Priolo. Maxi furto in cantiere, caricano 2,5 tonnellate di ferro e scappano: incastrati 3 pregiudicati melillesi, traditi dalle telecamere

di Redazione

Un'azione criminale organizzata con rapidità: la recinzione forzata, i tubi sradicati e caricati sul camion, quindi la fuga verso Melilli. Un'illusione durata appena poche ore: a mandare all'aria i piani dei tre sono state le telecamere dell'area industriale, che hanno immortalato ogni fase del raid e fornito agli investigatori gli elementi decisivi per ricostruire l'intera incursione

L’appuntamento con il ‘colpo perfetto’ si è trasformato, nel giro di poche ore, in un rovinoso fallimento. Non è bastato un piano studiato nei dettagli, né la forza bruta utilizzata per scavallare le recinzioni e spianarsi la strada nel cuore della zona industriale di Priolo Gargallo.

Tre pregiudicati melillesi – rispettivamente di 53, 50 e 31 anni – pensavano di aver messo a segno la truffa dell’anno a spese di un cantiere edile locale. Il bilancio? Duemilacinquecento chilogrammi di tubi in ferro sradicati, caricati a forza su un camion e piazzati in tutta fretta al primo ricettatore di turno.

Un’illusione di impunità durata una manciata di ore. A rovinare i piani del trio sono stati i Carabinieri della Stazione di Priolo Gargallo, scattati non appena il responsabile del cantiere si è accorto dell’ammanco e si è presentato in caserma per sporgere denuncia.

L’indagine flash si è mossa sui binari della velocità e della tecnologia. A tradire i tre consumati specialisti del crimine, tutti già ben noti alle forze dell’ordine per una lunga scia di precedenti contro il patrimonio e la persona, sono stati gli ‘occhi discreti’ delle telecamere di videosorveglianza dell’area industriale. I fotogrammi, analizzati senza sosta dai militari, hanno immortalato la sequenza esatta del blitz: dall’effrazione della recinzione esterna fino al caricamento del pesante bottino metallico a bordo del camion impiegato per la fuga.

Messe insieme le tessere del puzzle e identificati i tre volti noti, i Carabinieri hanno stretto il cerchio fino a Melilli. Lì, dove i tre pensavano ormai di aver monetizzato il bottino e archiviato la pratica, è scattato il recupero: le due tonnellate e mezza di tubi in ferro, già rivendute sul mercato nero, sono state intercettate e interamente restituite al legittimo proprietario.

Per il terzetto è scattata la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica. Un’operazione lampo che dimostra ancora una volta l’efficacia del capillare controllo del territorio e la prontezza d’intervento dell’Arma a tutela del comparto produttivo locale.

01 Ottobre 2026 | 11:45
© RIPRODUZIONE RISERVATA