Siracusa paralizzata, Italia lascia il deserto

di Giuseppe Bianca

Dalle promesse del 12 giugno 2023 alla paralisi del PNRR, il sindaco consegna la città all’immobilismo, senza cantieri, senza visione e senza coraggio, esponendo Siracusa al rischio di perdere risorse storiche e lasciando i cittadini senza strumenti per tutelarsi dalle proprie malefatte.

Promesse mai mantenute. Era il 12 giugno 2023, all’indomani delle elezioni amministrative che avevano riconfermato Francesco Italia alla guida di Siracusa.

Una vittoria favorita anche dall’astensione massiccia di migliaia di cittadini delusi dalla precedente sindacatura. Quel giorno, rientrando trionfalmente a Palazzo Vermexio, Italia pronunciò parole che suonavano come un impegno solenne: «Correggere ciò che non ha funzionato. Il PNRR è un’occasione per cambiare la città».

Assicurò che il mandato sarebbe ripartito «dalle criticità» e che gli elettori avevano chiesto di «portare a compimento i progetti avviati nei cinque anni precedenti». Ma quali sarebbero questi progetti da completare? È la domanda che molti siracusani continuano a porsi. Non risultano opere strategiche lasciate a metà, né interventi strutturali pronti per essere ultimati. La “continuità amministrativa”, alla prova dei fatti, appare più uno slogan elettorale che una reale fotografia dello stato dei lavori.

Il dramma del PNRR

Da quelle promesse solenni, i fatti sono andati in tutt’altra direzione. Le dichiarazioni di rilancio si sono scontrate con una gestione incapace di tradurre finanziamenti, opportunità e risorse in cantieri e risultati concreti. Nessun dossier lo mostra meglio del PNRR.

Lo scorso 22 settembre 2025, l’onorevole Paolo Scerra lanciò un allarme chiarissimo: «A meno di un anno dalla conclusione del Piano il quadro è drammatico: a Siracusa risultano finanziati 1.632 progetti per circa 3,6 miliardi di euro, ma la spesa è ferma al 41%. In settori cruciali come infrastrutture, transizione ecologica e sanità, i pagamenti si fermano a percentuali minime».

Numeri impietosi: appena il 2,31% per il bypass ferroviario di Augusta, lo 0,1% per il collegamento del porto commerciale alla linea ferroviaria, il 3% per il potenziamento delle reti elettriche. Anche la missione Salute è in forte ritardo, con ospedali e case di comunità per la maggioranza ancora al palo.

Scerra denunciava un rischio concreto: «Perdere finanziamenti strategici entro il giugno 2026». Chiedeva misure immediate e straordinarie per garantire la realizzazione delle opere e tutelare il lavoro di migliaia di cittadini. Siracusa aveva tra le mani una massa imponente di fondi, un’occasione storica di rilancio urbanistico, sanitario e infrastrutturale. Ma non è stata in grado di spenderli.

Sanità paralizzata

La situazione della sanità provinciale è l’emblema del fallimento amministrativo. La Casa di Comunità di Palazzolo è ferma dopo l’inadempienza dell’impresa vincitrice della gara: un nuovo bando è stato aggiudicato solo il 30 agosto 2025. L’adeguamento antisismico dell’ospedale “G. Di Maria” di Avola è ancora in revisione, mentre quasi tutti gli interventi sugli ospedali, tranne quello di Noto, sono stati estromessi dal PNRR e trasferiti ai finanziamenti pluriennali dell’art. 20 della legge 67/1988. Una scelta che rinvia la realizzazione delle opere a tempi incompatibili con le scadenze europee e riduce drasticamente le risorse immediate per la sanità pubblica.

Ancora più critica la situazione per le terapie intensive, sub-intensive e i pronto soccorso dell’Umberto I di Siracusa e del “Di Maria” di Avola. Trasferiti alle ASP dopo la delibera regionale del 26 ottobre 2023, gli interventi si sono completamente fermati: la spesa è pari a zero e l’ASP di Siracusa deve ora anticipare 8,6 milioni di euro per far fronte a decreti ingiuntivi e fatture non saldate.

La città immobilizzata

Il 12 giugno 2023, nel salone “Paolo Borsellino”, Italia fu accolto da un folto gruppo di sostenitori, assessori e consiglieri. Parlò di partecipazione, di affluenza in crescita, di entusiasmo. Presentò la squadra che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto costruire il futuro della città.

Oggi quell’entusiasmo si è dissolto nel fallimento amministrativo. Le criticità non sono state corrette, le opere non sono partite, il PNRR non è stato gestito. Siracusa, invece di correre, è rimasta impantanata. Cantieri fermi, progetti inesistenti, fondi non intercettati.

