Ad Agrigento la sequenza è stata semplice da leggere a posteriori, meno da prevedere in anticipo. Un movimento nato nel febbraio 2026 da un ex inviato de Le Iene, quattro deputati regionali (due sottratti al M5S), un candidato sindaco proveniente dallo stesso Movimento 5 Stelle, e in pochi mesi la prima amministrazione progressista nella storia della città dei Templi. Giuseppe Conte, che con il M5S in quella stessa partita ci ha perso pezzi, ha scelto comunque di intestarsi il risultato, definendolo un possibile allargamento del campo progressista verso un elettorato — quello della protesta, della sfiducia nei partiti, della campagna contro privilegi e malaffare — che una volta era terreno esclusivo dei Cinque Stelle.
A Siracusa lo scenario è ancora acerbo, ma i materiali per costruire un pezzo simile ci sono già, e vale la pena metterli in fila.
Un sindaco civico, non un sindaco di partito
Francesco Italia governa la città dal 2018, riconfermato nel 2023 con il 55,39% al ballottaggio contro il centrodestra di Ferdinando Messina. Non è mai stato espressione diretta del PD: si è sempre presentato con liste civiche, ed è oggi più vicino ad Azione che al Nazareno. È esattamente il tipo di sindaco “irregolare” — per usare l’aggettivo che i cronisti hanno riservato a La Vardera — su cui un movimento come Controcorrente potrebbe lavorare: non ostile per definizione al campo largo, ma nemmeno organico ad esso.
Il dato che rafforza questa lettura è quello del 2023: alle comunali, PD e M5S corsero insieme ma su un’altra candidata, Renata Giunta, arrivata solo terza al primo turno. Un centrosinistra di partito che non riesce a imporsi da solo è, in piccolo, la stessa condizione che ha aperto la porta a Controcorrente ad Agrigento.
La diaspora pentastellata: il caso Gilistro
Il precedente più diretto, però, non riguarda il Comune ma la Regione. Carlo Gilistro, deputato regionale siracusano, è stato tra i due esponenti M5S (con Jose Marano) che a fine giugno 2026 hanno lasciato il Movimento per dare vita al gruppo Controcorrente all’Ars. Interpellato sull’accusa di essere un “traditore”, Gilistro ha risposto rivendicando la scelta: il partito, a suo dire, era troppo lento. È lo stesso travaso — dal M5S verso La Vardera — che ad Agrigento ha prodotto il candidato sindaco vincente. A Siracusa, per ora, ha prodotto un parlamentare regionale, non ancora un candidato locale.
Il fronte opposto: Michele Mangiafico
C’è poi un secondo movimento, di segno inverso, che rende il caso siracusano più complesso di quello agrigentino. Michele Mangiafico — ex presidente del Consiglio provinciale con l’UDC nel 2008, poi consigliere comunale nelle liste di Ezechia Paolo Reale nel 2018, candidato sindaco nel 2023 con la propria lista civica (3,6%) prima di sostenere al ballottaggio il centrodestra di Messina, e infine transitato in Fratelli d’Italia nel 2024 — si sta oggi avvicinando a Controcorrente, pur non comparendo ancora nell’elenco ufficiale delle adesioni. Se ad Agrigento La Vardera ha eroso consenso soprattutto al M5S, a Siracusa il movimento sembra corteggiare anche pezzi di classe dirigente locale che arrivano da destra o dal centro — uno schema più simile a quanto già avvenuto in altri comuni, dove Controcorrente ha inserito crepe in giunte di centrodestra reclutando sindaci e assessori uscenti.
