Dopo le dimissioni dall’ospedale aretuseo, la donna ha iniziato a convivere con dolori addominali sempre più insistenti, accompagnati da perdite anomale e da un malessere generale che nel tempo è diventato difficile da ignorare.
Per lungo tempo la situazione è rimasta senza una spiegazione precisa, fino a quando, sette mesi dopo, una TAC all’addome ha chiarito il quadro: nella regione inferiore dell’addome era presente una raccolta sospetta, al cui interno si distingueva un elemento metallico. Un dettaglio che ha subito fatto ipotizzare la presenza di una garza chirurgica rimasta accidentalmente nell’organismo dopo un precedente intervento.
La protagonista della vicenda è una paziente di 56 anni, residente a Siracusa, che nel 2020 fu operata presso l’ospedale Umberto I del capoluogo. Proprio quell’intervento sarebbe all’origine di un lungo percorso fatto di complicazioni e nuovi ricoveri.
Quando le condizioni cliniche sono peggiorate, si è reso necessario un ulteriore intervento chirurgico. Durante la laparotomia esplorativa con pulizia della cavità addominale, i medici hanno rinvenuto ed estratto un pezzetto di garza chirurgica, completo di filo radiopaco e ormai con margini deteriorati. Nella stessa sede è stata riscontrata anche una raccolta saccata di pochi centimetri. Quel corpo estraneo, rimasto in addome per un tempo prolungato, aveva nel frattempo causato seri danni interni, tra cui lesioni e occlusioni, rendendo necessari ulteriori interventi chirurgici negli anni successivi. Nonostante le cure, la donna ha riportato conseguenze permanenti.
La vicenda si è chiusa sul piano giudiziario con la condanna dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Siracusa al risarcimento dei danni. Assistita dall’avvocato Salvo Andolina, la paziente ha visto riconosciute le proprie ragioni dal Tribunale civile di Siracusa, che ha individuato un chiaro nesso di causalità tra la garza lasciata in addome e le gravi conseguenze riportate.
La sentenza dei giudici hanno inoltre evidenziato la responsabilità contrattuale dell’ente sanitario, legata all’inadempimento degli obblighi di corretta esecuzione della prestazione medica e organizzativa, includendo anche le mancanze del personale infermieristico incaricato del conteggio e della verifica del materiale chirurgico utilizzato in sala operatoria. L’Asp è stata quindi condannata a risarcire integralmente i danni patiti dalla paziente.
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