Foto repertorioIl diritto dei cittadini di accedere liberamente al mare non può più attendere. Dopo anni di segnalazioni rimaste inascoltate, l’azione intrapresa per il ripristino della legalità nei confronti di L’Una S.r.l., società che gestisce il “Musciara Resort” di Siracusa, segna un punto di svolta fondamentale.
Vittorio Gambuzza, esponente del comitato provinciale e regionale del Partito Comunista Italiano, ha notificato oggi una formale diffida ad adempiere alla Regione Siciliana, alla Capitaneria di Porto e alla Polizia Municipale.
L’atto, che si muove in sinergia con l’esposto-querela già presentato alla Procura dall’attivista Giorgio Nanì La Terra, punta i riflettori sulla recente Sentenza del TAR Catania (n. 01096/2026), che ha smascherato l’inefficacia delle azioni finora intraprese dalle autorità competenti. Con la definita “La Sentenza della Verità” il TAR Catania è stato categorico: per garantire l’accesso alla battigia, la Pubblica Amministrazione non può limitarsi a sterili ordini di rimozione, ma deve agire in autotutela sul titolo concessorio. In termini chiari, la Regione ha il dovere di intervenire direttamente sulla validità della concessione, tramite annullamento o revoca, qualora il privato ne abusi ostacolando la collettività.
“Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile – dichiara Vittorio Gambuzza – Mentre il concessionario continua a pubblicizzare un accesso ‘riservato ed esclusivo’, la magistratura indica l’autotutela come l’unica via per ripristinare il diritto al mare. Con questa diffida chiediamo che la Regione Siciliana eserciti i propri poteri senza ulteriori ritardi. Non è più una questione di opinioni, ma di adempiere a un preciso obbligo indicato dai giudici”.

Vi è un fronte comune contro l’impunità e l’azione politica di Gambuzza si salda con la denuncia penale depositata da Giorgio Nanì La Terra, il quale ha chiesto alla Procura della Repubblica di Siracusa di indagare per omissione di atti d’ufficio a carico dei responsabili dei controlli. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono anche le dichiarazioni rese dalla società concessionaria in sede di giudizio: la difesa ha sostenuto di non aver “mai ostacolato l’accesso alla battigia” negli ultimi vent’anni, un’affermazione definita dai firmatari come “palesemente falsa e documentabilmente smentita dai fatti” e dalle innumerevoli proteste della cittadinanza.
“Il libero accesso al mare è un diritto costituzionale sancito dagli artt. 2, 9 e 42 – aggiunge Nanì La Terra – e l’attuale gestione dell’area di Porto Piccolo, tra cancelli chiusi e barriere fisiche come sbarramenti di cabine e cemento sulla piattaforma tuffi, appare come un’offesa ai siracusani e alle leggi dello Stato”.
L’attivista: “Autorità inerti, cittadini privati dei loro diritti”
La recente sentenza del TAR di Catania in merito al cancello chiuso ha messo in luce come l’amministrazione avrebbe dovuto intervenire in autotutela sul titolo concessorio, mediante annullamento o revoca, a fronte delle violazioni riscontrate, cosa che non è avvenuta. L’ente si è invece limitato a disporre ordini di rimozione parziali, ritenuti illegittimi dal TAR, che ha altresì condannato l’amministrazione al pagamento delle spese. Ne deriva una situazione paradossale: i cittadini non solo sono stati privati della fruizione della battigia e dei loro diritti, ma si trovano anche a sostenere i costi del contenzioso.
“Per tali ragioni – prosegua Nani La Terra – ho chiesto alla Magistratura di porre fine a questa vicenda, accertando le eventuali responsabilità penali non solo del concessionario, ma anche dei dirigenti degli enti preposti al controllo, nonché della Regione Siciliana, della Capitaneria di Porto e del Corpo di Polizia Municipale”.
È stato inoltre richiesto il sequestro o la rimozione di ogni ostacolo, sia fisico (cancelli, staccionate) che informativo, che impedisca ai cittadini di accedere e godere di un tratto di costa che appartiene alla collettività.
“Il libero accesso al mare è un diritto fondamentale della persona – conclude l’attivista – Non è più tollerabile che un bene pubblico venga trattato come un privilegio privato, sotto gli occhi di autorità rimaste inerti per anni. Questa denuncia rappresenta un atto dovuto nei confronti della città di Siracusa e di tutti i cittadini che chiedono semplicemente il rispetto della legge”.
A tal riguardo le Amministrazioni hanno ora 30 giorni di tempo per avviare il procedimento di autotutela sulla concessione demaniale n. 10/2004. La diffida evidenzia inoltre gravi incongruenze catastali relative alle particelle occupate e l’uso improprio di aree esterne alla concessione stessa (come il moletto/piattaforma ed un rudere demaniale (da visura catasto) lato Via Riviera Dionisio il Grande 60 ).
In assenza di risposte concrete entro i termini stabiliti, il fronte civile e politico è pronto a integrare gli esposti presso la Procura e a mobilitare la piazza per riprendersi un bene che, per legge e per natura, appartiene a tutti.
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