Il Comitato Consultivo porta il caso al Commissario

Siracusa. Oncologia, quattro ore di attesa per la chemio: manca la camera bianca. L’Asp risolva urgentemente il problema

di Redazione

Un paziente denuncia i disagi strutturali del reparto dell'Umberto I: i farmaci vengono preparati ad Avola e poi trasportati in città. Sorbello: «Abbiamo già scritto all'Asp, la questione sarà sollevata martedì»

Il Reparto di Oncologia dell'ospedale Umberto I di Siracusa

Quattro ore seduto su una sedia, ad aspettare che arrivi il farmaco da un altro ospedale. Per un paziente oncologico, costretto a fare i conti ogni giorno con una malattia che non lascia tregua, quei minuti che si trascinano uno dopo l’altro non sono solo un inconveniente burocratico: sono un peso fisico e psicologico che si aggiunge a una battaglia già durissima. Eppure è questa la realtà che vivono alcuni pazienti del reparto di oncologia dell’ospedale Umberto I di Siracusa, dove l’assenza di una camera bianca per la preparazione dei farmaci oncologici costringe il personale a rifornirsi dal presidio di Avola, con ritardi sistematici che si ripetono, seduta dopo seduta, senza soluzione di continuità.

A raccontarlo è un paziente siracusano in cura presso il reparto, che ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza per accendere i riflettori su una criticità che, a suo dire, non riguarda un caso isolato ma una condizione strutturale che colpisce più utenti. “Ogni volta che mi reco al reparto di oncologia dell’ospedale di Siracusa per fare l’immunoterapia è sempre la stessa storia”, racconta. “Arrivo la mattina alle 8.30 e torno a casa dopo quattro ore perché l’Asp di Siracusa non ha predisposto la camera bianca per la preparazione dei medicinali. Quindi mi tocca aspettare l’arrivo del farmaco da Avola”. Un’attesa che, moltiplicata per ogni seduta di terapia, diventa un calvario ricorrente.

Il problema, spiega il paziente, non è nuovo né episodico. “Come me, tante altre persone sono costrette ad aspettare ore e ore per fare la terapia. Un malato oncologico non può essere sottoposto a questa forma di stress per le mancanze dell’Asp”. Parole dure, ma misurate: perché chi le pronuncia ha anche il pudore di distinguere tra le responsabilità organizzative dell’azienda sanitaria e la qualità umana e professionale del personale medico che lo segue. “Abbiamo un’équipe medica eccezionale — tiene a precisare —. Primo tra tutti il dottor Ninni Tralongo, che mi segue ormai da anni e che con grande professionalità affronta tutte le problematiche legate alla mia malattia. Quando ero ad Avola tutto questo non succedeva. È un peccato che un centro come il nostro abbia questo tipo di problemi”.

Al centro della questione c’è la cosiddetta “camera bianca”, un ambiente sterile e attrezzato indispensabile per la preparazione in sicurezza di numerosi farmaci oncologici, in particolare quelli impiegati nelle terapie immunologiche. La sua assenza all’interno dell’Umberto I obbliga a un percorso alternativo: i medicinali vengono allestiti nel laboratorio del presidio ospedaliero di Avola e poi trasportati a Siracusa, con i ritardi che ne conseguono. Una soluzione di ripiego che, evidentemente, non regge il confronto con le esigenze di un reparto cittadino chiamato ad assistere centinaia di pazienti.

L’appello del paziente è diretto e senza giri di parole: “Lancio un appello ai dirigenti dell’Asp: potenziate il reparto di oncologia e portate la camera bianca anche a Siracusa. Noi malati oncologici meritiamo maggiore considerazione”. Una richiesta che tocca un nervo scoperto della sanità pubblica siracusana e che rimette al centro del dibattito la necessità di garantire percorsi terapeutici efficienti e dignitosi ai pazienti più fragili — persone che, oltre ad affrontare malattie devastanti, non dovrebbero essere gravate da inefficienze evitabili.

La denuncia non è caduta nel vuoto. Salvo Sorbello, presidente del Comitato Consultivo Aziendale dell’Asp di Siracusa, ha preso posizione con una nota in cui conferma di aver già portato la questione all’attenzione del Commissario Straordinario dell’azienda. “Ho letto la segnalazione relativa ai gravi disagi patiti dai malati oncologici presso l’Umberto I per i ritardi nelle sedute di immunoterapia”, scrive Sorbello, ricordando come il ritorno del reparto a Siracusa fosse stato a lungo auspicato e concordato con la precedente direzione generale proprio nell’ottica di disporre di una sede centrale moderna, adeguata agli standard attuali di assistenza e accoglienza. “Il rientro a Siracusa del reparto non può e non deve però comportare disagi, in particolar modo per pazienti sottoposti a trattamenti oncologici”, sottolinea con fermezza.

Il Comitato Consultivo Aziendale si riunirà martedì prossimo e porterà all’ordine del giorno questa problematica, insieme ad altre criticità relative al presidio Umberto I, con particolare riguardo all’assistenza delle persone con disabilità. “Al Commissario Straordinario abbiamo già scritto una nota chiedendo l’adozione di adeguate soluzioni”, precisa Sorbello, lasciando intendere che la partita è aperta e che il tema non verrà lasciato cadere. Resta ora da vedere se e con quale rapidità l’Asp risponderà alle sollecitazioni. Per i pazienti oncologici di Siracusa, ogni giorno in più senza una camera bianca è un giorno in più di attesa — e di stress — che nessuna buona volontà del personale sanitario può del tutto compensare.

22 Maggio 2026 | 09:36
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