Il 26 settembre 2024 il mercato ittico di largo Arezzo della Targia viene riaperto con una cerimonia pensata per la vetrina nazionale: il taglio del nastro coincide con i giorni del G7 Agricoltura e Pesca ospitato dalla città, sul palco ci sono il sindaco Francesco Italia, il vicesindaco Edy Bandiera, l’assessore regionale all’Agricoltura Salvatore Barbagallo e il dirigente generale del Dipartimento regionale pesca mediterranea.
Il messaggio, ripetuto in ogni intervista di quei giorni, è che Siracusa restituisce alla città “uno dei mercati più antichi e moderni d’Europa”. Vent’anni di chiusura, un finanziamento regionale di circa 3 milioni di euro, aste telematiche, area degustazioni, ristorante e bar: il progetto viene presentato come il modello di rilancio del settore ittico locale. A distanza di quasi due anni, quel modello non ha ancora un gestore.
Il bando andato deserto
Nella primavera del 2026 si chiude senza aggiudicazione la gara per l’affidamento in concessione della struttura: nove anni di gestione, un bando costruito sulla procedura aperta sopra soglia comunitaria. Si presenta una sola azienda, e la commissione la esclude per documentazione incompleta. Il bando viene chiuso. Nessun gestore, nessuna attività commerciale nella struttura che avrebbe dovuto “generare economia sana”, per usare le parole con cui lo stesso Bandiera l’aveva presentata al momento dell’inaugurazione.
Di fronte al flop, tra le ipotesi che circolano c’è anche quella di rinunciare alla funzione economica della struttura e trasformarla in un “Museo dell’Identità” — un’opzione che lo stesso Bandiera definisce un’extrema ratio, ma che segnala comunque quanto la prospettiva di un mercato ittico funzionante si sia allontanata rispetto alle promesse del 2024.
La linea difensiva del vicesindaco è coerente in ogni dichiarazione pubblica raccolta dalla stampa locale: il lavoro dell’amministrazione è stato corretto, l’insuccesso della gara si spiega con una crisi strutturale dei mercati ittici che riguarda la Sicilia e non solo Siracusa, la responsabilità del mancato affidamento non è imputabile all’ente pubblico. È un’impostazione che sposta l’attenzione dal risultato — una struttura pubblica, finanziata e completata, che resta senza attività — alle cause esterne, senza che emerga mai, nelle dichiarazioni raccolte finora, un’autocritica sulla progettazione del bando o sui tempi della procedura.
Da sfidante a vicesindaco fedele
Il rapporto tra Bandiera e Italia non nasce nel segno della continuità. Nel marzo 2023 Bandiera, allora assessore regionale uscente ed esponente di peso di Forza Italia, si autosospende dal partito dopo che la coalizione di centrodestra sceglie Ferdinando Messina come candidato sindaco al posto suo. Corre da solo, con la coalizione civica “Identità Siracusana”, proprio contro il sindaco uscente Francesco Italia. Al primo turno raccoglie circa il 9% dei voti, restando fuori dal ballottaggio. È a quel punto che arriva l’apparentamento con Italia — e da lì la nomina a vicesindaco nella giunta del sindaco che, solo poche settimane prima, si proponeva di sostituire.
Da allora, nelle uscite pubbliche raccolte dalla stampa locale, Bandiera non ha mai preso pubblicamente le distanze dalla linea della giunta, nemmeno sui dossier più esposti. Sullo stop alle nuove licenze per la ristorazione in Ortigia, per esempio, dichiara di condividere pienamente le intenzioni dell’amministrazione. Sul mercato ittico, anche quando il bando fallisce, la sua comunicazione resta allineata a quella del Comune: nessuna ammissione di responsabilità politica, nessuna richiesta di conto agli uffici o alla giunta, solo la difesa del percorso amministrativo compiuto.
È una postura che si può leggere in due modi. Il primo è quello della lealtà di coalizione: chi ottiene una vicesindacatura tramite apparentamento accetta implicitamente di allinearsi alla linea del sindaco che lo ha scelto. Il secondo è quello dell’accondiscendenza: un amministratore con un curriculum istituzionale di primo piano — due legislature all’Ars, un assessorato regionale — che sceglie sistematicamente di non esporsi mai in autonomia rispetto al proprio sindaco, nemmeno quando il dossier di sua diretta competenza (le Attività produttive, di cui il mercato ittico fa parte) produce un fallimento evidente.
Nota di trasparenza: Edy Bandiera è oggi vicesindaco e assessore alle Attività produttive del Comune di Siracusa, delega che comprende la gestione del mercato ittico. È quindi tra i responsabili politici diretti del dossier trattato in questo articolo — un dato che il pezzo non nasconde, perché presentarlo come commentatore neutro di un problema che rientra nella sua stessa delega ne avrebbe indebolito, anziché rafforzato, la credibilità.
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