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Siracusa. Rete ospedaliera bocciata da Roma, sanità aretusea compromessa

di Redazione

Tra errori tecnici, ritardi e silenzi politici, la provincia rischia di pagare il prezzo più alto senza essere mai stata davvero al centro del confronto

Siracusa non compare tra i casi simbolo citati dal Ministero della Salute, eppure è pienamente dentro la crisi aperta dalla bocciatura tecnica della rete ospedaliera siciliana. Una posizione apparentemente marginale che, nei fatti, rischia di trasformarsi in un boomerang: lontana dai riflettori, ma esposta a tutte le conseguenze.

La riorganizzazione proposta dalla Regione – oggi sotto revisione dopo i rilievi ministeriali su posti letto, codifiche e incongruenze – riguarda infatti l’intero sistema sanitario isolano. E dunque anche la provincia aretusea, che basa il proprio equilibrio su un mosaico fragile: l’Umberto I, i presidi di Avola-Noto, Lentini e Augusta, già alle prese con carenze strutturali e una pressione costante sui servizi di emergenza. Il punto è semplice quanto critico: se il piano è da correggere, tutto torna in discussione. Numeri, distribuzione dei posti letto, classificazione dei reparti. E per Siracusa questo significa una sola cosa: incertezza. Quella stessa incertezza che da anni accompagna una sanità locale sospesa tra promesse di rilancio e difficoltà quotidiane.

A rendere il quadro ancora più delicato è il tema del nuovo ospedale, considerato il vero snodo strategico per il futuro della provincia. Il progetto, già segnato da lungaggini e ostacoli, rischia ora di essere indirettamente condizionato dalla revisione della rete regionale. Perché senza una pianificazione coerente e approvata, anche le grandi opere sanitarie perdono solidità e prospettiva. Sul piano politico, intanto, il dibattito si consuma altrove. Le polemiche investono i casi più evidenti e le responsabilità generali del governo guidato da Renato Schifani, mentre Siracusa resta sullo sfondo, senza una voce forte capace di imporre le proprie priorità. Ed è proprio questo il rischio maggiore: subire decisioni prese altrove, senza incidere davvero sulle scelte.

L’assessora Daniela Faraoni parla di osservazioni tecniche e difende la necessità di adattare i parametri nazionali alla realtà insulare. Una linea che può avere un senso, ma che non cancella i ritardi accumulati né le criticità già esistenti sul territorio. Intanto il tempo scorre. E mentre la Regione prepara le controdeduzioni da inviare a Roma, Siracusa resta in una terra di mezzo: non abbastanza centrale per dettare l’agenda, ma abbastanza fragile da risentire di ogni errore.

Perché in questa partita, più che le polemiche, conteranno i risultati. E il vero banco di prova sarà uno solo: capire se dalla revisione del piano nascerà finalmente una sanità capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini, o se tutto si tradurrà nell’ennesima occasione persa.

Salute, Faraoni: «Aspettavamo osservazioni tecniche del Ministero alla rete ospedaliera, risponderemo ribadendo nostre specificità»

La Regione è già al lavoro, nella normale dialettica istituzionale, per rispondere alle osservazioni del Ministero della Salute alla proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera. «Si tratta di osservazioni tecniche ed endoprocedimentali che aspettavamo – sottolinea l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni –. D’altronde, ho già ribadito in tutte le sedi istituzionali in cui abbiamo presentato la proposta che, a seguito della trasmissione del documento, ci sarebbe stato un inevitabile confronto con i ministeri affiancanti, consapevoli che in alcuni casi, per preservare una rete ospedaliera in grado di servire le comunità anche più difficili da raggiungere, non era possibile rispettare i parametri offerti dal DM 70».

«Talvolta – aggiunge Faraoni – si dimentica che le altre Regioni italiane oltre i loro confini trovano altre Regioni con territori altrettanto organizzati che possono offrire i loro servizi ai cittadini che abitano in zone limitrofe: in Sicilia, oltre i nostri confini, abbiamo il mare. Pertanto nel rispetto del dialogo aperto con questa nota, al di là dei toni perentori usuali in quelle sedi, procederemo a ribadire bisogni differenti e situazioni diverse da quelle previste dal DM 70. Per il resto – conclude l’assessore – apporteremo i correttivi, che sono quasi tutti tecnici, la cui richiesta non è affatto una bocciatura, definizione che non possiamo certo rimettere al giudizio di una testata giornalistica».

31 Marzo 2026 | 18:02
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