Siracusa, «Rispetto zero», rubinetti a secco al cimitero: l’amministrazione Italia fallisce anche davanti alla memoria dei defunti

di Anthony Maria Bianca

«È mortificante che cittadini già provati dal ricordo debbano confrontarsi con disservizi e disattenzioni». Una ricorrenza conosciuta da tutti, un afflusso di visitatori ampiamente prevedibile e, nonostante questo, un servizio essenziale venuto a mancare proprio in un luogo di memoria e raccoglimento. A denunciare l'accaduto è un visitatore giunto a Siracusa per rendere omaggio ai propri cari defunti, che chiede chiarimenti e l'accertamento delle responsabilità: nel mirino finiscono il sindaco Francesco Italia e l'assessore Luciano Aloschi, chiamati a rispondere della clamorosa inefficienza

C‘è un limite oltre il quale l’inefficienza amministrativa cessa di essere una semplice scortesia burocrazia e si trasforma in una spietata mancanza di rispetto. Quel limite, a Siracusa, è stato varcato inesorabilmente ieri, 1° novembre, in una delle giornate dedicate alla Commemorazione dei Defunti.

A denunciare lo scandalo è Giorgio Modica, un cittadino di Ragusa giunto nel capoluogo aretuseo per un rito intimo e sacro: rendere omaggio ai propri genitori, custoditi nel Settore 24 del Cimitero Comunale. Ma l’accoglienza che la città ha riservato a lui e alle migliaia di persone accorse per ricordare i propri cari è stata di quelle che lasciano il segno. Non fiori, non parole di conforto, ma una brutale doccia fredda: rubinetti rigorosamente a secco in tutto l’edificio e non solo.

Una distrazione imperdonabile

Niente acqua per i portafiori, nessun ristoro per chi ha percorso chilometri con il cuore stretto dal ricordo, nessuna traccia di quel decoro e di quella minima decenza che un luogo di culto e di memoria perpetua dovrebbe pretendere d’ufficio.

Il punto nodale, sollevato con sdegno nella lettera aperta indirizzata direttamente al sindaco Francesco Italia e all’assessore comunale Luciano Aloschi con delega all’Igiene Urbana, al Verde e ai Servizi Cimiteriali, non è la fatalità di un guasto improvviso. È la mostruosa prevedibilità della falla.

Non parliamo di un evento fortuito, di un cataclisma inatteso o di un’emergenza calata dal cielo: stiamo parlando del 1° novembre. Una data fissa sul calendario da secoli, un appuntamento collettivo che richiama folle oceaniche nei cimiteri di tutta Italia. Eppure, a Siracusa, la macchina comunale è riuscita nell’impresa di farsi cogliere impreparata. Come se l’amministrazione scoprisse solo all’alba che il giorno dei Morti cade puntuale ogni anno.

La geografia dell’abbandono

«È mortificante – scrive con parole taglienti Giorgio Modica – che cittadini già provati dal ricordo debbano confrontarsi con disservizi e disattenzioni che denotano una preoccupante mancanza di cura». Una stilettata che colpisce al cuore la retorica del buon governo locale. Chi siede nei palazzi della politica ha il dovere elementare della programmazione e della vigilanza preventiva. Invece, l’equazione siracusana si conferma spietata: alla solennità della ricorrenza è corrisposta la sciatteria della gestione.

Il cittadino ragusano non chiede sconti, ma esige risposte. Pretende che vengano accertate le responsabilità di un simile scivolone e che si spieghi pubblicamente come sia stato possibile lasciare a secco l’impianto idrico cimiteriale in un giorno in cui l’acqua non è solo un servizio igienico, ma lo strumento materiale e simbolico per curare il legame con chi non c’è più.

Oltre il danno, la beffa

In un Sud che spesso si batte il petto per i propri ritardi, episodi come quello del cimitero di Siracusa feriscono due volte: offendono la memoria di chi riposa sotto i marmi e umiliano la pazienza di chi resta. La città aretusea merita un’amministrazione capace di governare l’ordinario prima di inseguire i grandi proclami.

Perché quando persino l’acqua viene a mancare nel giorno dei defunti, a rimanere a secco è la credibilità stessa delle istituzioni.

di Anthony Maria Bianca 02 Novembre 2026 | 10:31
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