Da un lato la forza dei numeri e la regia dei ministeri romani, dall’altro un attacco frontale alle macerie politiche di Palazzo Vermexio. Nella sede siracusana di Fratelli d’Italia va in scena un vertice che va ben oltre la semplice riunione di partito: l’iniziativa “Fratelli d’Italia incontra il territorio” si trasforma in una vera e propria dimostrazione di forza con cui il partito di maggioranza intende ridisegnare la mappa politica ed economica dell’intera provincia aretusea.
Attorno al tavolo si sono ritrovati i vertici nazionali e locali: Giovanni Donzelli, responsabile dell’Organizzazione nazionale di FdI, l’onorevole Luca Cannata, vicepresidente della Commissione Bilancio alla Camera e figura di riferimento della destra locale, affiancati dal coordinatore provinciale Paolo Romano, dai dirigenti e da una folta rappresentanza di amministratori, militanti e cittadini.
Un segnale chiaro lanciato alla città, agli avversari e agli stessi alleati di coalizione: sul rilancio di Siracusa e sul dopo-Italia, la linea guida passa inevitabilmente per FdI.

La ricetta Donzelli: dallo sviluppo del Sud alla linea dura sulla sicurezza
A dare il respiro nazionale all’incontro è l’intervento di Giovanni Donzelli, che traccia un quadro dove la tutela del lavoro nel Mezzogiorno diventa il primo argine contro l’emigrazione dei giovani.
L’operazione ISAB, con il ritorno in mani italiane del polo industriale di Priolo, viene indicata come il simbolo di una traiettoria invertita: dare opportunità ai cittadini a casa propria, senza costringerli a cercare fortuna altrove.
Ma la riflessione del dirigente di FdI non si ferma ai confini aretusei e spazia sui grandi temi di attualità che agitano il dibattito pubblico. Sullo sfondo delle crescenti tensioni di piazza a Milano e nelle grandi città, Donzelli rivendica un’attitudine all’ascolto, garantendo massima attenzione anche a chi critica il governo, ma traccia una linea d’ombra insuperabile: «Chi protesta pacificamente viene sempre ascoltato con rispetto, perché anche dai rilievi possono nascere spunti utili. Ma chi sfascia una vetrina o saccheggia un negozio per portarsi via le scarpe firmate non sta difendendo la Costituzione o la pace: è semplicemente un teppista e come tale va trattato, anche per proteggere chi scende in piazza in maniera civile».
L’orizzonte si allarga poi alla geopolitica e alla nuova difesa europea di fronte ai riassetti globali. Per Donzelli, l’Europa deve finalmente completare il proprio pilastro interno alla NATO per imparare a difendersi da sola, non solo di fronte agli scenari bellici tradizionali ma soprattutto contro le nuove guerre informatiche e gli attacchi hacker capaci di devastare l’economia.
E quando il discorso scivola sul ventilato ripristino delle Province, l’esponente di FdI non nasconde il giudizio critico sulla riforma Delrio, definita «sciagurata» per aver allontanato le istituzioni dai territori, ma applica il massimo pragmatismo contabile: restituire oggi le competenze alle Province costerebbe troppo e, di fronte alle priorità dettate dai conflitti internazionali, l’operazione potrà essere presa in considerazione soltanto quando vi saranno le necessarie risorse finanziarie.
Cannata e i numeri del riscatto: “Ospedale, industria e rilancio politico per far ripartire la provincia”
Se Donzelli definisce la cornice strategica, è l’onorevole Luca Cannata a tradurla nella concretezza dei dati economici e delle opere pubbliche calate sul territorio.
Il vicepresidente della Commissione Bilancio ripercorre i momenti drammatici del dicembre 2022, quando l’insediamento del governo Meloni coincise con l’incubo dell’embargo russo sulla raffineria ISAB: «In quei giorni era in gioco il cuore economico della nostra provincia. Siamo riusciti a mettere in sicurezza la raffinazione e a salvaguardare 10.000 posti di lavoro tra diretto e indotto. Parliamo di una struttura che da sola vale oltre il 50% del PIL provinciale e garantisce il 20% della produzione nazionale di carburanti. Oggi a quel risultato si affianca la riconversione green di Eni Versalis, con un investimento di oltre 800 milioni di euro per rilanciare l’intera area industriale».