La variabile Mister X
C’è un terzo ingrediente che la sequenza agrigentina non prevedeva nella stessa forma, ma che a Siracusa potrebbe pesare più degli altri due: l’ipotesi di una figura ancora senza nome — un “Mister X” — pronta a calarsi nella parte che il repertorio della politica locale conosce bene, quella del salvatore della Patria; considerando la mediocrità dei presunti candidanti a sindaco e non è detto che partecipi alla candidatura squalificando la propria personalità. Non un partito, non una sigla consolidata, ma l’appello diretto e un po’ messianico a una città che, nella narrazione di chi lo proporrebbe, andrebbe “ridotta a brandelli” da otto anni di continuità amministrativa e che avrebbe bisogno — finalmente — di qualcuno capace di “compattare” tutti gli scontenti sotto un’unica bandiera e traghettarla fuori dal disastro.
È un canovaccio che la politica italiana, e quella siciliana in particolare, ha già visto andare in scena molte volte: l’uomo (o la donna) nuovo che si presenta senza tessera, sopra le parti, capace per definizione di riunire ciò che partiti e coalizioni non sono riusciti a tenere insieme. Va detto con chiarezza, però, che si tratta di un’ipotesi, non di un fatto, e che il giudizio sull’operato di Italia è tutt’altro che unanime: la sua riconferma nel 2023 con oltre il 55% dei consensi racconta una città che, almeno alle urne, non ha ancora votato per la macerie. L’afflato salvifico di un eventuale “Mister X” è dunque, prima ancora che un programma, una postura retorica — ed è proprio per questo che va maneggiata con distacco.
Detto questo, lo schema è interessante perché è esattamente il vuoto che Controcorrente ha saputo intercettare altrove, presentandosi non come costola di un partito ma come proposta anti-establishment capace di parlare a chi è stanco della classe dirigente uscente, qualunque colore essa abbia. Se un salvatore della Patria di questo tipo dovesse emergere a Siracusa, la domanda decisiva sarebbe una sola: nascerebbe dentro l’orbita di La Vardera, replicando il modello Sodano-Agrigento, oppure si muoverebbe fuori da essa, competendo per lo stesso identico bacino di voto di protesta che Controcorrente sta già coltivando in città attraverso Gilistro e, potenzialmente, Mangiafico? Nel primo caso il “modello Agrigento” si completerebbe con il suo protagonista naturale. Nel secondo, Siracusa diventerebbe un caso più simile a Palermo, dove più soggetti si contendono lo stesso spazio politico senza che nessuno riesca ancora a occuparlo per intero — e il salvatore, semmai arrivasse, rischierebbe di doversi accontentare di salvare solo un pezzo di città.
Cosa manca, rispetto ad Agrigento
La differenza sostanziale è che ad Agrigento Controcorrente ha vinto le elezioni comunali, eleggendo sindaco e tre consiglieri. A Siracusa città, allo stato, non risultano né consiglieri comunali né un candidato sindaco espressione del movimento: ci sono un deputato regionale transitato dal M5S e un notabile locale in avvicinamento, non ancora un “modello” completo da esportare. Il paragone con Agrigento, insomma, descrive bene una traiettoria — la stessa identica meccanica di attrazione, applicata a un terreno con caratteristiche simili — ma non ancora un risultato.
Perché conta comunque
Conta perché la vera partita, più che le prossime comunali, sono le regionali del 2027, per cui La Vardera ha appena ufficializzato la propria candidatura a presidente. In quella cornice, ogni adesione locale — un deputato, un ex presidente di provincia, un domani forse un consigliere comunale — non è fine a se stessa: è un mattone della rete che Controcorrente, ora confluita nel Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, sta costruendo comune per comune per presentarsi al tavolo del campo largo con un peso specifico che nessuno, un anno fa, avrebbe previsto. Se il “modello Agrigento” arriverà davvero fino a Siracusa, lo si capirà non dalle dichiarazioni ma da due segnali concreti: il primo consigliere comunale che cambierà casacca, e il nome — oggi ancora ipotetico — che deciderà di raccogliere la sfida contro l’amministrazione uscente. Solo allora si potrà dire se la città aretusea replica lo schema di Agrigento o ne scrive uno diverso.
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