La commissione disciplinare del Comune capoluogo, convocata d’urgenza dal sindaco Francesco Italia sul caso Renzo Formosa dopo la messa in onda della trasmissione de Le Iene, ha notificato ieri mattina il provvedimento di sospensione all’ispettore di polizia municipale.
Come è risaputo la vicenda è legata ai rilievi dell’incidente in cui è rimasto vittima Renzo Formosa, lo studente di 15 anni dell’istituto Nautico, travolto da un’utilitaria che procedeva in senso contrario lungo la via Bartolomeo Cannizzo il 21 aprile 2016 e della presenza sul posto, durante le fasi dell’intervento della Municipale, del padre, anch’egli vigile urbano, del 27enne alla guida dell’auto che ha travolto Renzo.
La notifica è avvenuta con 24 ore di ritardo e tanto è bastato per sol- levare le rimostranze della famiglia dello studente, vittima dell’incidente. «Non comprendo perché sulla questione vi siano ancora delle resistenze – dice Lucia, madre di Formosa – quando il primo gennaio abbiamo notato la presenza in servizio dell’ispettore che doveva, invece, essere sospeso, ci è sembrata un’altra presa in giro».
Così, la signora si è messa in contatto con il sindaco Italia che le ha assicurato che era tutto a posto e che il provvedimento di sospensione, che per un mero errore di notifica non era stato consegnato al diretto interessato, sarebbe scattato l’indomani.
La sospensione per i due vigili urbani che fecero i primi rilievi in occasione dell’incidente, è stata disposta ad inizio di dicembre. L’ispettore è stato sospeso per 2 mesi senza retribuzione a partire dal 1 gennaio; mentre dall’undicesimo giorno avrà un’indennità del 50%; scatterà la sospensione per 15 giorni per l’altro vigile ma a partire da metà mese con indennità al 50% a partire dall’undicesimo giorno.
La vicenda è legata alle lacune nei rilievi legati all’incidente in cui è rimasto vittima Renzo Formosa, lo studente di 15 anni dell’istituto Nautico, travolto da un’utilitaria che procedeva in senso contrario lungo la via Bartolomeo Cannizzo il 21 aprile 2016.
Mamma Lucia si chiede «se non fossimo stati noi solerti a segnalare la mancanza c’era il rischio che quel provvedimento non fosse scattato con buona pace per la giustizia e per il rispetto di noi familiari che piangiamo la perdita di un figlio».
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