I numeri rivendicati dal parlamentare Cannata toccano anche il tessuto sociale e sanitario della città. Il capitolo principale è quello del nuovo Ospedale di Siracusa, un’opera da 400 milioni di euro coperta al 95% da fondi statali incardinati attraverso il Ministero dell’Economia: un cantiere fondamentale le cui procedure d’appalto sono già in corso sotto la regia del commissario straordinario Monteforte. A questo si aggiungono i 10 milioni di euro destinati alla nuova caserma dei Carabinieri e il definitivo sblocco della caserma dei Vigili del Fuoco, strappata al lungo elenco delle incompiute.
Sulle ripercussioni dell’inchiesta “Nexus” e sul futuro politico della città, il deputato Cannata ha ribadito la posizione di FdI: «Sono un garantista per natura e lascio che siano i magistrati a svolgere le indagini. Esiste però un problema morale e di opportunità politica. In Consiglio comunale siamo stati l’unica opposizione rigida e coerente in questi quattro anni contro il sindaco Italia. Abbiamo firmato la mozione di sfiducia non solo per i fatti recenti, ma per il fallimento di un’amministrazione che non ha dato risultati. Mi auguro che le altre forze politiche trovino la stessa coerenza per chiudere questa era e ripartire insieme».
Poi la stoccata diretta e senza paracadute, firmata da Luca Cannata, che chiama direttamente alle proprie responsabilità l’area di Grande Sicilia-Mpa che fa riferimento a Giuseppe Carta. Sulla mozione di sfiducia destinata a decidere le sorti della giunta Italia, FdI non ammette più mezze misure né tatticismi nel campo del centrodestra. La richiesta di chiarezza suona come un ultimatum politico: «Il centrodestra deve votare compatto la sfiducia. Non si può stare un giorno a favore e uno contro: le forze che condividono lo stesso perimetro valoriale non possono permettersi posizioni schizofreniche quando in ballo c’è il futuro della città. Grande Sicilia-Mpa e il suo leader Giuseppe Carta devono uscire dall’ambiguità e dimostrare coi fatti da che parte vogliono stare».
L’affondo di Romano: la questione morale e la mozione per azzerare Palazzo Vermexio
I risultati rivendicati a livello governativo fanno da contraltare al giudizio impietoso sulla gestione amministrativa del capoluogo. L’inchiesta giudiziaria “Nexus”, con le sue sette misure cautelari, ha fatto da detonato a una crisi politica latente.
Su questo punto la posizione di Fratelli d’Italia si articola su due binari paralleli: da un lato la riaffermazione di un convinto garantismo giudiziario «non spetta a noi giudicare, la magistratura farà il suo corso», mettono in chiaro Donzelli e Cannata, dall’altro l’apertura immediata della questione morale e politica.
È il coordinatore provinciale Paolo Romano a picconare senza mezzi termini l’amministrazione guidata da Francesco Italia. Ricordando i toni accesi dell’ultimo Consiglio comunale, Romano rigetta al mittente le spiegazioni del sindaco e rilancia la battaglia sulla mozione di sfiducia già sottoscritta da 14 consiglieri d’opposizione: «Il Comune di Siracusa si è vantato di aver intercettato oltre un miliardo di euro di finanziamenti, ma la città appare immobile, ferma a venti o trent’anni fa. Dove sono finiti questi fondi? Che impatto hanno avuto sulla qualità della vita dei cittadini? Nessuno. Avevamo chiesto al sindaco un gesto di dignità rassegnando le dimissioni; visto che preferisce galleggiare, la parola deve tornare all’Aula e agli elettori».
Per approvare la sfiducia e sciogliere il Consiglio servono 20 voti sui 32 disponibili. Mancano sei adesioni, ma in casa FdI si respira fiducia: il «silenzio eloquente» registrato in aula tra le fila della maggioranza viene letto come il sintomo di un malessere diffuso che potrebbe spingere altri consiglieri a ravvedersi.
La strada verso il futuro
Quella vissuta a Siracusa non è stata una semplice mattinata di dibattiti di partito, ma l’inizio ufficiale di una nuova fase politica. Da un lato c’è l’impalcatura dei finanziamenti romani, tra le trincee industriali salvate e grandi investimenti infrastrutturali in rampa di lancio, dall’altro una città ferita dalle indagini giudiziarie e imbrigliata da una giunta al tramonto.
Fratelli d’Italia ha calato le sue carte migliori e ha chiarito senza mezzi termini che non sono più ammessi rinvii: il tempo dei galleggiamenti è finito. La palla passa ora alla responsabilità degli alleati di centrodestra e al coraggio dei consiglieri comunali in Aula. Sciogliere il nodo di Palazzo Vermexio non è più una questione di posizionamento tattico, ma un imperativo etico e strategico: ridare la parola ai cittadini per trasformare i fondi nazionali nella vera rinascita di Siracusa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

