cittadini è un aut-aut stringente: la crisi va superata prima del prossimo picco stagionale. Non c’è più tempo per i verbali d’intesa o le buone intenzioni. Un primo “tagliando” è stato già fissato: i Comitati trasmetteranno nelle prossime ore ad Aretusacque un promemoria dettagliato con tutte le richieste rimaste inevase. Il gestore sarà chiamato a rispondere punto su punto in un secondo incontro pubblico da tenersi prima delle festività natalizie.

I toni dell’assemblea sono stati definiti costruttivi, ma l’avviso ai naviganti è netto: il dialogo ha senso solo se produce impegni verificabili, cronoprogrammi vincolanti e, soprattutto, acqua calda e fredda che sgorghi regolarmente dai rubinetti. La pazienza dei siracusani si è prosciugata; ora tocca ad Aretusacque e all’ATI dimostrare che la lezione è stata compresa.

08 Novembre 2026 | 11:46
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