Siracusa. Dopo oltre un secolo il Rizza lascia via Diaz, Romano (FdI): «Cancellato un pezzo di storia. Non ci arrenderemo»

di Redazione

Dal 2 settembre parte il trasloco del plesso scolastico nella nuova sede. Il coordinatore di FdI, Paolo Romano, contesta una scelta che sacrifica il valore storico e identitario di un luogo che per oltre un cento anni ha formato generazioni di siracusani: “Si sono contrapposti interessi superiori alle più elementari logiche di buon senso. Continueremo a sostenere con determinazione la necessità di rivedere questa scelta”

Il trasferimento del plesso scolastico “A. Rizza” di via Diaz diventa terreno di scontro politico a Siracusa. Da domani, 2 settembre, prenderà il via il trasferimento nella nuova sede di via Modica, una decisione contestata apertamente, e che riaccende una questione che intreccia organizzazione scolastica, memoria cittadina e identità collettiva.

A prendere posizione è Paolo Romano, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Siracusa, che ribadisce la contrarietà a una scelta che non può essere liquidata come una semplice operazione logistica: «Una decisione che, come Fratelli d’Italia Siracusa, non abbiamo mai condiviso né accettato», afferma Romano, sottolineando come il nodo della vicenda non sia soltanto lo spostamento di una scuola da una sede a un’altra, ma il destino di un luogo che per oltre un secolo ha rappresentato un riferimento per generazioni di siracusani.

È proprio sul valore storico del plesso di via Diaz che il coordinatore cittadino concentra la parte più politica della sua presa di posizione. Per l’esponente, quell’edificio non rappresenta esclusivamente uno spazio destinato all’attività didattica, ma custodisce una parte della memoria della città, legata alle esperienze di migliaia di studenti e alla quotidianità di intere famiglie.

«Cancellare una presenza storica significa cancellare un pezzo di città», sostiene il coordinatore di FdI, contestando un approccio che avrebbe privilegiato numeri, esigenze burocratiche e logiche amministrative senza considerare adeguatamente la dimensione sociale e identitaria della struttura.

La polemica, dunque, supera i confini della gestione scolastica e approda sul terreno delle scelte strategiche per la città. Il punto sollevato è se la trasformazione e la modernizzazione del patrimonio pubblico debbano necessariamente passare attraverso l’abbandono dei luoghi che hanno segnato la storia di una comunità.

Romano parla esplicitamente di «interessi superiori» che si sarebbero contrapposti alle «più elementari logiche di buon senso». Una valutazione netta, che mette nel mirino il percorso decisionale alla base del trasferimento e rilancia la richiesta di rivedere una scelta considerata ancora modificabile sul piano politico e istituzionale.

Fratelli d’Italia non intende considerare chiusa la partita: «Continueremo a sostenere con determinazione la necessità di rivedere questa scelta», afferma Romano, indicando come priorità la tutela delle esigenze degli studenti, delle famiglie e del personale scolastico, ma anche quelle di una comunità che considera il plesso di via Diaz parte integrante della propria storia.

Il messaggio politico è chiaro: il trasferimento non viene considerato un punto di arrivo, ma una decisione sulla quale continuare a esercitare pressione nelle sedi istituzionali. «Non ci arrenderemo all’idea che una pagina importante di Siracusa possa essere semplicemente archiviata», ribadisce Romano, che annuncia quindi l’intenzione di proseguire la propria iniziativa politica, cercando di riportare la vicenda al centro del dibattito cittadino e istituzionale.

Sul tavolo resta così una domanda che va oltre il singolo edificio scolastico: quale rapporto deve avere una città con il proprio patrimonio storico quando le esigenze amministrative impongono cambiamenti e nuove destinazioni?

La posizione di FdI parte da una risposta precisa: «La modernizzazione non può significare necessariamente cancellazione», afferma Romano. E aggiunge: «Una città che guarda al futuro deve essere capace di conservare e valorizzare ciò che la sua storia le ha consegnato».

Parole che trasformano il caso del plesso “A. Rizza” in una questione più ampia: quella del difficile equilibrio tra innovazione e conservazione, tra necessità amministrative e memoria collettiva. Una partita che, con l’avvio del trasferimento previsto per il 2 settembre, entra ora nella sua fase più delicata e promette di restare al centro del confronto politico siracusano.

01 Settembre 2026 | 12:46
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