Quattro anni fa doveva essere il simbolo di una Siracusa più verde, attenta agli spazi pubblici e alla qualità della vita. Oggi, invece, quei 36 platani piantati al Parco Robinson appaiono come l’ennesima occasione mancata. Alberi sofferenti, crescita compromessa e segni evidenti di trascuratezza raccontano una storia ben diversa da quella annunciata nel 2020, quando il progetto venne presentato come un esempio virtuoso di riqualificazione urbana.
A riportare l’attenzione sullo stato di abbandono del viale alberato è Carlo Gradenigo, presidente del movimento Lealtà & Condivisione, che punta il dito contro la mancanza di una vera politica di cura del verde pubblico. «Quei platani – ricorda – furono messi a dimora con un obiettivo chiaro: creare un autentico viale alberato all’interno del parco. Un’idea condivisa e sviluppata insieme al dottor Nino Attardo, realizzata utilizzando esclusivamente i fondi previsti dal capitolato, senza alcun costo aggiuntivo per le casse pubbliche, e completata con un impianto di irrigazione».
Sulla carta, sottolinea Gradenigo, c’erano tutte le condizioni ideali: la scelta del luogo, un parco cittadino, quindi uno spazio naturalmente vocato ad accogliere alberature; un progetto tecnicamente corretto; risorse già disponibili. Eppure il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti. «Il problema non è stato il progetto – afferma – ma ciò che è mancato dopo. Senza manutenzione, senza controlli periodici, senza rispetto quotidiano, anche l’idea migliore è destinata a fallire».
Secondo Gradenigo, il caso dei platani del Parco Robinson è emblematico di una criticità più ampia che riguarda la gestione del verde a Siracusa. «Un viale alberato non è qualcosa che si realizza e poi si dimentica. Non basta tagliare un nastro o annunciare un intervento: le piante vanno seguite nel tempo, protette, curate. È un lavoro silenzioso, costante, che non fa notizia, ma che fa la differenza».
La denuncia si trasforma così in un appello all’amministrazione comunale affinché si passi dalle parole ai fatti. «Se davvero vogliamo una città più vivibile – conclude – dobbiamo imparare a prenderci cura di ciò che realizziamo. Altrimenti continueremo a collezionare progetti incompiuti e alberi che, invece di crescere, si ammalano e muoiono. E con loro, lentamente, si spegne anche l’idea di una Siracusa più verde e più rispettosa dei suoi spazi pubblici».
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