E’ tempo di rifondare il Ciapi per formare i nuovi tecnici e operai specializzati da impiegare nella industria del domani. Naturalmente sperando che frattanto non ci siano altri abbandoni della zona industriale siracusana.
Le premesse ci sono tutte. Erg ed Esso se ne sono andate. Sulle intenzioni di Lukoil e Sonatrach si sa poco o nulla. E i comportamenti antindustriali del territorio non lasciano aperto alcuno spiraglio di benchè cauto ottimismo. Ma questi nemici dell’industria, oltre a combattere la loro “guerra santa” di liberazione dall’industria, non hanno mai fornito alcuna ipotesi di nuove proposte per altre attività produttive capaci di offrire posti di lavoro ai nostri giovani. I quali quindi se ne vanno. E non hanno altra chance che andarsene a cercar lavoro altrove.
Realismo vuole invece che ci si adoperi affinchè le grandi aziende della zona industriale non soltanto rimangano ma comincino ad innovare per il loro rinnovamento produttivo e rispettoso dell’ambiente. In vista di questo auspicabile obiettivo peraltro occorre far trovare alla industria del domani personale opportunamente qualificato. Occorre quindi una nuova autentica attività di formazione. E per far questo c’è già una grande struttura nata proprio per questo ma rimasta in abbandono: il Ciapi. Peraltro mantenendo personale ben pagato a non far nulla. E questo è il risultato del passaggio del Ciapi alla Regione Sicilia.
E’ peraltro indispensabile che innanzitutto vengano formati i formatori. E il Ciapi venga restituito alla sua originaria missione di formare tecnici e operai specializzati per l’industria. Invece del carrozzone mangiasoldi, stipendificio per nullafacenti, che è attualmente. Allo stato attuale infatti non c’è nessuno, assolutamente nessuno, dei dipendenti del Ciapi in grado di esercitare questa funzione.
Ne parliamo con Mario Blancato, che del Ciapi di Priolo ha scritto una corposa quanto interessante storia. E proprio alla storia fa riferimento Blancato.
“Quando Giulio Pastore, ministro per il Mezzogiorno, venne a Priolo nel 1963 per inaugurare il CIAPI di Priolo – ricorda Blancato – disse testualmente: “I nostri sforzi per la formazione dei giovani lavoratori del Sud sono diretti a frenare le dolorose forme di emigrazione disordinata: noi vogliamo che i nostri giovani possano rimanere nella loro terra e alimentare il tessuto produttivo del Mezzogiorno.
I CIAPI sono lo strumento di qualificazione professionale perché rappresentano un contributo alla formazione di una nuova classe dirigente meridionale, la quale non può derivare solo dalle aule universitarie, ma deve anche arricchirsi con l’apporto del mondo del lavoro!”.
Pastore: “I nostri sforzi per la formazione dei giovani lavoratori del Sud sono diretti a frenare le dolorose forme di emigrazione disordinata”
E dalla storia l’insegnamento: “Oggi – sottolinea Blancato – ci sono molte somiglianze con la fase del 1963, quando le industrie si rivolgevano al CIAPI di Priolo per formare gli operai specializzati e i tecnici, i quadri delle grandi compagnie industriali (la Sincat, la Celene, l’ISAB, la Esso, la Sasol, la Gecomeccanica) che operavano nel nostro territorio e avevano bisogno di personale specializzato. E il CIAPI, rispondendo alla domanda di specializzazione, formava tanti operai specializzati (tornitori, saldatori, elettromeccanici, disegnatori, carpentieri, montatori) e tanti dirigenti per diventare i manager dei settori industriali. Tanti andavano a lavorare anche fuori, con la specializzazione in tasca: al Nord, già industrializzato, ma anche in Algeria, nell’Africa del nord ad insegnare agli algerini, ai marocchini la raffinazione dei prodotti petroliferi o la chimica”.
“Oggi, – ribadisce Blancato – dopo sessant’anni, abbiamo lo stesso ciclo economico. Grazie al Next Generation UE, all’Italia la Commissione Europea concede, fra prestiti e miliardi a fondo perduto, una cifra fino a ieri inimmaginabile: 219 miliardi di euro, di cui circa la metà deve andare a rinnovare completamente il ciclo produttivo, la digitalizzazione e le fonti dell’energia rinnovabile”. “Significa che l’Europa sta facendo un grande investimento, cui la nostra industria plaude con euforia. Ma a me sembra che questi industriali non abbiano capito la finalità cui è destinato quel grande fondo economico. Sta per iniziare un nuovo ciclo economico e produttivo. E non possiamo, non dobbiamo, perdere questo treno. Che non passerà più”.
– Ma non devono essere le stesse industrie a capovolgere il ciclo produttivo? dove sono i quadri, gl’ingegneri, gl’informatici, che devono accedere al nuovo mondo digitalizzato? dove sono i saperi, le tecniche delle energie rinnovabili?
“Nelle università? Non mi pare. Questa fase è interlocutoria, è proprio nel mezzo di una grande rivoluzione. Con Draghi il compito del Parlamento sarà sicuramente portato a termine: sarà cioè completato un processo legislativo di riforme che modernizzino la Pubblica amministrazione ed anche il ventaglio delle riforme necessarie per restare nel nucleo fondamentale dell’Europa. Da questo punto di vista Draghi è una garanzia totale e mi fido perfettamente. Ma gli altri? Cingolani, o Giovannini stanno facendo questo? Ma soprattutto le parti sociali, cioè Confindustria e il sindacato sono pronti per un nuovo salto epocale nella storia dello sviluppo economico? Non ho questa sensazione”.
– Dall’analisi alla proposta.
“Vorrei proporre una cosa di buon senso: perché Sicindustria e sindacato regionale, oltre alla Regione siciliana, con i suoi assessori, non esplicitano i loro desideri e cominciano a formare i giovani, come si fece nei lontani anni Sessanta? Perché il CIAPI di Priolo non si fa promotore di dare un senso alla sua missione storica di essere un centro di formazione per le nuove attività nell’industria? perchè la Regione siciliana non la smette di finanziare corsi per cuochi, parrucchieri, barbieri, estetisti, e non pensa invece ai nuovi mestieri, prodotti dalla nuova tecnologia e dai nuovi strumenti di comunicazione?
“Quando penso che già 31 progetti dell’agricoltura siciliana sono stati rifiutati, per non dire bocciati dalla commissione europea, perché non conformi alle disposizioni europee, non significa solo che abbiamo già perso 400 milioni per la nostra agricoltura.
I CIAPI sono il principale strumento di qualificazione professionale
Ma tremo al pensiero che debba essere la Regione, questa Regione siciliana, inconcludente e ciarlatana, la regista di queste operazioni. Ma nessuno in Sicilia ricorda quanti miliardi, non milioni, miliardi, abbiamo dovuto restituire, con nostra somma vergogna, all’Europa perché non abbiamo saputo spenderli?
Come faranno i nostri Comuni a produrre la documentazione necessaria, le progettazioni esecutive, le direzioni dei lavori, quando per almeno trent’anni non c’è stato nessun turn over alla Regione, e quindi mancano tecnici, ingegneri, disegnatori, laureati in discipline economiche, laureati in beni archeologici?
Mi auguro che almeno gl’imprenditori si sveglino e tempestino il governo con questi quesiti essenziali, anzi vitali, perché non ci sarà una seconda chance. Ora…oppure se ne riparlerà tra cent’anni”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

