Siracusa. Mafia e politica, Gambuzza assolto dal voto di scambio: era il ‘ministro delle finanze’ del clan ‘Urso-Bottaro’

di Redazione

La Corte d’appello di Catania ribalta la sentenza di primo grado: Emanuele Gambuzza assolto perché "il fatto non sussiste". Cade l’accusa nata dall’inchiesta “Morsa 2” sulle presunte interferenze mafiose, nelle elezioni tra il 2006 e il 2008, con l’intento di garantire un bacino di voti a favore di un politico del territorio aretuseo

Si conclude con un verdetto assolutorio una lunga e complessa vicenda giudiziaria che, per anni, ha intrecciato mafia, politica e consultazioni elettorali nel territorio siracusano.

La seconda sezione penale della Corte d’appello di Catania ha infatti assolto Emanuele Gambuzza dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso, cancellando la condanna a tre anni di reclusione inflitta in primo grado e stabilendo che “il fatto non sussiste”.

La decisione dei giudici etnei segna un punto fermo in un procedimento che affonda le proprie radici in fatti risalenti a quasi vent’anni fa e che aveva preso le mosse dalle indagini antimafia sulle presunte infiltrazioni delle cosche nelle competizioni elettorali locali e regionali. In Appello è prevalsa la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Sebastiano Troia, che ha contestato l’impianto accusatorio basato in larga parte sulle dichiarazioni di una decina di collaboratori di giustizia.

Secondo la tesi accolta dalla Corte, Gambuzza non avrebbe mai messo in atto alcuna condotta concreta finalizzata a garantire un bacino di voti a favore di un politico siracusano candidato alle elezioni regionali. Una ricostruzione che smonta, punto per punto, l’ipotesi di un accordo illecito tra mafia e politica, ritenuta invece provata dal tribunale di primo grado.

L’imputato, indicato dagli inquirenti come ex esponente del clan Urso-Bottaro e descritto in passato come una sorta di ‘ministro delle Finanze’ dell’organizzazione criminale, era stato coinvolto nel 2012 nell’operazione antimafia ‘Morsa 2’. L’inchiesta aveva fatto luce su un presunto sistema di scambi tra esponenti delle cosche e alcuni politici locali, accusati di aver cercato l’appoggio mafioso in cambio di favori e promesse, in vista delle elezioni amministrative e regionali celebrate tra il 2006 e il 2008.

Proprio in quel contesto maturò l’accusa di voto di scambio nei confronti di Gambuzza, che nel processo di primo grado si era tradotta in una condanna a tre anni di carcere, emessa in continuazione con un’altra sentenza pronunciata nell’ambito del procedimento ‘Terra bruciata’. Una decisione che oggi viene completamente ribaltata.

Nel corso del giudizio d’Appello, la difesa ha evidenziato l’assenza di riscontri oggettivi alle accuse, sottolineando come non fosse mai emersa la prova di un’attività effettivamente svolta dall’imputato per sostenere il candidato politico indicato dall’accusa, né l’esistenza di un patto elettorale definito e operativo. Argomentazioni che hanno convinto i giudici, portando all’assoluzione con formula piena.

Personaggio conosciuto in città anche per aver gestito per molti anni un panificio, Gambuzza oggi vive e lavora a Malta. Con la sentenza pronunciata a Catania, la sua posizione viene definitivamente ridimensionata rispetto a uno dei reati più gravi contestati nell’ambito delle inchieste sulle interferenze mafiose nella vita democratica locale.

Il verdetto rappresenta così l’epilogo giudiziario di una vicenda che per oltre un decennio ha alimentato dibattito e attenzione pubblica, riportando al centro il tema, sempre attuale, del difficile equilibrio tra lotta alla criminalità organizzata e rigore nella valutazione delle prove.

06 Febbraio 2026 | 17:34
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