E’ un miraggio elettorale, non un progetto

Siracusa. Reflui verso l’IAS: la solita favola senza cantiere

di Redazione

Porto Grande, la beffa infinita: annunci sì, condotta no. Due anni di annunci, zero metri di tubo: la bufala del collettamento Ias

Il sindaco Francesco Italia lo ha detto in Consiglio comunale con il tono di chi annuncia una svolta: progetto di fattibilità trasmesso alla Regione, cabina di regia costituita, percorso avviato. È la stessa storia che si racconta a Siracusa almeno dal 2024, e proprio l’articolo che la riporta lo ammette, quasi in un lapsus, nella sua prima riga: “dopo tante parole e tante promesse”. Vale la pena fermarsi su quella premessa, perché dice più di ogni annuncio.

Una vicenda che si trascina da oltre due anni

Il collegamento tra il depuratore di Canalicchio e l’impianto Ias di Priolo non è un’idea nuova. Se ne parla pubblicamente almeno dall’aprile 2024, quando il Comune adottò un primo atto di indirizzo e commissionò uno studio di fattibilità che stimava l’intervento in circa 1,2 milioni di euro. Da allora si sono susseguiti: un tavolo tecnico in Regione nel giugno 2024, un nuovo studio di fattibilità “positivo” annunciato dal vicesindaco Edy Bandiera nel marzo 2026, una cabina di regia istituita da Schifani a luglio 2026, e ora — agosto 2026 — un altro progetto di fattibilità “trasmesso” e un’altra cabina di regia “costituita”. Il numero di annunci cresce, il cantiere resta a zero. Anche le cifre raccontano questa oscillazione poco rassicurante: 1,2 milioni nel 2024, poi tra 1 e 1,8 milioni secondo le dichiarazioni più recenti dello stesso sindaco Italia. Una forbice che, per un’opera “già quantificata” come viene definita, dovrebbe essere più stretta.

Il depuratore di Canalicchio Siracusa

Il nodo che nessun comunicato scioglie: chi paga, e con quali soldi

Il punto debole della narrazione istituzionale non è tecnico, è finanziario e di governance. L’Ias oggi si regge economicamente sui conferimenti dei grandi utenti industriali, che pesano per 12-13 milioni di euro l’anno a fronte di un costo di gestione complessivo di 19-20 milioni. Con il distacco delle raffinerie previsto entro settembre 2026 — imposto anche da prescrizioni della magistratura — quell’entrata sparisce, e i reflui civili di Siracusa, Floridia e Solarino dovrebbero in teoria colmare il vuoto. Ma per farlo serve prima riattivare e rifunzionalizzare la condotta Ciana, opera che risale agli anni ’80 e che, per stessa ammissione delle fonti regionali, richiede interventi di manutenzione consistenti e tempi stimati in “non meno di due anni” — sempre che la Regione decida di finanziarli. Nel frattempo, chi copre il buco di bilancio dell’Ias? La domanda resta aperta. E resta aperta anche quella, più delicata, sulle tariffe: più fonti indipendenti segnalano che il collettamento verso Ias, per quanto tecnicamente fattibile, “potrebbe avere un riflesso non irrilevante sulle tasche dei cittadini” dei tre Comuni coinvolti, chiamati a sostenere i costi di un impianto pensato per volumi industriali, non civili.

Una governance a più teste, senza un soggetto che decida

L’operazione coinvolge il Comune di Siracusa, l’Ati idrico, la Regione Siciliana (proprietaria di larga parte dell’Ias), il nuovo gestore unico Aretusacque (con il socio privato Acea), il liquidatore del Consorzio Asi e, da luglio 2026, anche la cabina di regia regionale. Sei soggetti diversi, sei tavoli di interlocuzione, e — a oggi — nessuna data certa, nessun cronoprogramma pubblico, nessuna copertura finanziaria definitiva. Le stesse fonti vicine al dossier osservano che le diverse opzioni sul tavolo (adeguamento industriale dell’Ias, uso civile allargato ad Augusta, chiusura dell’impianto in favore di un nuovo depuratore ad Augusta) non risultano mai state comparate in uno studio organico affidato a un soggetto terzo, come l’Ati stessa.

Il vero tema politico, non quello raccontato

Il rischio, in una fase di campagna elettorale locale, è che l’annuncio in Consiglio comunale serva più a intestarsi un traguardo simbolico — liberare il Porto Grande dagli scarichi — che a comunicare lo stato reale dei lavori. Non è un caso che la stessa seduta consiliare nasca da un ordine del giorno del Partito Democratico che chiede “una relazione dettagliata” sullo stato dello sversamento: un segnale che la trasparenza sul dossier, finora, non è stata data per scontata nemmeno in Aula.

Fino a quando non ci saranno una copertura finanziaria certa, un cronoprogramma vincolante e un chiarimento su chi pagherà l’eventuale aumento tariffario, il collettamento verso l’Ias resterà quello che è stato per due anni: un obiettivo condivisibile, annunciato con puntualità, e sistematicamente rinviato.

07 Agosto 2026 | 08:26
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