Housing sociale fallito

L’amministrazione Italia ha fatto fallire per incapacità anche il progetto di housing sociale che doveva nascere in via Grottasanta nell’ambito di Agenda Urbana, frutto della collaborazione con Ance e Iacp, presentato pubblicamente dal sindaco nel giugno 2020 all’Urban Center.

Il progetto, denominato “La Casa della Solidarietà”, prevedeva la realizzazione di 32 appartamenti di varie tipologie, 12 stanze singole e 4 matrimoniali, oltre a locali comuni e servizi destinati ai residenti e all’intero quartiere, con un investimento complessivo di circa 6 milioni di euro (5,4 milioni da Agenda Urbana) destinati a lavori di recupero, riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’immobile. La chiesa dell’ex Madonna delle Grazie doveva essere trasformata in un cineforum di circa 128 mq, a disposizione della comunità.

Il grande complesso avrebbe preso vita nell’ex istituto religioso che ospitava la casa di riposo “Madonna delle Grazie”, di proprietà comunale, e doveva essere ristrutturato completamente, anche in chiave di efficientamento energetico. Non solo l’edificio, ma anche l’area verde circostante sarebbe stata aperta al quartiere, eliminando il muro di cinta e collegandosi alla pista ciclabile.

Quello di via Grottasanta sarebbe stato il secondo progetto di housing sociale dopo quello previsto nei pressi di Cassibile. Con i suoi 5,8 milioni di investimento previsto, avrebbe impegnato da solo oltre un quarto delle risorse ottenute dal Comune nell’ambito di Agenda Urbana, dimostrando quanto potenziale potesse avere il progetto se gestito correttamente. Invece, anche questa opportunità si è persa: cantieri mai avviati, fondi bloccati e la città privata di un intervento sociale e urbanistico che avrebbe potuto migliorare concretamente la vita dei cittadini.

La voce degli esperti

Il presidente dell’Ance, Paolo Augliera, ha tracciato un bilancio chiaro e impietoso:
«Non abbiamo realizzato tantissimi interventi sul PNRR e di conseguenza non abbiamo ottenuto grandi finanziamenti. Quel poco che è arrivato lo abbiamo portato avanti ed è in via di completamento, ma sarebbe stato auspicabile ricevere molte più risorse, che invece sono state dirottate altrove».

Augliera ha aggiunto: «Poco lavoro e poca lungimiranza. La provincia avrebbe davvero bisogno di investimenti: strade, infrastrutture, scuole, asili… qualunque cosa. Ma non abbiamo avuto grandi riscontri. Speriamo nel futuro».

Immobilismo e assenza di responsabilità

A tutto ciò si aggiunge l’assenza di accountability. L’eliminazione dell’abuso d’ufficio ha consentito a Italia di operare in un limbo legale, rasentando l’illegalità senza alcuna possibilità per la città di rivalersi sul patrimonio comunale.

Il fallimento di Italia non è solo amministrativo: è strutturale, sistemico, sociale ed economico. Lascia la città senza infrastrutture, senza opere realizzate, senza risorse e senza prospettive concrete. È la fotografia di un’amministrazione che non ha saputo nemmeno cogliere le opportunità che altri territori hanno trasformato in sviluppo e occupazione.

Il costo per la città

Le conseguenze del mancato sviluppo sono già tangibili. Strade che restano dissestate, scuole e asili non adeguati, ospedali incompleti o fermi, lavori pubblici che non decollano. Ogni giorno Siracusa perde opportunità di crescita, posti di lavoro e fiducia dei cittadini.

Il rischio è che la città paghi per anni il prezzo di un’amministrazione incapace di avere visione, coraggio e capacità di governare.

Un futuro incerto

Il tempo delle promesse è scaduto. Siracusa avrebbe avuto una finestra storica per rilanciarsi, costruire infrastrutture, migliorare i servizi e valorizzare il territorio. Ma quella finestra è stata lasciata aperta sul vuoto. Francesco Italia lascia una città ferma, senza prospettive, e senza che nessuno possa davvero rivalersi sul suo operato.

Il fallimento è totale: immobilismo, incapacità, mancanza di coraggio e di visione. Siracusa paga oggi, e pagherà domani. E chi dovrà amministrare dopo di lui si troverà davanti un territorio sfiduciato, progetti incompiuti e fondi persi.

Infine l’ultimo boccone al veleno per i siracusani, quello di aver constatato la riconferma nella classifica della Qualità della Vita di Siracusa al 102° posto su 107 capoluoghi. Sarà questo il segno indelebile che si porterà per tutta la sua esistenza di vita, questo inutile soggetto.

Un monito chiaro per chiunque creda ancora alle promesse facili: senza competenza e responsabilità, le città non cambiano. Si fermano. E Siracusa è la prova lampante.

 

di Giuseppe Bianca 24 Novembre 2025 | 08:01
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