Pietre scagliate contro gli agenti, barre di ferro brandite come armi, pannelli fotovoltaici ridotti in frantumi e una fuga disperata dal tetto per sottrarsi alla violenza.
Fasi estremamente concitate, un misto tra caos e paura, all’interno della Casa Circondariale di Siracusa, dove una protesta innescata da un gruppo ristretto di detenuti è rapidamente degenerata in una situazione di estrema pericolosità.
È tra il tardo pomeriggio di ieri e le ore più avanzate della notte che si concentra la fase più drammatica dell’accaduto. A rendere particolarmente grave la situazione sarebbe stato un gruppo composto da sei o sette detenuti stranieri, riusciti a raggiungere il tetto dell’istituto e a trasformare la copertura della struttura nel teatro di una violenta contestazione.
Una volta in cima all’edificio, i detenuti avrebbero iniziato a danneggiare l’impianto fotovoltaico, utilizzando pietre per distruggere i pannelli. Ma la protesta sarebbe presto andata oltre. Le strutture metalliche di sostegno sarebbero state divelte e utilizzate come strumenti di offesa contro gli agenti della Polizia Penitenziaria intervenuti per cercare di riportare la situazione sotto controllo.
Quello che doveva essere un intervento per ristabilire l’ordine si sarebbe trasformato in pochi istanti in un confronto ad altissimo rischio. Gli operatori saliti sul tetto si sarebbero trovati esposti a un fitto lancio di pietre e all’aggressione con le barre metalliche sottratte all’impianto.
La situazione avrebbe raggiunto un livello di pericolo tale da costringere alcuni agenti, nel tentativo di sottrarsi alla violenza e salvaguardare la propria incolumità, a lanciarsi dal tetto. Un gesto estremo che restituisce la drammaticità di quei momenti e la pressione a cui il personale si è trovato sottoposto.
Il bilancio dell’emergenza è pesante: circa dieci agenti della Polizia Penitenziaria hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria e sono stati accompagnati nei diversi pronto soccorso della provincia. Restano da definire con precisione l’entità e la natura delle conseguenze fisiche riportate dagli operatori coinvolti.
L’Osapp chiede di verificare la gestione della rivolta
Sulla dinamica dell’intervento e sulle modalità con cui è stata affrontata l’emergenza interviene ora l’Osapp. Il segretario provinciale Giuseppe Argentino chiede che venga ricostruita nel dettaglio la gestione dell’accaduto, verificando anche se le procedure operative previste per affrontare situazioni di questo tipo siano state applicate correttamente.
Il sindacato pone l’accento soprattutto su un aspetto: la capacità di un gruppo numericamente ristretto di detenuti di portare la situazione a un livello di violenza tale da provocare il ferimento di circa dieci appartenenti alla Polizia Penitenziaria.
Per Argentino, è quindi necessario fare piena luce su ogni fase dell’intervento, individuando eventuali criticità e chiarendo se gli strumenti e le modalità operative previste per fronteggiare emergenze di questa portata siano stati utilizzati nella maniera più efficace.
Massima attenzione anche all’esterno del carcere
Durante le ore più concitate, la macchina della sicurezza è stata attivata anche all’esterno dell’istituto. Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza sono stati impiegati per rafforzare il dispositivo attorno al carcere e scongiurare qualsiasi possibile tentativo di evasione approfittando della situazione di forte tensione.
Una presenza interforze che ha contribuito a blindare il perimetro della struttura mentre all’interno proseguivano le operazioni necessarie a ristabilire la normalità.
Nel suo intervento, l’Osapp ha inoltre espresso apprezzamento per il ruolo svolto dal Provveditore Regionale dell’Amministrazione penitenziaria, intervenuto direttamente sul posto e impegnato nella gestione dell’emergenza insieme al Commissario Rizzo.
La presenza dei vertici dell’Amministrazione durante le fasi più delicate viene considerata dal sindacato un elemento importante per il personale, chiamato ad affrontare una situazione di eccezionale difficoltà.
La notte di violenza vissuta nel carcere siracusano riporta ancora una volta al centro dell’attenzione le condizioni di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e il livello di esposizione al rischio degli agenti della Polizia Penitenziaria. Un fronte sul quale, secondo l’Osapp, resta urgente intervenire per garantire maggiore tutela agli operatori chiamati ogni giorno a gestire situazioni di crescente complessità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

