La palla di vetro non basta a nascondere le responsabilità. E soprattutto non può diventare l’escamotage per trasformare mesi di interrogativi e contestazioni in una vicenda appena cominciata. Luca Cannata, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, torna all’attacco del sindaco di Siracusa Francesco Italia, presidente dell’ATI idrico, e lo fa con una replica che non lascia spazio a interpretazioni: prima di parlare di verifiche future, Italia dovrebbe rendere conto di quelle che avrebbe dovuto garantire in passato.
Al centro dello scontro c’è la gestione di Aretusacque e, soprattutto, il ruolo di vigilanza esercitato dall’ATI. Italia, rispondendo alle precedenti dichiarazioni del parlamentare, aveva liquidato le richieste di chiarimento evocando ironicamente la necessità di avere una «palla di vetro». Il sindaco ha spiegato che l’Assemblea ha deliberato soltanto tre giorni prima, dopo aver completato gli approfondimenti legali necessari, e che sono ora in corso le verifiche sugli affidamenti e sui costi del servizio, ricordando che il nuovo gestore è subentrato soltanto alla fine di giugno. Ha inoltre rivendicato la disponibilità dell’ente, citando le due richieste di accesso agli atti di Cannata, evase a luglio e settembre.
Una difesa che ha il sapore del pretesto, utile più a coprire scomode verità e che non convince affatto il deputato di FdI. Anzi, per Cannata, il tentativo di spostare il confronto sulle verifiche appena avviate finisce per rendere ancora più evidente la questione centrale: chi doveva controllare, che cosa ha controllato e perché oggi si cerca di ricominciare il racconto soltanto dall’ultima Assemblea?
”Il sindaco Italia invoca la palla di vetro, ma dovrebbe cominciare dalle carte che ha sulla scrivania – tuona Cannata – Gli chiediamo conto di ciò che ha fatto finora e lui risponde parlando del futuro. Un gioco di prestigio mal riuscito: le responsabilità non scompaiono e il fallimento della sua gestione resta. Prima sostiene di non avere atteso le mie iniziative che sono datate e agli atti, poi usa le risposte alle mie richieste come prova del proprio operato. Tra l’altro i riscontri che cita erano parziali e proprio le mie iniziative hanno portato alla luce questioni sulle quali continuiamo a pretendere chiarezza, a partire dal controllo pubblico e dalle regole applicate ad Aretusacque.
Prima di vantare risposte complete, legga le domande e le confronti con i documenti effettivamente trasmessi – sottolinea il parlamentare -. Gli atti dimostrano che l’ATI conosceva grazie alle mie interrogazioni il contrasto sulla natura del controllo pubblico ben prima dell’ultima Assemblea e che il Consiglio di sorveglianza aveva annunciato l’acquisizione del parere legale a seguito della mia richiesta. La vicenda non è nata tre giorni fa.
Italia tenta di far sparire mesi di responsabilità facendo partire il calendario dall’ultima riunione. Ma da scarso prestigiatore lascia il trucco bene in vista. Quali controlli sono stati svolti prima? Quali regole sono state applicate? Quali documenti restano da consegnare? Rispondere a un accesso agli atti ed esercitare la vigilanza sono due cose diverse. Un presidente dell’ATI dovrebbe conoscere almeno questa distinzione. Italia continua a cercare battute per evitare risposte. Alla gestione fallimentare aggiunge comunicati che non reggono al confronto con le carte. Prima di fare ironia, studi la vicenda che dovrebbe governare. Ai cittadini servono acqua e trasparenza: dei suoi alibi hanno già fatto il pieno”, conclude Cannata.
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