Messina. Trasporto pubblico, la rivoluzione silenziosa in città: investimenti record e cambio di rotta nella mobilità

di Redazione

Settantanove milioni di euro per bus elettrici, infrastrutture e tariffe innovative: la Città metropolitana diventa modello nazionale al Ministero delle Infrastrutture

Non più un sistema marginale, ma l’asse portante delle politiche territoriali. A Messina il trasporto pubblico locale ha smesso di essere un tema da convegni per trasformarsi in una realtà quotidiana, concreta e misurabile. È questa la fotografia emersa al 6° Seminario nazionale su Autobus e Filobus, ospitato al Ministero delle Infrastrutture, dove la Città metropolitana di Messina è stata chiamata a raccontare un percorso che sta attirando l’attenzione degli addetti ai lavori a livello nazionale.

A illustrare i passaggi chiave di questa svolta è stato il direttore generale dell’ente metropolitano, Giuseppe Campagna, che ha snocciolato numeri e risultati di una strategia costruita nel tempo e fondata su una visione unitaria. Un territorio vasto e complesso – 108 comuni distribuiti su oltre 3.200 chilometri quadrati – che ha scelto di puntare con decisione sul trasporto pubblico come leva di sviluppo, coesione e sostenibilità.

Il cuore del progetto è rappresentato da 79 milioni di euro di finanziamenti, intercettati attraverso fondi europei, risorse del PNRR e strumenti di pianificazione come il Pums. Risorse che non sono rimaste sulla carta, ma sono state tradotte in mezzi nuovi, infrastrutture moderne e politiche tariffarie capaci di riportare i cittadini sul mezzo pubblico. Un lavoro di coordinamento tra Città metropolitana e Comune di Messina che ha permesso di ridisegnare l’offerta e di incidere concretamente sulle abitudini di spostamento.

Il dato più emblematico arriva dal capoluogo: in pochi anni la flotta degli autobus è cresciuta in modo esponenziale, passando da 49 a 200 mezzi operativi nel 2025. Un incremento superiore al 300%, accompagnato da un forte investimento sull’elettrico: 115 bus a zero emissioni e un’età media della flotta scesa sotto i sei anni. Un salto di qualità che ha avuto effetti immediati anche sul piano economico e sociale. Gli abbonamenti sono aumentati in maniera impressionante, con ricavi saliti a 5,8 milioni di euro e una platea di circa 35 mila utenti abituali su una popolazione di 230 mila abitanti, grazie anche alla formula low cost “Moveme”.

Il modello, però, non si è fermato ai confini urbani. La strategia metropolitana ha coinvolto anche i principali poli turistici e logistici del territorio. A Taormina il numero dei mezzi è più che raddoppiato, con una quota crescente di autobus elettrici, mentre a Milazzo sono entrati in servizio bus dedicati specificamente ai flussi turistici. Sul fronte delle infrastrutture, il piano ha già prodotto risultati tangibili: colonnine di ricarica operative, altre in fase di installazione, sistemi di ricarica rapida, pensiline fotovoltaiche e un livello di sicurezza senza precedenti, con defibrillatori installati su tutti i mezzi del servizio.

«Quando l’offerta è reale, stabile e visibile, ha sottolineato Campagna, genera fiducia e crea nuova domanda. A Messina oggi il trasporto pubblico non è più utilizzato solo da chi non ha alternative, ma anche da professionisti e lavoratori che prima si spostavano esclusivamente in auto. Siamo passati da un sistema teorico a 35 mila abbonati effettivi, grazie alla capacità di programmare e coordinare risorse importanti insieme alle aziende operative».

A rimarcare il valore politico e istituzionale di questo percorso è stato il sindaco metropolitano Federico Basile, che ha rivendicato il ruolo attivo dell’ente: «La Città metropolitana non si è limitata a un coordinamento formale, ma ha scelto di guidare una trasformazione che coinvolge l’intero territorio, dal capoluogo ai comuni più periferici e turistici. Investire nel trasporto pubblico significa investire nella qualità della vita, nell’inclusione e nell’attrattività del territorio. I risultati dimostrano che, con una programmazione solida e un uso competente delle risorse, anche realtà complesse come Messina possono diventare un riferimento nazionale».

Il percorso non è privo di ostacoli: la morfologia collinare del territorio e i costi di manutenzione dei mezzi elettrici restano sfide aperte. Ma il messaggio lanciato da Roma è chiaro: consolidare e rafforzare il sostegno istituzionale per dare continuità a un modello che ha già cambiato volto alla mobilità messinese. Da realtà in affanno a laboratorio nazionale di sostenibilità, Messina oggi non rincorre più: indica la strada.

30 Gennaio 2026 | 11:06
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